Frattura del peroneFrattura del perone. Il perone, detto anche fibula, è un lungo osso dell’arto inferiore. Sebbene la sua lunghezza sia pari a quella della tibia, il suo spessore è decisamente inferiore: circa 4 o 5 volte più sottile della robusta tibia (e per questo, la sua rottura è considerata meno grave di quella della tibia). Il perone è formato da un corpo (detto diafisi) e da due estremità (dette epifisi)

Risulta evidente che un osso così allungato e sottile può facilmente infortunarsi a causa di una frattura, sia essa dovuta a traumi diretti come calci o incidenti d’auto, sia essa dovuta a delle cadute rovinose. Per quanto riguarda gli anziani (i più soggetti ad ogni tipo di frattura) è soprattutto la zona centrale del perone, la diafisi, a subire infortuni.

Frattura del perone semplice e complessa

Analizzando la frattura al perone si dovrà innanzitutto dividere questo infortunio fra semplice (ovvero senza lesioni alla caviglia) e complesso (con lesioni alla caviglia).


Fratture senza lesioni alla caviglia
Le fratture semplici necessitano di una banale immobilizzazione dell’arto infortunato. Sarà sufficiente un tutore e delle stampelle, utilizzate per non più di qualche settimana finché il gonfiore ed il dolore non scompaiono del tutto. Ovviamente sarà indispensabile l’assistenza di un fisioterapista, che accompagnerà il paziente nel fondamentale (anche se in questo caso breve) percorso di riabilitazione.

Frattura con lesioni alla caviglia
Si tratta di una frattura del perone che coinvolge anche la tibia e la caviglia stessa. In questo caso si dovrà innanzitutto stabilizzare l’articolazione della caviglia, che è senza dubbio la più delicata e importante per il cammino. Questo tipo di fratture, dette bimalleolari, vengono risolte quasi sempre con un’operazione di chirurgia, indispensabile per evitare in futuro delle forme di artrite a questa articolazione così sensibile.

Frattura del perone unita alla diafisi tibiale

Quando la frattura del perone compare in seguito ad un incidente d’auto o sportivo, essa può unirsi a una frattura composta della tibia. Tale frattura può essere di tipo trasversale, obliquo o longitudinale. Anche in questo caso sarà indispensabile l’intervento di un chirurgo per allineare in sede in modo corretto tutti i frammenti ossei. Va da sé che in questo caso l’intervento chirurgico dovrà essere coadiuvato da un’ingessatura, supporto indispensabile per una guarigione completa ed efficace.

Fratture da stress

Per “stress” si intende una serie di micro traumi che, a lungo andare, provocano delle fratture di infima entità nell’osso. Il fatto che i traumi siano appunto “micro” non deve ingannare: questo tipo di frattura, tipico degli appassionati di montagna o dei maratoneti, può causare alla lunga la frattura del perone.

Inutile aggiungere come in questo caso sia il riposo parte della terapia di recupero: se la parte lesa non sarà lasciata “tranquilla” per almeno un mese sarà difficile che la guarigione sia rapida e completa.

Frattura del perone: sintomi

Un metodo per comprendere rapidamente se si soffre di una frattura (o microfrattura) al perone è ovviamente il dolore, che comparirà in modo intenso nella parte esterna della caviglia o nella parte bassa della gamba. Una volta rotto il perone il paziente non potrà assolutamente utilizzare la gamba per camminare e sarà costretto ad un evidente zoppia.


Va però ricordato che, essendo la gamba sostenuta soprattutto dalla tibia, un perone infortunato non sarà necessariamente dolorante a lungo o in modo intenso, in alcuni casi però potrebbe comparire un visibile rigonfiamento e degli ematomi che, associati al dolore iniziale, rappresenteranno una chiara spia che qualcosa nella vostra gamba non va. Nel caso di frattura esposta si può avere sanguinamento dalla ferita.

Frattura del perone: diagnosi

Il medico controllerà la presenza di gonfiori (edemi), difficoltà e limitazione nel movimento della caviglia e del ginocchio. Una prognosi approfondita potrà essere completa solo dopo un esame accurato dei nervi, dei vasi sanguigni e dei muscoli della parte lesa in modo da comprendere la gravità della situazione.

Fra i vari tipi di esami, la radiografia è sicuramente il più adatto per avere un’idea rapida e chiara della situazione dell’infortunato. Normalmente viene effettuata sia una radiografia al ginocchio sia una alla caviglia, in modo da comprendere esattamente come la rottura del perone possa avere influenzato queste due aree così delicate del corpo: il ginocchio e la caviglia, appunto.

In alcuni casi potrebbe essere richiesta anche una risonanza magnetica o una TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) ma ciò avviene normalmente solo quando la frattura è particolarmente grave e raggiunge persino l’articolazione del ginocchio.

Un tipo di frattura che però potrebbe “eludere” la radiografia è la frattura da stress. In questo caso le tracce della frattura possono non comparire per molti giorni e l’unico modo per individuarle con esattezza nella prima fase dell’infortunio è tramite un particolare esame chiamato scintigrafia ossea, basato sulla medicina nucleare.

Se la lesione dovrà essere trattata chirurgicamente, saranno necessari anche altri esami diagnostici di preparazione all’intervento (emocromo, test di coagulazione, ECG ecc.).

Frattura del perone: trattamento

Il trattamento varierà secondo la tipologia e la gravità della frattura.

In presenza di una frattura composta, si eseguirà una riduzione conservativa applicando un gambaletto gessato fino a guarigione. Subito dopo l’applicazione del gesso, l’arto dovrà rimanere sollevato per almeno 24 ore, in modo da ridurre il gonfiore.

Se la frattura è scomposta, si ricorre alla chirurgia, per allineare le parti ossee. Il chirurgo provvederà a rimuovere eventuali frammenti ossei e a saldare la frattura utilizzando placche o viti in acciaio o titanio.
Dopo l’operazione la gamba verrà ingessata.

Se è coinvolta anche la tibia (e, eventualmente, anche il legamento deltoideo), sarà necessario un intervento chirurgico teso a stabilizzare l’articolazione della caviglia. Questo servirà a evitare un allineamento scorretto dei frammenti ossei della caviglia, evenienza che incrementa di molto il rischio dello sviluppo di artrite.

La guarigione completa avviene nel giro di un paio di mesi.

Dopo la fase riduttivo-conservativa, che dura circa tre settimane, è possibile iniziare a camminare con l’aiuto di stampelle.

Seguirà la fase di riabilitazione che consisterà in esercizi di mobilità articolare (per contrastare la rigidità della caviglia), esercizi di rinforzo muscolare (dei muscoli peroneali anteriori e posteriori) ed esercizi propriocettivi (per il recupero dell’equilibrio neuro-motorio di caviglia, legamenti e tendini).

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