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	<title>Avrò Cura di Te</title>
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		<title>Saggezza e sapere</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/saggezza-e-sapere/</link>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 16:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8211; Il sapere, la cultura, richiedono semplicemente una buona memoria. L’erudito possiede risposte preconfezionate per ogni domanda che crede di aver già ascoltato; ma è impossibile ascoltare due volte la stessa domanda, muta il contesto, il tempo, le motivazioni, chi ascolta e chi pone la domanda&#8230; Il saggio crea in ogni momento una nuova risposta, mai [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-27757 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/saggezza-e-sapere.jpg" alt="Saggezza e sapere" width="250" height="167" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/saggezza-e-sapere-200x134.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/saggezza-e-sapere.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />&#8211; Il sapere, la cultura, richiedono semplicemente una buona memoria.<br />
L’erudito possiede risposte preconfezionate per ogni domanda che crede di aver già ascoltato; ma è impossibile ascoltare due volte la stessa domanda, muta il contesto, il tempo, le motivazioni, chi ascolta e chi pone la domanda&#8230;</p>
<p><strong>Il saggio crea in ogni momento una nuova risposta</strong>, mai concepita prima, per ogni nuova realtà. L’erudito è colmo di nozioni e informazioni, il saggio, che non deve necessariamente essere colto, è ricco di intuizione, possiede una elevata consapevolezza, chiarezza di percezione, è attento, vigile, sveglio, è consapevole delle sue azioni, delle sue emozioni, dei suoi pensieri, dei suoi umori e di ogni altra sensazione provenga dal suo mondo interiore e da quello degli altri.</p>
<p>&#8211; La mente non è altro che ricordi, memoria e questa non è affatto comprensione. La memoria è un meccanismo del tutto diverso, perfino la persona più stupida può avere un’ottima memoria.</p>
<p>L’intelligenza è un fenomeno del tutto diverso. Il più delle volte, le persone intelligenti non hanno affatto una buona memoria. L’intera loro energia è coinvolta nell’intelligenza e il meccanismo della memoria non riceve sufficiente nutrimento. Viceversa, una persona priva di intelligenza riversa tutte le sue energie nel suo sistema mnemonico, ed è facile incontrare persone con un’ottima memoria ma prive di intelligenza, di consapevolezza.</p>
<p>&#8211; Attraverso il sapere si possono raggiungere degli obiettivi, ma è con la saggezza che si scelgono gli obiettivi giusti da raggiungere.</p>
<p>&#8211; <strong>Non è questione di sapere, ma di essere</strong>: è come cercare di conoscere il sentimento dell’amore attraverso le parole degli altri o estraendone il significato dalle pagine di un libro: in tal modo si potrà forse dare l’impressione di conoscere l’amore, ma saranno solo parole vuote.<br />
Ci si deve innamorare!<br />
Anche per la Verità (saggezza) valgono le stesse considerazioni: la si deve sperimentare, vivere, assorbire, si deve diventare uno con Essa.</p>
<p>&#8211; A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere innocenti o a percepire la meraviglia dell’esistenza; ci vengono insegnati i nomi dei fiori, degli alberi e non come entrare in comunione con loro, in sintonia con l’esistenza.<br />
L’esistenza è un mistero e non è accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, sezionare, ma solo a coloro che sono disposti ad innamorarsene, a danzare con lei…</p>
<p>&#8211; <strong>Il sapere gratifica l’ego, la saggezza sorge al tramontare dell’ego</strong>.</p>
<p>&#8211; <strong>E’ vera conoscenza solo ciò che non diventa memoria, ma viene assorbito nella tua stessa esistenza</strong>. Ciò che conta non è sapere intellettualmente che la rabbia è un male, bensì avere un comportamento che rifletta il tuo aver scoperto che la rabbia è un male.</p>
<p>&#8211; Tutta la filosofia si compone unicamente di congetture arbitrarie. <strong>Se vuoi evitare la vera conoscenza, se vuoi evitare la dimensione esistenziale, non c&#8217;è nulla di meglio della filosofia</strong>.<br />
La filosofia è una soluzione a buon mercato. Ti limiti a teorizzare la realtà, senza entrarci dentro, senza incontrarla. E le teorie non sono altro che parole. Le discussioni, le razionalizzazioni, le spiegazioni non sono altro che trucchi. Non si risolve nulla, perché tu non cambi mai.</p>
<p>Un filosofo è la persona più illusa del mondo, perché crede di sapere senza conoscere assolutamente nulla.<br />
Quando accumuli conoscenza, questa diventa parte della tua memoria; non ti coinvolge affatto. Il tuo cuore non ne è toccato, il tuo essere non è neppure consapevole di ciò che hai accumulato nella memoria. Se il tuo cuore non viene toccato, né trasformato, quella conoscenza è ignoranza; ed è più pericolosa dell&#8217;ignoranza comune, perché una persona comunemente ignorante sa di esserlo, mentre un filosofo crede di sapere.</p>
<p>E una volta assuefatto alla conoscenza, penserai che essa sia saggezza. Tu sai tante cose, ma in profondità non conosci nulla, non è cambiato nulla in te; non ti sei affatto evoluto verso un livello dell&#8217;essere più alto.<br />
La vera conoscenza consiste nel conseguire livelli dell&#8217;essere più elevati, piani dell&#8217;essere superiori; non si tratta di una conoscenza maggiore, ma di un essere più elevato. La vera via è essere di più, non conoscere di più.</p>
<p>Hai mai visto persone che sanno molto, ma agiscono in modo stupido? Capita quasi sempre così: un uomo che sa troppo diventa sempre meno consapevole. Egli agisce in base a quello che sa, non in base alla situazione reale. Diventa sciocco, si comporta in un modo stupido, perché per comportarsi in modo saggio occorre rispondere al momento, mentre lui agisce sempre traendo spunto da un passato morto.</p>
<p>&#8211; <span style="line-height: 1.5;">È il sapere a tenerti addormentato; pertanto, più una persona è istruita, più è addormentata. Ecco un&#8217;altra cosa che ho osservato: <strong>gli abitanti dei villaggi</strong>, </span><span style="line-height: 1.5;">dove esiste una maggior innocenza, <strong>sono molto più svegli e attenti dei professori delle università</strong> e degli studiosi che vivono nei templi.<br />
</span></p>
<div class="page" title="Page 12">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Gli studiosi non sono altro che pappagalli; i professori universitari sono stracolmi di sacro sterco di vacca, sono saturi di chiacchiere, prive di qualsiasi significato, solo mente e niente consapevolezza. Le persone che lavorano con la natura &#8211; contadini, giardinieri, taglialegna, falegnami, imbianchini, <span style="line-height: 1.5;">pittori &#8211; sono molto più sveglie delle persone che operano nelle grandi università, con mansioni di preside, vicerettore, rettore. E questo perché, quando lavori con la natura, operi con qualcosa che è sveglio: la natura è sveglia, gli alberi sono svegli&#8230; di certo, sono svegli in maniera del tutto diversa, ma sono svegli.</span></p>
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<p>(<em>Osho</em>)</p>
<hr />
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</a><span style="color: #7e0058;">&gt;</span> <a href="http://www.avrocuradite.it/psicologo-online/" target="_blank" rel="noopener">Roberto Gentile: Psicologo online</a><br />
</span></p>
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		<item>
		<title>Essere gioiosi è una condizione naturale del nostro essere</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/essere-gioiosi-e-una-condizione-naturale-del-nostro-essere/</link>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 15:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il massiccio bombardamento di regole, convenzioni e indottrinamenti cui siamo sottoposti fin dai primi anni di vita intacca la capacità naturale del nostro essere di essere gioiosi e felici, mentre parallelamente si formano strati su strati di false credenze e pregiudizi che fanno mancare l’aria alla nostra anima, togliendole il respiro. Noi abbiamo familiarità esclusivamente con [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-27752 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/essere-gioiosi-e-una-condizione-naturale-del-nostro-essere.jpg" alt="Essere gioiosi è una condizione naturale del nostro essere" width="250" height="144" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/essere-gioiosi-e-una-condizione-naturale-del-nostro-essere-200x115.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/essere-gioiosi-e-una-condizione-naturale-del-nostro-essere.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Il massiccio bombardamento di regole, convenzioni e indottrinamenti cui siamo sottoposti fin dai primi anni di vita intacca la capacità naturale del nostro essere di essere gioiosi e felici, mentre parallelamente si formano strati su strati di false credenze e pregiudizi che fanno mancare l’aria alla nostra anima, togliendole il respiro.</p>
