Frattura del polso. Cosi come le fratture del collo del femore, anche le fratture del polso sono estremamente frequenti, soprattutto nella popolazione anziana e nel sesso femminile e sono legate all’osteoporosi che indebolisce maggiormente tale distretto scheletrico.
Il polso è un distretto anatomico piuttosto complesso che mette in comunicazione l’avambraccio con la mano; è formato da otto ossa carpali, dal radio e dall’ulna; le ossa del carpo sono suddivise in due filiere, una prossimale, costituita da scafoide, semilunare, piramidale e pisiforme, e una distale costituita da trapezio, trapezoide, capitato e uncinato.
Generalmente la frattura del polso si verifica in seguito a una caduta a braccio esteso sulla mano; le ossa che più frequentemente sono interessate dalla frattura sono l’ulna e il radio; in particolare la lesione si verifica molto frequentemente a livello dell’epifisi distale del radio; in questo caso si parla di frattura di Colles.
Le fratture del polso possono essere extra-articolari o intra-articolari; nel primo caso la rima della frattura non si spinge fin dentro l’articolazione, mentre nel secondo caso viene interessata la parte articolare.
Le fratture extra-articolari hanno prognosi migliore e sono decisamente più semplici da trattare; quelle intra-articolari, invece, sono decisamente più serie perché si verifica un danno irreversibile della cartilagine articolare e della superficie di contatto; ne consegue, sfortunatamente, una riduzione spesso importante e permanente dell’escursione del polso.
L’osso interessato dalla lesione può rompersi in più frammenti; in questo caso si parla di frattura pluriframmentaria.
In casi particolarmente sfortunati si verifica l’esposizione della frattura; si parla di frattura esposta quando l’osso lacera la cute e viene a contatto con l’esterno; le fratture esposte sono particolarmente critiche perché è molto elevato il rischio di infezione.
Frattura del polso: sintomi e diagnosi
I sintomi sono: dolore importante al polso, gonfiore, deformità, notevole limitazione dei movimenti. Le radiografie sono l’esame strumentale più corretto per fare diagnosi di una frattura di polso.
Nel caso in cui la radiografia evidenzi la frattura del polso è necessario valutare con molta attenzione la posizione e la stabilità dei frammenti ossei; questo per poter decidere le modalità di trattamento più opportune; a seconda dei casi, lo specialista potrebbe richiedere l’esecuzione di una TAC o di una risonanza magnetica.
Nel caso la frattura interessi bambini o ragazzi nella fase di crescita viene spesso effettuata una radiografia dell’arto non interessato dal trauma; questa pratica non deve stupire; nei giovani in crescita, infatti, è opportuno valutare le cartilagini di accrescimento e questo può essere fatto soltanto prendendo a riferimento l’arto sano.
Frattura del polso: trattamento
(Fonte: Dott. Alessandro Gildone – Specialista in ortopedia e traumatologia – Ferrara)
Lo scopo è mantenere l’osso fratturato in una posizione che permetta la guarigione (solitamente con un tutore gessato per 6 settimane) ed evitare qualsiasi complicanza durante il periodo di immobilizzazione. Se la frattura è scomposta, può rendersi necessaria una manovra di riduzione incruenta, che si ottiene trazionando e piegando contemporaneamente il polso. Se la frattura è molto instabile, tuttavia, bisogna prendere in considerazione altre possibilità per stabilizzare la frattura, cioè la riduzione cruenta (che si ottiene con un intervento chirurgico).
Queste alternative sono:
- Le placche
- Le viti
- I fili di acciaio
- I fissatori esterni
- Il trapianto di un frammento di osso prelevato dall’anca
- Il cemento sintetico
Talvolta bisogna saper accettare un minimo grado di deformità, anche perché si è visto che questo non interferisce con una guarigione completa e soddisfacente. Il movimento del polso deve essere concesso solo quando la frattura è guarita. Come sempre avviene, bisogna valutare i pro e i contro dell’intervento chirurgico rispetto al trattamento conservativo, e questa è una decisione che richiede una certa esperienza da parte dell’ortopedico.
Tutore gessato
Il/la paziente deve ben tollerare il tutore gessato; se questo da molto fastidio nonostante l’elevazione dell’arto o l’assunzione di anti-infiammatori, oppure se viene percepito come troppo stretto, allora bisogna rivolgersi subito all’ortopedico, per evitare complicanze di tipo neuro-vascolare.
Se la frattura è instabile, diventa necessario eseguire una radiografia dopo circa 5-7 giorni dall’evento traumatico, per accertarsi che non si siano verificati ulteriori spostamenti. Molto spesso i pazienti pensano che queste radiografie servano per valutare la guarigione della frattura; dopo questo minimo lasso di tempo, tuttavia, non è possibile osservare segni di consolidazione della frattura.
Dopo la rimozione del tutore
Dopo la rimozione del tutore il/la paziente deve recuperare la mobilità delle articolazioni e, per ottenere ciò, deve eseguire quotidianamente esercizi per il polso e le dita, oltre ad esercizi di rinforzo muscolare stringendo una pallina in gommapiuma.
Non raramente capita di avere dei disturbi al polso per alcuni mesi, soprattutto sul versante dell’ulna (quello più lontano dal pollice), che tendono a migliorare nel tempo.
Non bisogna assolutamente fare sport o sollevare dei pesi per 6 settimane dopo la rimozione del tutore, e non bisogna ritornare a guidare la macchina fino a quando non si è in grado di ruotare completamente e bruscamente il volante, come in caso di emergenza.
Complicanze
- Gonfiore della mano – il tutore è troppo stretto
- Difetti di guarigione – accorciamento, angolazione
- Algodistrofia
- Intrappolamento nervoso, per esempio la sindrome del tunnel carpale
- Rotture tendinee
- Artrosi
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