Reflusso gastroesofageo diagnosiLa diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo è basata soprattutto sull’esame clinico: il rilievo di sintomi tipici come la pirosi retrosternale e il rigurgito rappresenta un segnale indicativo.
Obiettivo delle indagini diagnostiche è dunque, soprattutto, quello di identificare il riflusso in quei soggetti che mostrano sintomi atipici o in presenza di sintomatologia di lunga durata che non risponde al trattamento. Gli strumenti aiutano inoltre a verificare la presenza di eventuali lesioni alla mucosa esofagea in quei casi in cui i sintomi sembrano indicarne la possibile esistenza (disfagia, anemia, odinofagia, calo ponderale).

Reflusso gastroesofageo: diagnosi con endoscopia

L’endoscopia (o gastroscopia) ci permette di verificare lo stato della mucosa esofagea (lesioni erosive, ulcerazioni, stenosi, esofago di Barrett) e di rilevare un eventuale ristagno di alimenti nello stomaco, che, in assenza di lesioni alla mucosa, indicherebbe la presenza di anomalie gastriche motorie.
La gastroscopia è una diagnosi che tutti devono effettuare prima di un eventuale intervento di correzione chirurgica.


La gastroscopia effettuata con tecnica classica (inserimento di una sonda attraverso la bocca) può provocare alcuni fastidi quali conati di vomito o senso di soffocamento. Utilizzando invece la gastroscopia transnasale (con un’avanzata sonda ultrasottile), quasi tutti i disagi vengono evitati.

Reflusso gastroesofageo: diagnosi con manometria

Verifica le condizioni della peristalsi esofagea e analizza la capacità di rilasciamento riflesso del cardias (sfintere esofageo inferiore). E’ uno strumento efficace per valutare le capacità motorie dell’esofago e per escludere delle patologie quali la sclerodermia e l’acalasia, i cui sintomi a volte possono far pensare a un reflusso, ma alla cui presenza, invece, è sconsigliato seguire un percorso chirurgico per trattare la MRGE.
E’ un esame della durata di circa 30-40 minuti che si svolge di solito in sede ambulatoriale, con una leggera anestesia locale (perché è necessaria la collaborazione del paziente). Attraverso le narici, è inserito un sottilissimo catetere che viene sospinto verso l’esofago. Il passaggio fino all’esofago (facilitato da suzione di piccoli sorsi d’acqua per mezzo di una cannuccia) può creare leggeri fastidi (conati a vuoto), che cessano nel momento in cui il catetere raggiunge ed entra in esofago.
Quando l’esame manometrico classico non fornisce sufficienti informazioni, si può utilizzare la Manometria 24H: s’inserisce una sonda con dei sensori che per 24 ore rilevano i dati necessari, mentre il paziente svolge le normali attività quotidiane.

Reflusso gastroesofageo: diagnosi con PH-impedenzometria esofagea/24 ore

E’ un nuovo strumento che sta sostituendo progressivamente la pH-metria esofagea /24 ore. E’ fondamentale soprattutto in presenza di sintomi atipici quali quelli polmonari e otorinolaringoiatrici. Permette di valutare se il reflusso giunge fino alla gola, in che entità e se in forma liquida, gassosa o biliare.


Attraverso questa diagnosi si riesce a definire con precisione l’entità del reflusso e a collegare temporalmente i sintomi con il reflusso stesso. Il test si esegue posizionando, attraverso il naso, un sottile catetere 5 cm. sopra la giunzione esofago-gastrica. Il paziente mentre continua a svolgere le normali attività, “marca” (premendo un pulsante) il momento della comparsa dei sintomi.

Reflusso gastroesofageo: diagnosi con IPP test

Test farmacologico che dopo un breve periodo di trattamento intensivo con inibitori di pompa protonica valuta il miglioramento della pirosi e di altri sintomi.

Radiografia con bario

Permette di evidenziare ulcere di grosse dimensioni, stenosi o altri difetti strutturali. Viene prescritta soprattutto in caso di possibile intervento chirurgico.

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