<p><strong>Noi abbiamo familiarità esclusivamente con la</strong><strong> felicità</strong> <strong>e l</strong>’<strong>infelicità</strong> <strong>legate all’ego</strong>. Abbiamo perduto la capacità di godere della <strong>gioia naturale</strong>, appagante, stabile, che è parte integrante del nostro essere.<br />
Conoscendo unicamente tale tipo di pseudo-felicità – una sorta di euforia, di eccitazione passeggera – non possiamo far altro che tentare di procurarcene in misura sempre maggiore. Ma questa felicità, oltre ad essere soltanto un sottoprodotto della vera gioia, è anche unita indissolubilmente al dolore: <strong>se la tua gioia dipende dall’approvazione degli altri, la loro disapprovazione ti renderà triste</strong>. Sarai semplicemente un inerme burattino di cui gli altri tireranno i fili.</p>
<p>La chiave risiede nel <strong>rinunciare deliberatamente alla felicità legata all’ego</strong> per ritrovare la gioia che ci appartiene per diritto di nascita, quella <strong>indipendente dal giudizio altrui</strong>, e da cui soltanto la mancanza di <strong>comprensione </strong>ci separa.</p>
<p>Pur se a uno sguardo disattento può apparire una scelta illogica, essendo l’unica forma di felicità che conosciamo, dovremmo compiere ogni sforzo per tentare di <strong>conseguire un atteggiamento di indifferenza al giudizio positivo degli altri</strong> (allo stesso tempo giungerà anche l’indifferenza al giudizio negativo). Grazie anche a questo, riattiveremo la connessione con il nostro essere e percepiremo di nuovo chiara<strong> in noi la gioia naturale di cui è costituita la nostra essenza.</strong> Rinunciando alla “felicità” egoica che conosciamo, rientreremo in contatto con la gioia naturale del nostro Sé autentico.</p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">La felicità è già dentro di noi, non dipende da situazioni esterne.</span></h2>
<p>Alcune volte raggiungiamo gli obiettivi esterni che ci eravamo prefissi e crediamo che pace e felicità (di breve durata) che ne conseguono dipendano dall’aver raggiunto ciò che desideravamo. Ma la verità è un’altra. Raggiunto il nostro obiettivo, per un po’ smettiamo di pensare che manchi qualcosa alla nostra vita, ci rilassiamo, e permettiamo alla nostra gioia e serenità interiori, prive di causa, di emergere… <strong>La felicità dipende dalla sensazione temporanea che ora non manchi nulla alla nostra vita</strong>… dall’interruzione momentanea di ogni ricerca… Ci rilassiamo e l’ego per un po’ si fa da parte… <strong>E’ una mente calma che ci dona pace, non l’appagamento del desiderio in sé.</strong><br />
Poco dopo, però, la mente riprenderà le sue sciocche e inutili ricerche di perfezionamento e noi perderemo di nuovo il nostro stato naturale d’amore, che permarrebbe immutato se smettessimo di attribuire importanza alle richieste insaziabili di perfezionamento della nostra identità egocentrica e tornassimo a fluire e a giocare con l’esistenza, liberi da ogni senso di mancanza, coscienti della nostra perfezione inalterabile…</p>
<p>Il punto essenziale è: avere obiettivi genera ansia, non averne produce rilassamento. <strong>Il segreto consiste nel trasformare ogni obiettivo in preferenza</strong>, in modo che le sue caratteristiche ansiogene vengano neutralizzate. Gli obiettivi, pena frustrazioni e sofferenza psicologica, “devono” essere raggiunti. <strong>Le preferenze corrispondono a desideri che è piacevole veder realizzati, ma che non provocano sofferenza in caso contrario…</strong></p>
<p><em>Osho: Una nuvola bianca non ha una strada propria, non resiste, non lotta, si lascia trasportare dal vento. Non va da nessuna parte, non ha destinazione, non ha un fine. Non riuscirai mai a deludere una nuvola bianca perché dovunque essa arrivi, quella è la meta.</em><em><br />
Quando tu hai un fine sei contro il Tutto, e sarai certamente frustrato, perché non si può vincere contro il Tutto. </em></p>
<p>Roberto (<a href="http://www.avrocuradite.it/psicologo-online/" target="_blank" rel="noopener">contatti</a>)</p>
<hr />
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</span></p>
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		<title>Ego spirituale</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/ego-spirituale/</link>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2018 17:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ti si sono aperti tutti i chakra e stai fluendo in sincronia perfetta con l’esistenza? Senti l’amore cosmico che ti fa salire la kundalini? Sei certo di essere a un passo dall’illuminazione? Senti energeticamente, dici che tutto è Uno, vedi le vite passate, hai preso 23 livelli di Reiki e hai 5 nomi sannyasin? Sei convinto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-27746 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/ego-spirituale.jpg" alt="Ego spirituale" width="250" height="171" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/ego-spirituale-200x137.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/ego-spirituale.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Ti si sono aperti tutti i chakra e stai fluendo in sincronia perfetta con l’esistenza? Senti l’amore cosmico che ti fa salire la kundalini? Sei certo di essere a un passo dall’illuminazione? Senti energeticamente, dici che tutto è Uno, vedi le vite passate, hai preso 23 livelli di Reiki e hai 5 nomi sannyasin? Sei convinto che il mondo sia un’illusione e te ne freghi di tutto?</p>
<p>O hai davvero qualcosa da insegnarci, o com’è più probabile, ci sei davvero dentro fin sopra il collo.<br />
Sei infettato dall’ego spirituale, un altro astuto nemico sulla strada verso la vittoria.</p>
<p><strong>L’ego spirituale è una delle più astute maschere dell’Io</strong><strong>.</strong><br />
È l’uso e il consumo di tutto ciò che è “spirituale” per la gratificazione dell’ego. È il nuovo vestito di quel vecchio ego che prima faceva classifiche mondane e misurava chi era il più figo, ma ora vuole accumulare cose nel mondo dello spirito.<br />
Però il cattivo odore dell’ego è sempre lo stesso.</p>
<p>Solo che adesso vuole farsi bello con conquiste interiori, cambiamenti metafisici, seminari che danno i superpoteri, terapie che guariscono da tutti i problemi, ricette belle e fatte sulla felicità permanente.<br />
L’ego spirituale non guarda in faccia a nessuno, anche se spesso le sue prede preferite sono le persone sensibili, idealiste, sognatrici.</p>
<p><strong>L’ego spirituale è subdolo e pericoloso</strong>, perché meno visibile, molto astuto e più difficile da smascherare. Cerca di pompare la tua presunta intelligenza e la tua cosiddetta saggezza spacciandoli per verità e alla fine ci caschi anche tu. Le persone in preda all’ego spirituale sono in genere anime belle che cercano rifugio dal loro disagio in quello che ritengono il mondo dello spirito.<br />
Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza delle persone arriva a un percorso “spirituale” perché avverte sofferenza e disagio, perché è in crisi, perché è confusa; e questo è sacrosanto, naturale.</p>
<p>Essere in crisi è la porta di accesso al cambiamento e all’evoluzione, e tutti, prima o poi, passiamo di lì.<br />
Ma a volte ci si attacca forzatamente anche alle nostre presunte conquiste interiori per paura di restare vuoti e senza appigli. Dopo che hai sofferto trovi un insegnamento o qualcosa che ti fa stare bene: pensi di essere arrivato, di aver trovato la chiave, “the secret”, e ti dici: finalmente, ora ho capito! Così rischi di cristallizzarti in una nuova identità spirituale.<br />
Dietro c’è il bisogno di considerazione e di approvazione, e la voglia di fuggire dalle cose che non hai risolto.</p>
<p><strong>Indossare il nuovo vestito spirituale è una nuova bellissima e illusoria sicurezza</strong>: ti senti maggiormente accettato, ti piace avere un certo tipo di potere (io ti posso guarire!), di conoscenza, di amicizie, o un nuovo nome spirituale; senti che puoi avere le risposte, ti senti più utile, figo, sicuro, protetto, arrivato.</p>
<p>Non c’è niente di male, ma è sempre il giochino dell’ego che prima o poi si romperà, e tu dovrai fare i conti con quelle cose che ti hanno legato all’ego spirituale: la ricerca di sicurezza, di potere, la paura di non essere accettato, il bisogno d’amore, la mancanza di senso, il dolore e l’angoscia, il desiderio di essere visto.</p>
