Reflusso gastroesofageoNella malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE; in inglese GERD, Gastro-Esophageal Reflux Desease) l’acido gastrico refluisce dallo stomaco nell’esofago, causando irritazione e infiammazione (esofagite) in quest’ultimo.
Quando il cibo viene ingerito, viaggia dalla gola verso lo stomaco attraverso l’esofago, il condotto muscolo-membranoso lungo circa 25-30 cm che unisce la faringe con la bocca dello stomaco. Nell’esofago il cibo è spinto dalle contrazioni peristaltiche verso lo stomaco, dove le ghiandole che si trovano al suo interno producono il succo gastrico (composto da pepsinogeno, muco, acido cloridrico ed enzimi) che attacca e digerisce gli alimenti.

Per varie cause, che analizzeremo più avanti, il liquido gastrico può trovarsi a eseguire il percorso inverso, muovendosi dallo stomaco verso l’esofago e spingendosi a volte anche fino alla gola. Però, mentre lo stomaco viene protetto dall’azione del suo stesso acido da una mucosa molto resistente, quella che riveste l’interno dell’esofago non è sufficientemente robusta per preservare questo organo, e possono così prodursi infiammazioni, danni al tessuto, erosione, piccole ulcere e, in alcuni casi, lesioni più gravi.


Normalmente, il muscolo ad anello situato nella parte inferiore dell’esofago (sfintere esofageo inferiore, SEI) impedisce al contenuto dello stomaco di refluire verso l’esofago. Questa valvola si rilassa durante la deglutizione per consentire al cibo di accedere allo stomaco, e poi si richiude per impedire il flusso nella direzione opposta. Nel caso di malattia da reflusso gastroesofageo, una diminuzione del tono del SEI ne altera il corretto funzionamento, permettendo ai succhi gastrici di penetrare nell’esofago e di danneggiarlo.
Oltre all’incontinenza del SEI, una delle cause più frequenti della MRGE è il prolungato ristagno di cibo nello stomaco.

A volte possono avvenire dei lievi reflussi fisiologici degli acidi verso l’esofago, ma solo nel caso di una maggiore frequenza e intensità si può generare la patologia in esame. Generalmente, si considera clinicamente significativo il reflusso che si verifica almeno 2 volte a settimana.
Nonostante la malattia possa comportare lo sviluppo di sintomi piuttosto spiacevoli per il soggetto, salvo casi molto gravi, non costituisce una condizione clinica di pericolo per la vita.

Prevalenza del reflusso gastroesofageo

La malattia da reflusso gastroesofageo colpisce circa il 35% della popolazione del nostro Paese. La prevalenza è simile nei due sessi. Si manifesta generalmente intorno ai 30-50 anni (il picco tra i 35 e i 45), ma può colpire anche bambini e neonati. Le situazioni più gravi sono più frequenti tra gli adulti che nei giovani.

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Cause del reflusso gastroesofageo

I fattori che, in modi diversi, favoriscono l’esordio o l’esacerbazione della malattia da reflusso gastroesofageo sono:

  • Stile di vita: abuso di alcool, obesità, cattiva postura, ecc.
  • Farmaci: calcio-antagonisti, antinfiammatori non steroidei (FANS), alcuni ansiolitici, ecc.
  • Dieta: cibi grassi e fritti, cioccolato, aglio, cipolle, bevande con caffeina, cibi acidi come agrumi e pomodori, cibi piccanti, menta, cioccolato, ecc.
  • Abitudini alimentari: mangiare pasti abbondanti, mangiare velocemente o subito prima di coricarsi.
  • Altre condizioni mediche: ernia iatale, gravidanza, diabete, aumento rapido di peso, ecc.

Stile di vita

  • Nella posizione distesa il reflusso può peggiorare, perché da posizione eretta o da seduti, la gravità rende più difficile l’accesso all’esofago del contenuto dello stomaco.
  • E’ più facile che il liquido gastrico fluisca verso l’esofago dopo i pasti, a causa della maggior quantità e acidità del succo prodotto dalle ghiandole dello stomaco.
  • Impiego di cinture e abiti troppo stretti.
  • Sport che richiedono sforzi in inspirazione “bloccata” (come il sollevamento pesi).
  • Fumo: l’effetto sulla MRGE sembra essere minimo, in quanto non si registrano differenze significative tra fumatori e non fumatori, anche se può causare una diminuzione del tono dello sfintere esofageo inferiore (SEI) e una riduzione dell’effetto acido-neutralizzante della saliva.
  • Obesità: può provocare un reflusso anomalo, generando un aumento della pressione endoaddominale.

