Reflusso gastroesofageo: sintomiLa malattia da reflusso gastroesofageo è caratterizzata da un’ampia varietà di sintomi clinici, che si manifestano con un’intensità variabile, spesso non collegata all’entità del reflusso. I sintomi di MRGE variano da persona a persona. La maggior parte delle persone presenta sintomi lievi, con nessuna evidenza di danni ai tessuti e poco rischio di complicanze.

Reflusso gastroesofageo: sintomi esofagei tipici

Particolarmente frequente nella MRGE è la pirosi retrosternale (una sensazione di bruciore dietro lo sterno, al centro del petto), che talvolta si estende anche al collo, alla gola e alla faccia oppure, alla zona tra le scapole, sul dorso. Il dolore può durare fino alle 2 ore e di solito si percepisce con più intensità dopo i pasti. Circa l’85% dei soggetti manifesta questo sintomo, presente, in circa le metà dei pazienti, sia di giorno sia di notte.


La gravità della pirosi non è correlata alla presenza o meno di esofagite (infiammazione acuta della mucosa esofagea). Una pirosi lieve può nascondere un’esofagite severa, mentre sintomi di reflusso più gravi si possono manifestare in soggetti con esofagite più lieve.
A volte la pirosi è accompagnata da rigurgito, quando il contenuto gastrico raggiunge il cavo orale.

Reflusso gastroesofageo: altri sintomi

  • Tosse secca persistente: causata da un riflesso stimolato dal reflussato acido nell’esofago o dall’irritazione della mucosa laringea a contatto con gli acidi. Si presenta più spesso quando il soggetto è in posizione eretta che in quella seduta o distesa.
  • Faringite (con o senza mal di gola).
  • Laringite cronica e altre patologie delle corde vocali o delle aritenoidi (ulcere, noduli, granulomi, polipi, ecc.).

La laringite posteriore (“laringite da reflusso”) si manifesta attraverso sintomi quali disfonia, secchezza, stimoli frequenti di deglutizione, disfagia (difficoltà a deglutire), tosse persistente, ipersecrezione mucosa, ecc. Probabilmente, insorge a causa del contatto diretto del materiale proveniente dallo stomaco (in particolare pepsina e acido cloridrico) con la mucosa della laringe.

  • Respiro sibilante e dispnea (provocati dal restringimento delle vie aeree), infiammazione dei seni (sinusite).
  • Raucedine (soprattutto al mattino); sensazione di doversi “schiarire” continuamente la voce; alitosi, erosione dello smalto dei denti; scialorrea (eccessiva produzione di saliva).
  • Difficoltà durante la deglutizione (disfagia); dolore legato alla deglutizione (odinofagia), sensazione di nodo in gola. L’odinofagia è un sintomo raro, di solito strettamente correlato alla presenza di ulcere o erosioni dell’esofago.
  • Emoftoe: emissione, con la tosse, di sangue misto a catarro, tipico di stati tubercolari.
  • Dolore toracico simil-anginoso (che può estendersi al mento, alla mandibola, alle scapole, ecc.) e può far pensare erroneamente a un attacco di cuore. L’estendersi del dolore al braccio sinistro può far orientare la diagnosi per un’origine cardiaca. In caso di durata del dolore oltre le 2 ore, in relazione con il pasto, aggravato dalla posizione distesa del soggetto, in presenza di episodi anche passati e saltuari di pirosi, rigurgito, dolore durante la deglutizione, la diagnosi si può orientare verso un’origine esofagea.

Il reflusso gastroesofageo è la principale causa di dolore toracico di natura non cardiaca.

  • Polmonite ab ingestis: una broncopolmonite che si sviluppa a causa dell’ingresso di materiale acido nei bronchi

Da alcuni studi risulta che in caso di presenza di sintomi extra-digestivi, la pirosi e il rigurgito sono assenti nel 40-75% dei casi, per cui la diagnosi può risultare impegnativa per il medico.

Reflusso gastroesofageo: complicanze

Esofagite

L’esofagite (infiammazione dell’esofago) può avere come conseguenza un’emorragia che è generalmente lieve ma che alcune volte a causa di una prolungata esposizione della mucosa esofagea al materiale refluito, può rivelarsi molto grave.


In caso di emorragia, il sangue, se non è vomitato si incanala lungo il tubo digerente producendo l’emissione di feci nere (picee) o con sangue color vivo, se il sanguinamento è abbastanza intenso.

Il livello di gravità dell’esofagite può essere individuato sulla base di diverse classificazioni, la più importante tra le quali è la Classificazione di Los Angeles, sviluppata nel 1994 e successivamente perfezionata. Il sistema prevede 4 livelli di gravità, in base all’ampiezza delle lesioni esofagee.

Grado A. presenza di una o più lesioni (perdite di mucosa) minori di 5 mm.

Grado B. Una o più lesioni di lunghezza superiore ai 5 mm., situate nelle pliche mucose, ma senza continuità tra le estremità di 2 pieghe mucose.

Grado C. Almeno una lesione mucosa con continuità tra le estremità di 2 o più pliche ma che coinvolgono meno del 75% della circonferenza esofagea.

Grado D. Lesioni che interessano almeno il 75% della circonferenza esofagea.

Nel caso di assenza di lesioni, la malattia viene definita NERD (Non Erosive Reflux Disease, Malattia non Erosiva del Reflusso), che è la forma più frequentemente riscontrata di MRGE (non è considerata patologia a sé).

Stenosi

La stenosi (restringimento dell’esofago) è conseguenza di una esofagite. Quando le pareti dell’esofago vengono sostituite da tessuto fibroso diventando meno elastiche, si forma la stenosi (restringimento dell’esofago). E’ una patologia che si riscontra oggi più difficilmente, grazie alle terapie efficaci che seguono il ricorso alle prime cure per MRGE.
Sintomo principale è la disfagia (difficoltà di deglutizione persistente e resistente a terapie). Altri sintomi: rigurgito, difficoltà respiratorie, singhiozzo, anemia, dolore, ecc.

Ulcere esofagee

Un reflusso ripetuto può causare lesioni aperte sulla mucosa dell’esofago. Si può avvertire dolore dietro o sotto lo sterno.

Esofago di Barrett

In un piccolo sottogruppo di pazienti con la malattia da reflusso gastroesofageo, è stata identificata una complicazione potenzialmente pre-cancerosa causata da reflusso ripetuto: l’esofago di Barrett. Si tratta di una condizione in cui le cellule che rivestono normalmente l’esofago si trasformano in un tessuto con caratteristiche più simili a quello dell’intestino. E’ un meccanismo di difesa dell’esofago che si “protegge” con un rivestimento più resistente all’acido (per cui, la pirosi e altri sintomi potrebbero anche essere assenti). L’esofago di Barrett è un fattore di rischio associato a un tipo di cancro dell’esofago: l’adenocarcinoma dell’esofago distale. Per cui, anche se ha una bassa incidenza (2-5% dei casi) è una condizione patologica da tenere sotto stretto controllo (è consigliabile una gastroscopia nel caso di presenza di sintomi da reflusso gastroesofageo da lunga data).

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