Frattura polso gesso o tutore: naturalmente, sarà l’ortopedico a illustrarci la possibilità di scegliere l’uno o l’altro strumento per curare la nostra frattura. L’obiettivo, sia per il tutore che per il gesso, è lo stesso, quello di immobilizzare la parte lesa in attesa che l’osso fratturato si ricomponga.
Frattura polso gesso o tutore
I vantaggi del gesso, rispetto al tutore, sono che può essere creato ad hoc per chi dovrà indossarlo e si modellerà quindi perfettamente all’anatomia dell’arto. Tra gli svantaggi, la sua pesantezza, che alla lunga lo rende difficile da tollerare.
Il tutore è più leggero e rende la convalescenza meno noiosa. Essenziale è che teniate ben presente che la parte fratturata deve rimanere assolutamente immobilizzata, dunque non potrete togliere e rimettere il tutore a vostro piacimento nel corso della giornata, dovrete indossarlo con grande responsabilità, altrimenti i risultati saranno scadenti.
Frattura polso gesso o tutore: nuove tecnologie
Tutori, biotecnologie e chirurgia mininvasiva hanno rivoluzionato il campo dei trattamenti delle fratture. Il gesso oggi si usa ancora, soprattutto nei bambini, ma spesso è sostituito da gessi sintetici con polimeri plastici già fatti.
Con il gesso, vecchio o recente, comunque, non si ottengono i risultati delle nuove tecniche mininvasive, che assicurano la ripresa anche in una settimana, invece dei 3 mesi di un gesso. Inoltre, i gessi possono presentare effetti collaterali. Come la rigidità delle articolazioni a monte e a valle della frattura, a causa della lunga immobilità. O allergie al cotone che li riveste. Persino infezioni cutanee, se ci si gratta col ferro da calza. Infine, se c’è una compressione eccessiva, possono risentirne circolazione e nervi, in modo anche grave.
Frattura polso gesso o tutore: intervento
Nella frattura del polso, non si usano più i fissatori esterni, quegli strumenti metallici che spuntano dalla pelle e servono a tenere in sezione (o allungare) la parte da guarire. Oggi si fa un taglio di pochi centimetri sul palmo della mano, si riducono i frammenti del polso e si inseriscono delle miniplacche che permettono una ripresa immediata.
L’operazione deve essere eseguita subito, ricostruendo al più presto il polso danneggiato, anche utilizzando le biotecnologie per ottenere una rigenerazione veloce e perfetta. Altrimenti si corre il rischio di ritrovarsi con una mano storta e, nel tempo, di soffrire di una dolorosa artrite.
Se la frattura è minima e composta, non si ingessa più, ma si punta su un tutore (ortesi). I tutori sono già pronti, realizzati con materiali che non creano problemi alla cute, si possono regolare, togliere per lavarsi e proteggono dai colpi.
Si dividono in statici (tengono ferme le due parti rotte) e dinamici, che permettono o inducono un movimento del braccio (con speciali molle) in modo da farlo guarire mantenendo la funzione articolare a monte e a valle, preservando così anche i muscoli, che non diventano fragili.
Se la frattura è complessa, si utilizza la chirurgia e le placche. L’intervento termina in un’ora e il soggetto muove subito il braccio senza gesso.
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