Un calo di peso non sempre dà luogo a una riduzione della sintomatologia.

  • La corsa, e altre attività fisiche, generando un aumento degli episodi di diminuzione del tono del SEI, possono favorire il reflusso.

Farmaci

Diversi farmaci possono indurre o accrescere la sintomatologia da reflusso gastroesofageo

  • Farmaci che provocano un’azione lesiva diretta sulla mucosa dell’esofago: antinfiammatori non steroidei (FANS), tetracicline, ecc.
  • Farmaci che favoriscono il rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore: beta-antagonisti, calcio-antagonisti, teofillina, antidepressivi triciclici, diazepam, nitroderivati, ecc.
  • Farmaci contro l’ansia e l’insonnia: benzodiazepine, ecc.
  • Bronco dilatatori a lunga durata (LABA) usati per asma e bronchite cronica.
  • Terapia ormonale sostitutiva estroprogestinica in menopausa.

Dieta alimentare squilibrata e scorretta

  • I cibi e le bevande acidule e il vino bianco sembrano provocare un peggioramento della pirosi in un terzo dei soggetti attraverso un’azione diretta sulla mucosa dell’esofago.
  • Le bevande gassose possono esacerbare il reflusso provocando il rilasciamento del SEI.
  • Il caffè può diminuire il tono del SEI o aumentare la secrezione acida gastrica.

Abitudini alimentari

  • I pasti abbondanti rallentano lo svuotamento dello stomaco provocando un reflusso soprattutto di notte, se ci si corica troppo presto dopo aver consumato la cena (prima di tre ore).

Condizioni mediche

Il reflusso gastroesofageo può essere favorito da diverse condizioni patologiche:

  • Ernia iatale: normalmente il diaframma agisce come un ulteriore ostacolo, aiutando lo sfintere esofageo inferiore a impedire il ritorno nell’esofago del materiale dello stomaco. Nell’ernia iatale la piccola apertura (iato) posta nella parte sinistra del diaframma che consente il passaggio dell’esofago si allarga e una parte dello stomaco si sposta dalla sua normale sede, l’addome, nella cavità toracica. L’ernia iatale indebolisce il SEI rendendo più facile la risalita di acidi nell’esofago.
    L’ernia iatale può essere causata da una tosse persistente, vomito, improvviso sforzo fisico, ecc.
    Questo disturbo è molto comune nelle persone di età superiore ai 50 anni di età. Di solito non richiede alcun trattamento e solo in rari casi potrebbe essere necessario un intervento chirurgico. Su Amazon potete acquistare il libro: La malattia da reflusso gastroesofageo e l’ernia iatale.
  • Diabete: può determinare un’esacerbazione del reflusso a causa di un rallentato svuotamento gastrico.
  • Gravidanza: il feto, crescendo, aumenta la pressione addominale e va a comprimere direttamente lo stomaco, originando un aumento della pressione gastrica che può provocare un reflusso anomalo.
  • Predisposizione familiare e genetica.
  • Possibili associazioni tra infezione da Helicobacter Pylori e MRGE: le conclusioni dei numerosi studi sinora pubblicati sull’argomento risultano quanto mai discordanti tra loro.
  • Non corretto funzionamento della peristalsi (movimento di contrazione della muscolatura) dell’esofago: rallenta la rimozione degli acidi refluiti.
  • Altre cause possibili: distrofia muscolare, sclerodermia (malattia cronica di tipo autoimmune), amiloidosi (malattia caratterizzata dalla deposizione in sede extracellulare di materiale proteico insolubile), ecc.

La durata del contatto e la composizione del materiale proveniente dallo stomaco sono i 2 fattori che incidono maggiormente sulla gravità del danno alla mucosa dell’esofago. Se la peristalsi esofagea non avviene correttamente (riduzione del numero delle contrazioni), la durata dell’esposizione della mucosa alle sostanze acide sarà maggiore, con conseguenze più gravi.


Oltre alla motilità esofagea giocano un ruolo importante nell’attenuare l’azione lesiva del materiale acido sia i bicarbonati contenuti nella saliva sia la secrezione delle ghiandole sottomucose esofagee.

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