<p>Ecco che il mondo spirituale ti offre una meravigliosa occasione: prendi otto iniziazioni, fai diecimila corsi diversi cercando di risolverti, vuoi l’illuminazione in tre giorni, cerchi nelle presunte coincidenze la conferma a una tua credenza, leggi 10.000 frasi spirituali senza metterne in pratica nemmeno una.<br />
<strong>Vuoi diventare qualcuno nel mondo dello Spirito, ma attento, perché se incontri un vero Maestro diventerai Nessuno</strong>.</p>
<p>Il grande pericolo di tutte le esperienze mistiche – esperienze di illuminazione, liberazione, e così via – è che verranno utilizzate dall’ego e trasformate in materiale usato dall’ego per i suoi fini.</p>
<p>Quando il contesto della vita di un individuo è l’auto-referenzialità egoica – vale a dire che l’identificazione è con l’ego come unità separata – le esperienze mistiche, i momenti di illuminazione, le credenziali spirituali, diventano tutti beni potenzialmente pericolosi.</p>
<p><strong>La “valuta” della verità può essere velocemente scambiata per la valuta dell’ego</strong>, e tali esperienze ben presto diventano un altro ancora dei mezzi dell’ego per rafforzare il suo potere nella sua lotta contro la vera liberazione. L’ego può tentare e tenterà di trasformare tutto a suo beneficio. Ecco perché l’ambito delle esperienze mistiche e di illuminazione è così pericoloso. È proprio perché il loro valore è così alto per il sé essenziale che tali esperienze sono così interessanti, e anche minacciose, per l’ego. L’ego vuole fortificarsi, e vuole anche bloccare efficacemente la liberazione che percepisce come la propria fine.</p>
<p>Perciò, diventare un “ego spirituale” è un travestimento geniale attraverso cui infiltrarsi nella vita spirituale sincera dell’individuo e sedurre la sua attenzione distogliendola dalla Verità o da Dio. (<em>M. Caplan</em>)</p>
<p>Anche l’esperienza della cosiddetta <strong>illuminazione</strong> (così ambita dall’ego spirituale) è sostanzialmente <strong>un’illusione egoica</strong>.</p>
<p>Non che non esista l’illuminazione, ma <strong>l’ego non si può illuminare</strong>, quindi da questo punto di vista tu in quanto identità non ti illuminerai mai. Il tuo ego vuole una cosa per la quale è necessaria la sua morte e quindi volersi illuminare è una contraddizione in termini.</p>
<p>La parola “spirituale” è una parola molto pericolosa, che ha creato spesso divisioni e fraintendimenti, e che io a questo punto abolirei e la sostituirei con naturale. Ecco, <strong>non mi diventare spirituale</strong>, <strong>diventa naturale</strong>!<br />
Scopri il tuo essere vero autentico selvaggio musicale, libero, incondizionato, ignoto.<br />
Non ti atteggiare da quello che ci ha capito qualcosa. Lo sappiamo tutti che non sai niente! Sii quel niente!<br />
Una autentica ricerca spirituale ti mostra l’illusione dell’identità personale, ma allora come farai a far cadere la tua identità spirituale? Se sei un praticante spirituale, un maestro di meditazione, un grande ricercatore della via, un terapeuta dello spirito, un facilitatore olistico, un sannyasin o un religioso fervente, sei potenzialmente più nei casini che se fossi uno spazzino o un pizzaiolo.</p>
<p>A un certo punto il giudice interiore ti romperà le scatole dicendoti: ma sono anni che ti occupi di queste cose, e guarda: non ti sei illuminato, ogni tanto stai da culo, a volte non sai che pesci pigliare, dio non sai dove sta di casa, e pretendi di aiutare gli altri e di mostrare loro la via?<br />
Oppure sarai così su di giri al pensiero di essere su un percorso spirituale da pompare l’ego finché non scoppia come un palloncino.</p>
<p>Spesso si fugge dal dolore e dalla sofferenza attraverso qualcosa di spirituale, ma <strong>a volte proprio il dolore e la sofferenza sono ‘’spirituali’’</strong>, nel senso che possono essere preziosi strumenti per comprendere, evolvere, amare.</p>
<p><strong>Stare con quello che c’è non è facile, ma è prezioso</strong>, disarmante, ed è la chiave del vero cambiamento.</p>
<p>Se smettiamo di cercare, cosa ci resta? Ci resta ciò che è sempre stato qui, al centro. Dietro alla ricerca c’è l’angoscia, c’è il disagio. Quando lo capiamo, vediamo che il punto non è la ricerca, ma l’angoscia e il disagio che spingono a cercare. Capire che cercare all’esterno non è la via, è un momento magico. Ci rendiamo conto che qualunque cosa cerchiamo, saremo sempre delusi.</p>
<p>(<em>C. Joko Beck</em>)</p>
<p>Se vai alla radice, se hai il coraggio di non prenderti per il culo, se vai a guardare come ti manipoli, se riconosci con coraggio come e quanto ti sei voluto ingannare, se lasci bruciare il tuo cuore in fiamme, se attraversi con pienezza quel dolore…allora diventi sempre più leggero e la luce inizia a filtrare.</p>
<p><strong>L’unica Vera spiritualità è la totale autenticità verso ciò che sta accadendo nella tua Vita in questo momento</strong>.<br />
Alleluia.</p>
<p>(<em>Tratto dal Manuale del partigiano zen</em>)</p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">Allentare la morsa dell’ego</span></h2>
<p>“Non c’è speranza” dice Susie teatralmente “Ho passato tre ore ieri a insegnare a mio zio a usare l’ipod. Poi, per il resto del giorno, mi sono congratulata con me stessa per avergli dedicato del tempo, e di essere un’insegnante così brava. Mio zio, invece, va dicendo a sua moglie che gli ho confuso le idee. Adesso sarei capace di ucciderlo Ed è tutto ego! Non posso sopportarlo!</p>
<p>Da quando la conosco, Susie parla dell’ego come i fondamentalisti parlano del peccato. L’ego, direbbe con veemenza, è il principale nemico, il vero Satana, la fonte di tutto ciò che non le piace di sé &#8211; l’invidia, il bisogno bruciante di avere riscontro per ogni piccolo favore che fa alla gente, il desiderio di essere amata come persona, semplicemente per se stessa. Cercando di reprimere le impronte dell’ego sulla sua personalità, si è assoggettata a lunghe ore di pratica e servizio disinteressato, si è messa nelle mani di maestri specialisti nella fermezza a fin di bene, ed è passata attraverso dozzine di diete purificanti. Il momento peggiore è stato, dal mio punto di vista, il suo periodo di “santità” quando se ne andava in giro trasudando una tale forzata umiltà, che sua figlia, dodicenne, la implorava di agire normalmente. Ancora adesso Susie non fa un complimento senza dire prima qualcosa tipo “non voglio alimentare il tuo ego, ma&#8230;”</p>
<p>Questo pomeriggio, però, Susie mi dice che ha deciso che è inutile. <strong>Non importa quanto ci combatta, il suo ego rifiuta ostinatamente di scomparire</strong>. Al contrario, si manifesta in nuove forme.</p>
<p>Ha finalmente capito che <strong>combattere l’ego è come affondare in una gelatina appiccicosa</strong> o cercare di scappar via dalla propria ombra. Più pensi di essergli sfuggito, più ti si incolla.</p>
<p>È il paradosso che i cercatori spirituali hanno cercato di superare per miliardi di anni: <strong>l’ego ama ogni forma di auto-perfezionamento</strong>. L’ego cerca sempre di vincere la sua partita e guarda alle pratiche spirituali come valore aggiunto alla sua strategia di espansione. In particolare, <strong>l’ego gradisce i progetti per sbarazzarsi di lui</strong>. L’ego sarà seriamente d’accordo su lasciarsi fare a pezzi. Poi salterà su come un pezzo di pane semi-tostato e si presenterà a te, quasi a dire: “Guardami, non sono praticamente scomparso?”</p>
<p>Di fatto, <strong>un ego davvero sofisticato è un maestro nel camuffarsi in qualcosa d’altro</strong> &#8211; come il vostro sentimento di ingiustizia, ad esempio, o la voce sottile di yogico distacco, che vi dice che non è il caso di cedere davanti ai bisogni emotivi della vostra fidanzata. <strong>L’ego si può addirittura travestire da testimone interiore, e osservarsi senza fine, congratulandosi compiaciuto per essere sfuggito alle sue stesse trappole</strong>.</p>
<p><strong>L’estrema ironia, qui, è che l’ego in realtà non esiste</strong>. Ai maestri buddisti e vedantici piace dire che l’ego è come l’azzurro del cielo o il miraggio che ci fa vedere una pozzanghera nel mezzo di un’arida autostrada. È un’illusione ottica, un semplice errore sulla via della identificazione di noi stessi. Ecco perché <strong>combattere l’ego è come fare a pugni con il proprio riflesso nello specchio</strong>. (O, come era solito dire il mio Guru, come cercare di sbarazzarsi di una cosa che non si ha). Ora che i neurobiologi sembrano aver ridotto il senso di identità ad una coppia di neurotrasmettitori, sembra ancor di più che l’ego sia una sorta di meccanismo involontario, qualcosa che va al di là del nostro controllo, come il battito del cuore o il processo che ci permette di respirare mentre dormiamo.</p>
