Fissatore esterno tibia e peroneFissatore esterno tibia e perone: nel caso di frattura stabile composta (con mantenimento della posizione corretta dei frammenti fratturati) sarà possibile un trattamento conservativo dopo eventuale trazionamento con posizionamento di gesso o tutore per immobilizzazione della frattura al fine di favorirne la guarigione.

Nelle fratture scomposte, invece, si può usare un fissatore esterno che permette un carico parziale precoce o un sistema di fissaggio interno con chiodo endomidollare nella tibia associato a viti o placche a seconda del caso specifico. I frammenti ossei vengono ricollocati nella loro posizione di origine (ridotti) e nel loro normale allineamento. Saranno poi tenuti insieme con viti speciali e piastre metalliche (placche in titanio) attaccati alla superficie esterna dell’osso.


Dopo il trattamento chirurgico è necessario un periodo riabilitativo, della durata, genericamente, di 4 mesi.

Fissatore esterno tibia e perone

Il fissatore esterno è un dispositivo ortopedico, usato nel trattamento delle fratture o nella correzione dei difetti ossei, montato all’esterno del corpo che viene fissato all’osso mediante pins (perni) o wires (fili metallici) che trapassano la cute. Il sistema è concepito per provvedere alla stabilizzazione e mantenimento in posizione dei frammenti ossei fino alla guarigione della frattura.

Generalmente il fissatore esterno consente i movimenti articolari già prima cha la frattura sia guarita e nella normalità dei casi i pazienti rimangono ricoverati in ospedale solo per poco tempo dopo l’intervento. Per quel che riguarda la mobilità consentita e il carico del peso corporeo, questo dipende dal tipo di frattura e dal segmento osseo coinvolto.

La fissazione esterna inizialmente era considerata come l’estrema risorsa da usare ed è divenuta adesso la primaria tecnica di trattamento per tutta una miriade di patologie ortopediche, sia per il trattamento delle patologie dell’osso sia per quelle dei tessuti molli.

Fissatore esterno tibia e perone: periodo di scarico

Sia a seguito di intervento sia nel caso di trattamento conservativo, dovrà essere rispettato un periodo di scarico dell’arto infortunato (non va quindi appoggiato il peso del corpo) oltre che di immobilizzazione. La durata di questo periodo è variabile da caso a caso e viene valutata dall’ortopedico in base al tipo di frattura ed a seguito di un controllo radiografico in genere 30-40 giorni dopo la frattura. La tibia richiede nell’adulto un tempo abbastanza lungo di consolidazione che può completarsi dopo 4-5 mesi.

Tra le complicanze oltre a possibili lesioni di vasi e nervi ed al rischio infettivo dopo l’intervento chirurgico è da considerare il ritardo di consolidamento della frattura, che a volte determina un allungamento dei tempi di recupero, fino a comportare un vero e proprio mancato consolidamento denominato tecnicamente.

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