Frattura della tibia. E’ una lesione che si presenta abbastanza spesso, a causa di una caduta, dopo un forte impatto o provocata da una rotazione inappropriata della caviglia. A volte si associano a questa lesione la frattura del piede o quella del perone o la distorsione o frattura della caviglia. E’ più comune la rottura della tibia distale (la parte dell’osso più distante dal piede), rispetto a quella prossimale.
Frattura della tibia: sintomi
La frattura della tibia dà luogo a varie manifestazioni più o meno evidenti.
Il dolore è sempre presente ed è generalmente molto intenso; il soggetto può avvertirlo sia nella parte anteriore che in quella interna della gamba; generalmente è presente anche un intenso dolore a livello della caviglia. Meno frequentemente viene riferito anche dolore al polpaccio.
Comuni sono la formazione di ematoma e la presenza di gonfiore. In alcuni casi, il soggetto non è in grado di appoggiare il piede; in altri, invece, può farlo, ma è presente zoppia.
Un’altra manifestazione talvolta riferita è la sensazione di formicolio e/o intorpidimento all’arto interessato dalla lesione.
Nel caso di frattura scomposta si apprezza una deformità più o meno severa della gamba.
Frattura della tibia: trattamento
Per una frattura della tibia si ricorre obbligatoriamente alla chirurgia. Le modalità di intervento vengono scelte in base alla gravità della frattura, della sua tipologia e dell’età del paziente.
Spesso si ricorre all’inserimento di placche, di chiodi endomidollari o di fissazioni esterne. Nel caso sia presente una contusione particolarmente severa l’inserimento di una placca è controindicato in quanto si potrebbe verificare un ulteriore danneggiamento dei tessuti molli.
Controindicato è anche il ricorso ai chiodi endomidollari nel caso di ferita infetta; è infatti troppo elevato il rischio di setticemia.
Nel caso di fratture esposte e di danneggiamento di un vaso arterioso è oltremodo importante intervenire il più precocemente possibile.
Di norma viene effettuata un’ingessatura che potrà essere rimossa dopo che saranno trascorsi 30-40 giorni circa. Dopo la rimozione, l’ortopedico potrebbe consigliare il ricorso a un tutore.
La guarigione completa avverrà comunque soltanto dopo qualche mese perché la tibia è un osso che non è completamente vascolarizzato. Nei soggetti di giovane età il processo di guarigione è più rapido che nelle persone anziane o in quelle adulte affette da osteoporosi.
La riabilitazione post-operatoria è un momento necessario per riacquisire forza e tono muscolare nonché funzionalità ed equilibrio.
La rimozione dei chiodi endomidollari o delle placche viene generalmente effettuata dopo che è trascorso circa un anno dall’intervento chirurgico.
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