Mononucleosi in gravidanzaContrarre la mononucleosi in gravidanza non comporta alcun pericolo né rischio di malformazioni fetali o aborto spontaneo. L’unica lieve complicazione è dovuta al sistema immunitario debilitato, che, quindi, sarà più esposto ad altre possibili infezioni.

La malattia tende a risolversi spontaneamente nell’arco di alcune settimane. La sola accortezza è di seguire alcuni semplici accorgimenti. Prima di tutto, è fondamentale stare a riposo, per evitare di sottoporre un organismo già affaticato dalla gravidanza e dall’infezione a ulteriori sforzi. E’ importante poi nutrirsi e nutrirsi bene, per il benessere della mamma e del feto. Frutta e frullati di proteine possono essere una buona scelta per migliorare l’apporto nutrizionale.
E’ opportuno, inoltre, rimanere a casa fino a guarigione completa, per non esporre il bambino al rischio di nuove infezioni.




Per gli eventuali altri sintomi, come la febbre, il mal di gola, l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche, sarà importante valutare con il medico le terapie più idonee e che tengano conto delle esigenze e della vulnerabilità del feto.

Se da un lato la mononucleosi in gravidanza non desta preoccupazioni e non ha bisogno di terapie particolari, il virus che ne causa l’infezione, il virus Epstein-Barr (un virus della famiglia degli Herpes Virus, di cui fanno parte anche l’Herpes Zoster, responsabile della varicella e del fuoco di sant’Antonio e l’Herpes Simplex di tipo 1 e 2, che causano l’herpes labiale e genitale), può farci dormire sogni meno tranquilli quando è associato al Citomegalovirus, un virus che può causare gravi conseguenze alla salute del feto.
Se, infatti, nell’organismo della futura mamma si fosse insediato il più pericoloso CMV, nel bambino potrebbero manifestarsi, anche a distanza di anni, gravi deficit quali disturbi alla vista, deficit mentali, sordità progressiva, problemi di tipo neuromuscolare, ecc.
Per questo motivo, il consiglio alle donne che aspettano un bambino è quello di sottoporsi sempre al test per il CMV, oltre a quello per la Mononucleosi e a quello per la Toxoplasmosi. I tre virus citati sono alcuni tra quelli di cui è opportuno verificare la presenza, soprattutto nelle prime settimane di gravidanza. In fase di amniocentesi, non obbligatoria ma opportuna dopo i 35 anni quando il rischio della Sindrome di Down è maggiore, è sempre prevista la ricerca del Citomegalovirus nel sangue.


Tra le donne che hanno contratto il CMV in gravidanza, il 30% circa di neonati contrarrà il virus.
Se le donne sono state infettate da CMV 6 mesi o più prima di rimanere incinte, il tasso d’infezione congenita nei loro bambini sarà di circa l’1% e i deficit tra questi saranno meno probabili che nei bambini con infezione congenita da CMV nati da donne che hanno contratto l’infezione primaria da CMV durante la gravidanza.

Poiché il CMV si trasmette attraverso il contatto con fluidi corporei quali ad esempio urina e saliva, le donne incinte che hanno uno stretto contatto con i bambini, come le assistenti all’infanzia e alla famiglia, sembrano essere a maggior rischio d’infezione da CMV.

Test Mononucleosi

Puoi acquistare su Amazon il Test rapido immunologico (GIMA, in gocce) per la determinazione qualitativa degli anticorpi eterofili anti mononucleosi infettiva nel sangue intero, siero o plasma.


ARTICOLI CORRELATI

> Mononucleosi: cos’è e come si trasmette
> Mononucleosi: diagnosi
> Sintomi della mononucleosi
> Come si cura la mononucleosi
> Mononucleosi nei bambini
> Patologie: indice generale