<p>La tradizione dello yoga parla di un ego a numerosi stadi. A livello puramente funzionale, l’ego fa semplicemente parte del nostro apparato psichico interno (antahkarana), il meccanismo che genera la nostra esperienza interiore. La funzione dell’ego è quella di stabilire i nostri confini come individui. In sanskrito, la parola per ego è ‘ahamkara’ che significa ‘colui che fa l’io’. È il lavoro dell’ego differenziare tra la massa di sensazioni che ci pervengono a ci dicono che una particolare esperienza appartiene a un fascio di energia che chiamiamo ‘me’. L’ego identifica un senso di fame come ‘mio’ così che sappiamo quando nutrire il corpo. Quando un Tir sfreccia per la via, l’ego ti dice che ‘tu’ devi gettarti da parte. L’ego raccoglie anche le esperienze passate, come quella volta che hai cantato da solista ‘A Very Precious Love’ davanti ad un’assemblea di una classe di quinta elementare e sei stato fischiato. Quindi, nel bene o nel male, l’ego paragonerà la situazione attuale con ciò che accadde nel passato, così che la prossima volta che sarai tentato di cantare una canzone d’amore di fronte ad un gruppo di ragazzini di dieci anni, qualcosa ti dirà di dimenticartelo.</p>
<p>Questo tipo di cose sono l’ego che fa il suo lavoro più basico. Sfortunatamente, <strong>all’ego piace estendere il suo ‘portfolio’</strong>. La sua funzione di memoria, per esempio, può bloccarsi dentro cattive esperienze e tramutarle in una spirale di feedback negativo, così le ferite passate e le memorie dolorose si insediano nelle vostre cellule e diventano blocchi invalidanti nel corpo e nel cervello. Questa è la parte negativa del secondo aspetto dell’ego, la falsa identificazione.</p>
<p>Questo &#8211; nella tradizione dello yoga è chiamato asmita &#8211; è l’ego con una cattiva reputazione. Asmita è lo spiritello maligno che si afferra ad ogni pensiero, opinione, sentimento ed azione che arriva alla consapevolezza e lo identifica come ‘io’ e ‘mio’.</p>
<p>Anni fa, vicino a Santa Cruz, in California, un membro dei vecchi Hell’s Angels, la gang di motociclisti, ingaggiò una lotta con un turista che si trasformò in una rissa collettiva. Quando gli chiesero che cosa aveva scatenato la sua collera, l’Angel dichiarò: “Ha toccato la mia moto. Uomo, tocchi la mia moto, tocchi me!” Questo può sembrare un esempio fuori dal comune di ciò che i testi yogici chiamano “identificare il sé con i suoi limiti”, ma, in realtà, non è così diverso da ciò che noi, cosiddette persone razionali, facciamo. Magari tu non ti identifichi con la tua moto, o macchina, ma certamente ti identifichi con i tuoi pensieri, opinioni e sentimenti, per non parlare del tuo lavoro e dei tuoi svariati ruoli sociali. Il tuo ego può essere investito nelle tue abilità mondane, nella tua calma o, come Cindy, nella capacità di agire nelle tue schermaglie lavorative quotidiane. Finché è questo il caso, sarai obbligato ad andare su e giù con le maree giornaliere, letteralmente costretto da colui che pensi di essere.</p>
<p>È questa tendenza a identificarci con i nostri pensieri e sentimenti nei confronti di noi stessi e del mondo che crea il problema dell’ego. Se noi fossimo capaci di lasciare che i pensieri e i sentimenti ci attraversassero, o se ci potessimo identificare unicamente con la nostra funzionalità corporea, non dovremmo sprecare delle ore a preoccuparci della forma delle nostre cosce! Non dovremmo sentirci offesi, o curare i nostri sentimenti feriti, o preoccuparci del tempo, o che non siamo belli abbastanza, degni abbastanza o forti abbastanza. In breve, non dovremmo passare il nostro tempo cavalcando l’altalena delle emozioni, che fa da sfondo ai giorni della maggior parte della gente.</p>
<p>Il mio Guru, Swami Muktananda, era solito dire che <strong>il nostro reale problema con l’ego è che non è abbastanza grande</strong>. Diceva che noi ci identifichiamo con il nostro sé apparente, il nostro piccolo sé, il sé limitato dal corpo e dalla mente, quando <strong>dovremmo</strong> invece <strong>identificarci con ciò che è pura Coscienza</strong>, potere e amore e che vive nel cuore di ognuno. Per quanto lo riguardava, non c’era scopo a cercare di sbarazzarsi dell’ego. Piuttosto, ci insegnava a espandere la nostra identificazione con esso, in altre parole, a <strong>identificarci col Tutto</strong>, col puro Spirito, anziché col particolare.</p>
<p>Un ego realmente sano, a suo dire, dovrebbe essere uno che fa comodamente il suo lavoro di creazione dei necessari confini, e ci permette di funzionare come individui sul piano terreno. Ma, piuttosto che vedersi imprigionato dalla personalità o identificato coi suoi pensieri ed opinioni, questo ego dovrebbe conoscere il vero segreto, cioè che il ‘me’ che chiama se stesso Jane o Charlie, è appena la cima dell’iceberg di qualcosa pieno d’amore e libertà che vive come ‘me’: lo Spirito stesso, la Presenza nel cuore del tutto&#8230; e, al tempo stesso, niente del tutto. In altre parole, quell’ego non dovrebbe restare impigliato nell’identificarsi in un piccolo conteggio di guadagni e perdite. Dovrebbe sapere, come Walt Whitman, che noi conteniamo moltitudini.</p>
<p>Quando l’ego allenta la sua presa &#8211; anche se poco &#8211; il senso di libertà è esponenziale.</p>
<p>(<em>Sally Kempon</em>)</p>
<hr />
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		<title>Siamo il Testimone non la mente</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/siamo-il-testimone-non-la-mente/</link>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 11:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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<p>Tutta l’ansia dell’umanità dipende dal voler scegliere ciò che appare bello, luminoso, vogliono scegliere quella piccola luce e lasciare da parte il buio che la circonda. Non sanno però che anche quella piccola luce non può esistere senza l’oscurità. Quest’ultima è il sottofondo necessario perché la luce diventi visibile.</p>
<p>Scegliere vuol dire ansia.</p>
<p>Scegliere vuol dire mettersi nei guai.</p>
<p>Non scegliere vuol dire: la mente esiste, con un lato luminoso e uno oscuro, e allora? Cos’ha a che fare con te? Perché dovresti preoccupartene?<br />
Nel momento in cui smetti di scegliere, le preoccupazioni scompaiono completamente. Nasce una grande accettazione: la mente deve essere così, è la sua natura – e <strong>non è un problema tuo perché tu non sei la mente</strong>. Sei separato, assolutamente separato. <strong>Sei solo un testimone</strong> e nient’altro.</p>
<p>E invece tu sei un testimone che si identifica con tutto ciò che gli sembra piacevole, e dimentica che la parte spiacevole seguirà l’altra come un’ombra. La parte piacevole non ti disturba – te la godi. Il problema nasce quando si afferma la polarità opposta – allora ne vieni dilaniato.</p>
<p>Ma sei stato proprio tu a dare inizio al problema. Sei caduto dallo stato di testimone nell’identificazione, perdendo così la tua condizione di osservatore.</p>
<p>Prova una volta ogni tanto a lasciare che la mente sia quello che è. Ricorda che tu non sei la mente. Rimarrai sorpreso di come, <strong>quando sei meno identificato, la mente diventa sempre meno potente</strong>, perché il suo potere nasce proprio dall’identificazione; ti succhia il sangue. Quando inizi a creare una distanza, a essere distaccato, la mente inizia a restringersi.</p>
<p>Il giorno in cui sei completamente disidentificato con la mente, anche solo per un istante, avviene la rivelazione: la mente muore, non esiste più. Quella stessa mente che era così piena, che non aveva mai pause – giorno dopo giorno, da sveglio, nel sonno, era sempre lì – ora di colpo non c’è più. ti guardi intorno e c’è il vuoto, il nulla.</p>
<p>Insieme alla mente scompare anche l’ego. Ciò che resta è solo una certa qualità di consapevolezza, priva di un “Io”. Al massimo puoi chiamarla “essenza” ma non c’è più nemmeno l’ombra dell’io. Quando arrivi a conoscere l’essenza, è diventata universale.</p>
<p>Con la scomparsa della mente, scompaiono tante delle cose che erano così importanti per te, che ti procuravano tanti problemi. Più cercavi di risolverli e più diventavano complicati; tutto era un problema, angoscioso, e non riuscivi a vedere una via d’uscita.</p>
<p><strong>La mente è solo un susseguirsi di pensieri che passano di fronte a te sullo schermo del cervello</strong>. <strong>Tu sei un osservatore</strong>. Poi ti identifichi con le cose belle: ma sono solo bustarelle. Quando sei rimasto intrappolato dalle cose belle, ti ritrovi anche nella trappola di quelle brutte, perché la mente non esiste senza la dualità. La consapevolezza non esiste nella dualità mentre la mente non esiste senza la dualità.<br />
Osserva. Non ti insegno delle soluzioni. La mia unica soluzione è: fai un passo indietro e osserva. Crea una distanza tra te e la mente.</p>
<p>Se una cosa è bella, buona, deliziosa, se vorresti godertela di più, o se invece è brutta – rimani comunque più distante possibile. Guardala come guarderesti un film… <strong>L’identificazione è alla radice della tua infelicità</strong>. E ogni identificazione è un’identificazione con la mente.</p>
<p><em>(Osho</em>, <em>And the Flowers Showered)</em></p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">Io sono il Testimone</span></h2>
<p>La mente vive nell&#8217;agire, nel fare, mentre essere un testimone è una condizione di non-fare. La mente teme di non essere più necessaria, se tu diventi un testimone. E in un certo senso ha ragione.<br />
Quando in te sorge il testimone, la mente deve scomparire: allo stesso modo in cui, quando fai luce nella tua stanza, l&#8217;oscurità se ne deve andare: è inevitabile. La mente può esistere solo se tu resti profondamente addormentato, in quanto essa è uno stato onirico, e i sogni possono esistere solo nel sonno.</p>
<p><strong>Diventando un testimone tu non dormi più, sei sveglio</strong>. <strong>Diventi consapevolezza</strong>, e sei assolutamente limpido, giovane e fresco, vivo e forte. Diventi una fiamma vivida, quasi ardessi da entrambe le estremità. In quell&#8217;intensità, in quella luce, in quella consapevolezza, la mente muore, si suicida. Per questo la mente ha paura e ti creerà ogni sorta di problemi, di dubbi. Porrà domande a non finire. Ti farà esitare di fronte a quel balzo nell&#8217;ignoto: cercherà di farti indietreggiare. Cercherà di convincerti: «Con me sei sicuro, protetto; con me vivi al riparo, ben custodito. Io mi prendo cura di te, sotto tutti i punti di vista. Con me puoi essere un esperto, abilissimo. Se mi lascerai, dovrai lasciare ogni tua conoscenza, dovrai abbandonare tutte le tue sicurezze, le tue certezze. Dovrai abbandonare la tua corazza e addentrarti nell&#8217;ignoto. Stai rischiando inutilmente, senza alcun motivo». <strong>La mente ti metterà davanti razionalizzazioni splendide, per non perdere la sua posizione di dominio</strong>: questo dubbio fa parte di quel gioco.</p>
<p>Di fatto, <em>solo</em> la consapevolezza di un testimone può ballare, danzare e gustarsi veramente la vita.<br />
Quando sei nella mente, come puoi cantare? La mente crea infelicità: da quell&#8217;infelicità non può nascere canto alcuno. Quando sei nella mente, come puoi danzare? Certo, puoi compiere gesti definiti “ballo”, ma non si tratterà di una vera danza…<br />
<strong>La vera danza accade solo quando sei diventato un testimone</strong>. Allora sei così beato che quella stessa beatitudine straripa dal tuo essere: quella è danza! La beatitudine stessa inizia a cantare, un canto si alza spontaneo. E solo quando sei un testimone puoi gustare la vita.</p>
<p>Un testimone non è uno spettatore, non vive slegato dalla vita.<br />
Allora, cos&#8217;è un testimone? <strong>Un testimone è una persona che partecipa e tuttavia resta all&#8217;erta</strong>. Un testimone non è una persona in fuga dalla realtà. <strong>Vive in maniera di gran lunga più totale</strong>, con passione molto più intensa, <strong>tuttavia in profondità resta un osservatore</strong>, continua a ricordare: «Io sono la consapevolezza».<br />
Provaci. Camminando per strada, ricorda di essere la consapevolezza. Continui a camminare, ma si aggiunge qualcosa di nuovo, un elemento che ti arricchisce, una bellezza nuova. Qualcosa di interiore viene aggiunto all&#8217;azione esteriore.<br />
Diventi una fiamma di consapevolezza, e in questo caso il camminare avrà una felicità totalmente diversa: sei sulla terra e tuttavia i tuoi piedi non toccano affatto il suolo.</p>
<p>È ciò che diceva Buddha: attraversa il fiume, ma non lasciare che le acque tocchino i tuoi piedi.<br />
Vivi sulla piazza del mercato, ma non permettere che il mercato entri nel tuo essere, <strong>vivi nel mondo e tuttavia non farne parte</strong>: ecco che cosa si intende con “consapevolezza testimoniante”.<br />
Ecco cosa intendo quando vi ripeto, e lo faccio in continuazione: siate consapevoli! Io non sono contrario all&#8217;azione, ma le vostre azioni devono essere illuminate dalla consapevolezza. E dove potrai essere un testimone, se ti allontani dal mondo dell&#8217;azione? Il mondo dell&#8217;azione è l&#8217;opportunità migliore per essere consapevoli. Ti offre una sfida, rimane una sfida costante.<br />
Puoi addormentarti o diventare un uomo d&#8217;azione, in questo caso sarai un uomo del mondo, un sognatore, una vittima delle illusioni; oppure puoi diventare un testimone pur continuando a vivere nel mondo. In questo caso le tue azioni avranno una qualità diversa: saranno vere azioni. Chi non è consapevole non agisce realmente, le sue azioni non sono realmente tali, sono re-azioni. Tale persona si limita a reagire.</p>
<p>Qualcuno ti insulta e tu reagisci. Insulta un Buddha: egli non reagisce, egli agisce. La reazione dipende dall&#8217;altra persona: preme un bottone e tu resti una semplice vittima, uno schiavo; funzioni come una macchina.<br />
<strong>La persona reale che conosce cosa sia la consapevolezza non reagisce mai; agisce in base alla propria consapevolezza</strong>. L&#8217;azione non è prodotta dall&#8217;atto altrui; nessuno può premere un bottone dentro quella persona. Se sente, per sua spontanea volontà, che questa è la cosa giusta da fare, la fa; se sente che non è necessario fare nulla, resta quieta. Non reprime nulla; è sempre aperta, espressiva. La sua espressione è multidimensionale: canta, scrive poesie, danza, ama, prega, è compassionevole, fluisce.</p>
<p><strong>Essere un testimone si fonda sulla semplice osservazione</strong>, e il miracolo dell&#8217;osservazione è questo: osservando il corpo, l&#8217;osservatore acquista forza; osservando i pensieri, ne acquista ancor di più; osservando le sensazioni, l&#8217;osservatore diventa ancora più forte. E quando osserva gli stati d&#8217;animo, l&#8217;osservatore è così saldo da poter restare se stesso, per cui osserva se stesso, come fa una candela nel buio della notte: non illumina solo la zona circostante, illumina anche se stessa.<br />
Scoprire l&#8217;osservatore nella sua purezza è la più alta realizzazione nella sfera della spiritualità, perché <strong>l&#8217;osservatore che esiste dentro di te è la tua stessa anima</strong>, l&#8217;osservatore che esiste dentro di te è la tua immortalità.</p>
<p>Ma la gente non fa altro che osservare gli altri; non si preoccupa mai di osservare se stessa. Tutti guardano ciò che fanno gli altri  &#8211; è la forma di osservazione più superficiale &#8211; guardano come si vestono, il loro aspetto. Tutti stanno a guardare: l&#8217;osservazione non è affatto una novità, è già presente nella tua vita; deve essere soltanto approfondita, trasferita dagli altri e orientata verso le tue sensazioni, i tuoi pensieri, i tuoi stati d&#8217;animo interiori per arrivare, infine, all&#8217;osservatore stesso.<br />
Usa questa energia di osservazione per trasformare il tuo essere. Ti può portare una beatitudine immensa, e benedizioni che non hai mai sognato. È un processo elementare, ma quando inizi a usarlo su di te diventa una meditazione.<br />
Si può trasformare tutto in meditazione.</p>
<p><strong>Qualsiasi cosa ti riconduca a te stesso è meditazione</strong>. Ed è importantissimo trovare la propria meditazione, perché in quella scoperta sarai felice. E poiché sarà una scoperta &#8211; non un rituale che ti viene imposto &#8211; sarai felice di approfondirlo sempre di più. E più andrai a fondo, più ti sentirai felice, in pace, più silente, più integro, più aggraziato, acquisterai una dignità maggiore…<br />
Osservate il vostro corpo, e rimarrete sorpresi. Posso muovere la mano senza osservarla, e posso muoverla osservandola. Voi non vedrete la differenza, ma io potrò percepirla. Quando la muovo con attenzione, osservandola, ha in sé grazia e bellezza, possiede una quiete e un silenzio profondi.<br />
Si può camminare osservando ogni passo, quella passeggiata darà tutti i benefici di un esercizio ginnico e in più i benefici di una grande meditazione, pur nella sua semplicità.<br />
Non dovreste compiere un solo gesto inconsapevolmente. <strong>L&#8217;osservazione affilerà la vostra consapevolezza</strong>. <strong>Questa è la religione essenziale, tutto il resto non sono altro che parole</strong>. Se riesci a osservare, non occorrerà altro.</p>
<p>Non esiste altro da fare con quel servitore indisciplinato che è la mente, se non questo: stare a guardare. In apparenza sembra una soluzione troppo semplice per un problema tanto complicato. Ma questo fa parte dei misteri dell&#8217;esistenza. Il problema forse è troppo complesso, ma la soluzione può essere semplicissima.<br />
Osservare, essere testimone, essere consapevole sembrano parole elementari per risolvere l&#8217;intera complessità della mente. Una eredità di milioni di anni, una tradizione, condizionamenti, pregiudizi, come potranno scomparire con la semplice osservazione? Tuttavia, scompaiono.</p>
<p>Come diceva sempre Gautama il Buddha, se le luci della tua casa sono accese, i ladri non entrano; sapendo che il padrone è sveglio, visto che le luci sono riflesse dalle finestre, dalle porte, il ladro giudica inopportuno entrare.<br />
Quando, viceversa, le luci sono spente, i ladri sono attratti dalla casa: l&#8217;oscurità è un invito irresistibile. E come diceva Gautama il Buddha, la stessa situazione è vera per i tuoi pensieri, le tue immaginazioni, i tuoi sogni, le tue ansie, tutta la tua mente.<br />
Se è presente il testimone, è simile alla luce: quei ladri svaniscono. Mentre se quei ladri scoprono che non esiste testimone alcuno, iniziano a chiamarne altri, e altri ancora, l&#8217;invito è aperto a tutti.<br />
Si tratta di un semplice fenomeno luminoso. Nel momento in cui accendi la luce, l&#8217;oscurità scompare…<br />
La presenza del testimone è assenza della mente e l&#8217;assenza del testimone è presenza della mente.</p>
<p><strong>Nel momento in cui inizi a osservare, pian piano, con il rafforzarsi del testimone, la tua mente si indebolirà sempre di più</strong>. E nel momento in cui si rende conto che il testimone è giunto a maturità, si assoggetterà e sarà uno splendido servo. È un meccanismo, può benissimo essere utilizzato; ma se il padrone non è presente, oppure è profondamente addormentato, allora il meccanismo continua a funzionare, per quanto gli è possibile, da solo. Nessuno gli dà ordini, nessuno gli dice di fermarsi, per cui la mente, pian piano, si convince di essere il padrone, e per migliaia di anni lo è stata.</p>
<p>Quando cerchi di essere un testimone essa lotta, si sente messa in dubbio. E ha scordato completamente di essere solo un servitore. Da tempo immemorabile tu sei assente, non ti riconosce più. Ecco perché esiste tanto conflitto tra il testimone e i pensieri. Ma la vittoria finale non potrà che essere tua, perché sia la natura che l&#8217;esistenza vogliono che tu sia il padrone e che la mente sia il servitore. In questo modo le cose tornano in armonia, e la mente non può errare. In questo modo tutto è essenzialmente rilassato, silente, e fluisce verso il proprio destino.</p>
<p>Non devi fare altro che osservare: questa è l&#8217;essenza della meditazione. Esistono centododici metodi di meditazione. Io li ho visitati tutti, non dal punto di vista intellettuale. Mi ci sono voluti anni per sperimentare ognuno di quei metodi e per scoprirne l&#8217;essenza. E dopo averli sperimentati tutti, sono rimasto stupito, scoprendo che l&#8217;essenza è identica, ed è l&#8217;essere testimoni; ciò che non è essenziale in quei metodi varia, ma il centro di ognuno di loro è l&#8217;essere testimone.<br />
Per questo vi posso dire che <strong>esiste solo una meditazione nel mondo intero, e cioè l&#8217;arte dell&#8217;essere testimone</strong>. È sufficiente questo: l&#8217;osservazione opererà l&#8217;intera trasformazione del tuo essere e ti aprirà le porte della verità, della divinità, della bellezza.</p>
<p>Direi che è davvero l&#8217;essenza della meditazione. E che non c&#8217;è altro da aggiungere. Stupefacente nella sua semplicità!</p>
<p>(<em>Osho</em>)</p>
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		<title>Amore autentico e relazioni d’amore</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/amore-autentico-e-relazioni-amore/</link>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 14:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’amore non è ciò che si intende di solito. L’amore comune non è che una finzione; dietro di esso si nasconde dell’altro. L’amore autentico è un fenomeno totalmente diverso: non è un pretendere, bensì un condividere; non conosce il chiedere, ma la gioia del dare. L’amore ordinario pretende tanto e troppo, quello autentico non è per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-27733 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/amore-autentico-e-relazioni-amore.jpg" alt="Amore autentico e relazioni d’amore" width="250" height="172" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/amore-autentico-e-relazioni-amore-200x138.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/04/amore-autentico-e-relazioni-amore.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />L’amore non è ciò che si intende di solito. L’amore comune non è che una finzione; dietro di esso si nasconde dell’altro. L’amore autentico è un fenomeno totalmente diverso: non è un pretendere, bensì un condividere; non conosce il chiedere, ma la gioia del dare.</p>
<p>L’amore ordinario pretende tanto e troppo, quello autentico non è per nulla avido: esiste, semplicemente. L’amore ordinario diventa in pratica qualcosa di nauseabondo, di melenso, di insopportabile, ciò che si definisce “una sdolcinatura”. <strong>L’amore autentico è un nutrimento, rafforza la tua anima.</strong> L’amore comune non fa che nutrire il tuo ego: non il tuo sé autentico, ma quello fittizio. Ricorda: l’irreale nutre sempre ciò che è irreale, il reale nutre ciò che è reale.</p>
<p>Mettiti al servizio dell’amore autentico, cioè dell’amore al suo livello più puro, dona, condividi tutto ciò che hai, e godi nel condividere. Non farlo come un dovere, perché in tal caso tutta la gioia sparirebbe, e non pensare che stai facendo un favore all’altro, non pensarlo mai, nemmeno per un momento. L’amore non è mai un favore; al contrario, quando qualcuno riceve il tuo amore, tu hai la sensazione di ricevere un favore. L’amore è grato di essere stato ricevuto.</p>
<p><strong>L’amore non desidera mai né ricompense né ringraziamenti</strong>. Se dall’altra parte arriva della gratitudine, l’amore è sempre sorpreso; è una piacevole sorpresa, perché non c’erano aspettative.</p>
<p>Non puoi frustrare un amore autentico perché, in primo luogo, non esiste aspettativa, né puoi appagare un amore inautentico, perché è così radicato nell’aspettativa che, qualunque cosa venga fatta, risulterà sempre inadeguata. La sua aspettativa è troppo grande, nessuno può soddisfarla. Per cui l’amore inautentico provoca sempre frustrazione, mentre l’amore vero porta sempre appagamento.</p>
<p>E quando dico: “Mettiti al servizio dell’amore”, non sto dicendo di metterti al servizio di qualcuno che ami; no, nient’affatto. Non sto dicendo di metterti al servizio di un amante, ma dell’amore. Bisognerebbe venerare l’idea stessa dell’amore. Non trasformarti mai nel servitore della persona che ami, ricorda sempre che la persona che ami è solo una minuscola espressione dell’amore.</p>
<p>Servi l’amore attraverso la persona amata, in modo da non attaccarti mai a quest’ultima. E <strong>quando non si è attaccati alla persona amata, l’amore raggiunge le vette più alte</strong>. Nell’istante in cui ci si attacca, si comincia a cadere verso il basso. L’attaccamento è una forma di gravità; il non-attaccamento è grazia. L’amore inautentico è un altro nome per l’attaccamento, l’amore vero è molto distaccato.</p>
<p>Il falso amore si dimostra molto preoccupato… lo è sempre. L’amore sincero è premuroso, ma non ha preoccupazioni. Se ami davvero un uomo, ti preoccuperai di appagare il suo bisogno autentico, ma non ti curerai inutilmente delle sue sciocche e stupide fantasie. Ti prenderai cura dei suoi bisogni, ma non gli sarai vicino per soddisfare i suoi falsi desideri. Non appagherai nulla di ciò che in realtà gli farebbe del male. Per esempio, non appagherai il suo ego, anche se quest’ultimo avanzerà delle richieste. <strong>La persona troppo preoccupata, attaccata, realizzerà le pretese dell’ego</strong>: in tal caso, starai avvelenando il tuo amato. Sarai premurosa, nel senso che saprai distinguere quando non si tratta di un bisogno reale, ma di un bisogno dell’ego: in quel caso non lo soddisferai.</p>
<p><strong>L’amore conosce la compassione, non la preoccupazione</strong>. Qualche volta è duro, perché a volte è necessario essere duri. Altre volte questo amore è molto distante; se essere distanti aiuta, l’amore è distante. Altre volte ancora è molto freddo; se è necessario essere freddi, è freddo. Qualunque sia il bisogno, l’amore è premuroso, ma non preoccupato. Non soddisferà alcun bisogno inautentico, alcuna idea velenosa presente nell’altro.</p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">Due tipi d’amore</span></h2>
<p>Ci sono due tipi d’amore. C. S. Lewis ha diviso l’amore in due tipi: <strong>l’“amore-bisogno</strong>” e “<strong>l’amore</strong>&#8211;<strong>dono</strong>”. Anche Abraham Maslow divide l’amore in due tipi. Il primo lo chiama “amore-carenza” e il secondo “amore-essere”. La distinzione è significativa e dev’essere compresa.</p>
<p>L’<strong>“amore-bisogno” o l’“amore-carenza” dipende dall’altro, è amore immaturo</strong>. In realtà non è amore vero, è un bisogno. <strong>Tu usi l’altro</strong>, lo usi come un mezzo: <strong>sfrutti, manipoli, domini</strong>. In questo caso l’altro è reso succube, viene praticamente distrutto; ma anche l’altro fa esattamente la stessa cosa: tenta di manipolarti, di dominarti, di possederti, di usarti. Usare un altro essere umano non ha niente a che fare con l’amore: sembra amore, ma è una moneta falsa. Eppure questo è ciò che accade quasi al novantanove per cento della gente, perché la prima lezione d’amore l’impari nella tua infanzia.</p>
<p>Un bambino nasce e dipende dalla madre. Il suo amore verso la madre è un “amore-carenza”; ha bisogno della madre, non può sopravvivere senza di lei. Ama la madre perché è la sua vita. In realtà, non c’è amore; amerebbe qualsiasi donna: chiunque lo protegga, lo aiuti a sopravvivere, chiunque soddisfi il suo bisogno. La madre è una sorta di cibo di cui si nutre, dalla madre non riceve solo latte, ma anche amore, e anche questo è un bisogno.</p>
<p><strong>Milioni di persone rimangono infantili per tutta la vita, non crescono mai</strong>. Invecchiano, ma nella loro mente non crescono mai; la loro psicologia rimane infantile, immatura. Hanno sempre bisogno di amore. Sono sempre affamate d’amore, lo bramano come il cibo.</p>
<p><strong>L’uomo matura nel momento in cui comincia ad amare piuttosto che ad avere bisogno</strong>. Comincia a traboccare, a condividere; comincia a donare. La differenza è fondamentale. Nel primo caso ciò che importa è come avere di più; nel secondo, l’importante è come donare sempre di più e incondizionatamente. Questo significa crescita, è l’inizio della maturità.</p>
<p><strong>Una persona matura dà. Solo una persona matura può dare, perché solo una persona matura può avere</strong>. In questo caso l’amore non è dipendente, e tu puoi amare, che l’altro ci sia o no. In questo caso l’amore non è una relazione, è uno stato dell’essere. Ebbene, cosa pensi che succederebbe se tutti i miei discepoli scomparissero e io restassi solo? Pensi che farebbe qualche differenza? Cosa succede quando un fiore sboccia in mezzo a una foresta senza che ci sia nessuno ad apprezzarlo, a sentire la sua fragranza, nessuno che commenti e dica. “Che bello”, che goda della sua bellezza, che ne gioisca, nessuno con cui condividere; cosa accade al fiore in quel caso? Muore? Soffre? Si lascia prendere dal panico? Si suicida? Semplicemente continua a fiorire. Non fa alcuna differenza se qualcuno passa oppure no, è irrilevante; il fiore continua a diffondere la sua fragranza nel vento. Continua a offrire la sua gioia al Tutto.</p>
<p>E io non sono del tutto d’accordo con Lewis e Maslow. <strong>Il primo tipo di amore, quello che loro definiscono così, non è amore, è solo un bisogno</strong>. Come può un bisogno essere amore? L’amore è un lusso. E’ abbondanza. Significa possedere così tanta vita che non sai più cosa farne, quindi la condividi. Significa avere nel cuore infinite melodie da cantare; che qualcuno ascolti o no è irrilevante. Anche se nessuno ascolta, devi comunque cantare, devi danzare la tua danza. Gli altri possono ricevere, o perdere l’opportunità, ma per quanto ti riguarda, l’amore scorre e trabocca. I fiumi non fluiscono per te, lo fanno che tu ci sia o no. Essi non scorrono per la tua sete, per i campi assetati; semplicemente scorrono. Tu puoi lenire la tua sete, o puoi perderne l’opportunità… dipende da te. In realtà il fiume non stava scorrendo per te, semplicemente scorreva.</p>
<p><strong>Quando dipendi dall’altro c’è sempre miseria</strong>. Nel momento in cui sei dipendente, cominci a sentirti miserabile, poiché la dipendenza è schiavitù. Allora cominci a vendicarti in modi sottili, perché la persona da cui devi dipendere acquista potere su di te. A nessuno piace essere dipendente, perché la dipendenza uccide la libertà, e l’amore non può fiorire nella dipendenza. L’amore è un fiore della libertà: ha bisogno di spazio, di spazio assoluto. L’altro non deve interferire. E’ una realtà molto sottile.</p>
<p><strong>Quando sei dipendente, l’altro certamente ti dominerà, e tu cercherai di dominare</strong> <strong>l’altro</strong>. Questa è la lotta che ha luogo tra i cosiddetti amanti; essi sono nemici intimi: continuamente in lotta. Certo, l’amore è molto raro; lottare è la regola, amare è un’eccezione. Ed essi tentano di dominare in tutti i modi, persino attraverso l’amore. Questo non è amore, è una continua contrattazione.</p>
<p><strong>L’amore accade soltanto quando sei maturo</strong>. Diventi capace di amare solo quando sei cresciuto. Quando sai che l’amore non è un bisogno ma un traboccare… “amore-essere”… “amore-dono”… in questo caso dai senza condizioni.</p>
<p>Il primo tipo, il cosiddetto amore, deriva dal profondo bisogno dell’altro, mentre l’”amore-dono” fluisce o trabocca da una persona matura a un’altra, è frutto dell’abbondanza; si viene inondati d’amore. E’ in te e comincia a muoversi intorno a te, proprio come quando accendi una lampada e la luce comincia a diffondersi nell’oscurità. L’amore è un derivato dell’essere: quando tu sei, hai l’aura dell’amore intorno a te; quando non sei, non ce l’hai. E quando non ce l’hai, chiedi all’altro di darti amore. Sei un mendicante. E l’altro chiede a te di darglielo. Due mendicanti che tendono le mani l’uno di fronte all’altro, ed entrambi sperano che l’altro abbia l’amore… ovviamente entrambi alla fine si sentiranno sconfitti, entrambi si sentiranno ingannati. Che l’altro avesse l’amore era una tua proiezione. Se la tua proiezione è sbagliata, cosa può farci l’altro? E anche l’altro si sente ingannato, perché a sua volta sperava che l’amore fluisse da te. entrambi speravate che l’amore sarebbe fluito dall’altro, e en eravate entrambi privi. Come sarebbe potuto nascere l’amore? Al massimo potrete essere miserabili insieme.</p>
<p>Da solo ti sentivi frustrato, ora vi sentite frustrati insieme. E getti le responsabilità sull’altro… l’altro ti sta rendendo infelice… Hai trovato un capro espiatorio per la tua infelicità… Ma la miseria rimane…</p>
<p><strong>Ebbene questo è il paradosso: coloro che si innamorano non hanno amore, ecco perché si innamorano</strong>. E poiché non hanno amore, non possono darne.</p>
<p>E ancora una cosa: <strong>una persona immatura si innamora sempre di un’altra persona immatura</strong>, perché parlano la stessa lingua. Una persona matura ama una persona matura. Una persona immatura ama una persona immatura.<br />
Puoi continuare a cambiare marito e moglie mille volte, troverai di nuovo lo stesso tipo di persona e la stessa miseria ripetuta in forme diverse.</p>
<p>Il problema di base nell’amore è che prima devi diventare maturo, allora troverai un partner maturo; le persone immature non ti attireranno affatto. E’ proprio così. Se hai venticinque anni non ti innamori di un bambino di due. Quando sei una persona matura psicologicamente, spiritualmente, non ti innamori di un bambino. Non succede, non può succedere. Lo vedi anche tu quanto sarebbe assurdo.</p>
<p>In effetti, una persona matura non si innamora, si eleva nell’amore. L’espressione inglese <em>fall in love</em>, “cadere in amore”, non è corretta. Solo le persone immature cadono; inciampano e cadono in amore. Non hanno l’integrità che permette loro di stare sole, trovano una persona e si perdono.</p>
<p>Una persona matura possiede l’integrità per essere sola. E quando una persona matura dà amore, lo dà senza vincoli: semplicemente dona. Quando una persona matura dà amore, ti è grata per averlo accettato, non viceversa. Non si aspetta che tu le sia riconoscente, non ha neppure bisogno dei tuoi ringraziamenti. Ringrazia te per aver accettato il suo amore.</p>
<p>E quando due persone mature sono in amore, accade uno dei più grandi paradossi della vita, uno dei fenomeni più belli: sono insieme e tuttavia tremendamente sole, sono insieme al punto da essere quasi una sola persona, ma la loro unità non distrugge la loro individualità, anzi l’aumenta: diventano più individui. Due persone mature in amore si aiutano a vicenda per diventare più libere, senza politica, né diplomazia, né tentativi di dominare. Come puoi dominare la persona che ami?</p>
<p>Pensaci. Il dominio ha a che fare con l’odio, con la rabbia, con l’ostilità. <strong>Come puoi pensare di dominare qualcuno che ami?</strong> Vorresti vederlo totalmente libero, indipendente, gli vorresti dare maggior individualità. Ecco perché lo definisco il più grande paradosso: persone simili sono insieme a tal punto da essere quasi uno, ma in quell’unità sono ancora individui. Le loro individualità non sono cancellate, si sono rafforzate. La libertà le ha arricchite entrambe.</p>
<p><strong>Le persone immature che cadono in amore distruggono a vicenda la propria libertà</strong>, creano un legame, una prigione. <strong>Le persone mature in amore si aiutano a essere libere</strong>; si aiutano l’un l’altra a distruggere ogni tipo di legame. E quando l’amore fluisce nella libertà c’è bellezza. Quando l’amore fluisce nella dipendenza c’è bruttezza.</p>
<p>Ricorda, <strong>la libertà è un valore più alto dell’amore</strong>. Quindi se l’amore distrugge la libertà, non ha alcun valore. L’amore può essere lasciato cadere; la libertà dev’essere salvata. È un valore più elevato. E senza libertà non potrai mai essere felice, non è possibile. Libertà è il desiderio intrinseco di ogni uomo, di ogni donna: libertà totale, assoluta. Ecco perché si inizia a odiare tutto ciò che è distruttivo nei confronti della libertà.</p>
<p>Non odi forse l’uomo che ami? Non odi la donna che ami? E’ un male necessario, devi tollerarlo. poiché non sei in grado di stare da solo devi riuscire a stare con qualcuno, e devi adeguarti alle richieste dell’altro. Devi tollerare, devi sopportarle.</p>
<p>L’amore, per essere vero, dev’essere “amore-essere”, “amore-dono”. “Amore-essere” indica uno stato dell’amore. Quando sei arrivato a casa, quando hai conosciuto chi sei, allora un amore sorge nel tuo essere. Allora la fragranza si diffonde e tu puoi donarla ad altri. Come puoi perdonare qualcosa che non hai? per darlo, il primo requisito essenziale è possederlo.</p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">Il vero amore</span></h2>
<p>Di solito chi si vuole bene, il cosiddetto bene, ha molta paura dell’altro e della sua <strong>indipendenza</strong>. Ne ha molta paura perché ritiene che se l’altro è indipendente, non avrà più bisogno di lui e quindi lo metterà da parte. Pertanto la moglie farà in modo che il marito rimanga in uno stato di dipendenza, di perenne bisogno, perché lei sia sempre importante. E il marito cercherà in ogni modo di fare sì che la moglie abbia sempre bisogno di lui per poter essere importante. Questo è un baratto e c’è sempre conflitto, battaglia. La lotta è semplicemente dovuta al fatto che ognuno ha bisogno della propria libertà.</p>
<p>L’amore lascia posto alla libertà; non solo le lascia posto, la rafforza. <strong>Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore</strong>. Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano. Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore.</p>
<p>Fa in modo che questo sia il tuo criterio: la libertà è il criterio; l’amore ti dà libertà, ti rende libero, ti affranca e quando sarai completamente te stesso, proverai gratitudine per la persona che ti ha aiutato. Lui, o lei, ti hanno reso libero e l’amore non si è trasformato in possessività.</p>
<p><strong>Quando l’amore si deteriora, diventa possessività, gelosia, lotta per il potere, politica, dominio, manipolazione e migliaia di altre cose, tutte orribili</strong>. Quando l’amore si libra alto nel più puro dei cieli è libertà, libertà totale.</p>
<p>Ama incondizionatamente. In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Quando avrai dato senza condizioni, ti sarà reso moltiplicato per mille.</p>
<p>Quando ti aspetti qualcosa e nutri quindi delle aspettative, l’altro sente che lo stai usando. Potrà dirtelo oppure no, comunque si sentirà manipolato. E quando si verifica questo tipo di strumentalizzazione, sorgerà il desiderio di ribellarsi, perché va contro l’intimo bisogno dell’anima. L’atto più immorale del mondo è usare qualcuno come mezzo. Ciascun essere è di per se stesso un fine. L’amore ti tratta come un fine e non devi essere trascinato da alcuna aspettativa.</p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">L’amore è uno stato dell’essere</span></h2>
<p>&#8220;Quello che è reale non è la relazione, ma la condizione; una persona non è innamorata, ma è amore. Quando parlo di amore, ricordati questo: sto parlando della condizione dell&#8217;amore. Sì, la relazione va benissimo, ma la relazione sarà falsa se non hai raggiunto la condizione dell&#8217;amore. Allora la relazione non solo è una presunzione, ma è una presunzione pericolosa, perché ti può ingannare; ti può dare l&#8217;idea che sai cosa sia l&#8217;amore, e tu non lo sai. L&#8217;amore è fondamentalmente una condizione dell&#8217;essere; una persona non è innamorata, ma è amore.</p>
<p>E quell&#8217;amore non nasce dall&#8217;innamorarsi di qualcuno. Quell&#8217;amore nasce dall&#8217;andare dentro &#8211; non è cadere innamorati, ma elevarsi, alzarsi in volo, più in alto di se stessi. una sorta di superamento. Un uomo è innamorato quando il suo essere è silenzioso; è il canto del silenzio. Un Buddha è amore, un Gesù è amore &#8211; non innamorato di una persona in particolare, ma semplicemente amore. Il loro stato d&#8217;animo è amore. Non è rivolto verso qualcuno in particolare, si espande in tutte le direzioni. Chiunque si trovi vicino a un Buddha lo percepirà, sarà inondato da esso, si immergerà in esso. Non può che essere così.</p>
<p>L&#8217;amore non conosce condizioni, né se, né ma. L&#8217;amore non dice mai: &#8220;Soddisfa queste esigenze, allora ti amerò&#8221;. L&#8217;amore è come respirare: quando accade tu sei semplicemente amore. Non importa chi ti si avvicina, se il peccatore o il santo. Chiunque ti venga vicino inizia a sentire le vibrazioni dell&#8217;amore, si rallegra. L&#8217;amore è donare incondizionatamente, ma solo quelli che hanno sono capaci di dare.&#8221;</p>
<p>&#8220;La relazione è una struttura e l&#8217;amore non è strutturato. Così l&#8217;amore si relaziona, certamente, ma non diventa mai una relazione. L&#8217;amore è un processo passo dopo passo. Ricordatelo. L&#8217;amore è una condizione del tuo essere, non una relazione. Ci sono persone amorevoli e ci sono persone non amorevoli. Le persone non amorevoli fanno finta di essere amorevoli attraverso la relazione. Le persone amorevoli non hanno bisogno di avere una relazione; l&#8217;amore è sufficiente.</p>
<p>Sii una persona amorevole piuttosto che in una relazione d&#8217;amore, perché le relazioni un giorno ci sono e un altro giorno spariscono. Sono fiori; al mattino sbocciano, di sera sono appassiti.</p>
<p>Ma per le persone è difficile essere amorevoli, allora creano una relazione, e in questa maniera si illudono che &#8220;Ora sono una persona amorevole perché sono in una relazione&#8221;. Ed è possibile che la relazione sia solo un monopolio, possessività, esclusività.</p>
<p>È possibile che la relazione sia solo per paura, può non aver niente a che fare con l&#8217;amore. È possibile che la relazione sia solo una sorta di sicurezza, finanziaria o altro. Si ha bisogno della relazione solo perché non c&#8217;è l&#8217;amore. La relazione è un sostituto.</p>
<h2><span style="color: #1c3b4f;">Amare e avere bisogno d’amore sono due cose diverse</span></h2>
<p>&#8220;Riempite la vostra vita di amore. Ma voi direte: &#8220;Noi amiamo sempre&#8221;. E io vi dico, voi amate raramente. Forse desiderate l&#8217;amore… e c&#8217;è una grandissima differenza tra queste due cose. Amare e avere bisogno di amore sono due cose completamente diverse. La maggior parte di noi rimane come un bambino per tutta la vita, perché tutti sono alla ricerca di amore. Amare è una cosa molto misteriosa; desiderare ardentemente l&#8217;amore è una cosa molto infantile. I bambini piccoli vogliono amore; quando la madre dà loro amore, crescono. Vogliono amore anche da altri e la famiglia li ama. Poi quando diventano grandi, se sono mariti vogliono amore dalle loro mogli, se sono mogli vogliono amore dai loro mariti.</p>
<p>E <strong>chiunque voglia amore soffre, perché non si può chiedere amore, l&#8217;amore si può solo dare</strong>. Quando volete amore, non potete avere nessuna certezza di ottenerlo. E se anche la persona da cui vi aspettate amore si aspetta amore da voi, questo è un problema. Sarà come se due mendicanti si incontrassero e chiedessero l&#8217;elemosina assieme. In tutto il mondo ci sono problemi matrimoniali tra mariti e mogli, e l&#8217;unica ragione di ciò è che entrambi si aspettano amore dall&#8217;altro e non sono capaci di dare amore.</p>
<p>Pensateci un po&#8217; su, al vostro costante bisogno d&#8217;amore. Volete che qualcuno vi ami, e se qualcuno vi ama vi sentite bene. Ma quello che non sapete è che l&#8217;altro vi ama solo perché vuole che lo amiate. È proprio come qualcuno che va a pescare: non lancia l&#8217;esca per dar da mangiare al pesce, la lancia per catturare il pesce. Non la vuole dare al pesce, lo fa solo perché vuole il pesce. Tutte le persone innamorate che vedete intorno a voi stanno solo lanciando esche per ottenere amore. Una persona lancia l&#8217;esca per un po&#8217;, fino a che l&#8217;altro inizia a sentire che c&#8217;è una possibilità di ottenere amore da questa persona. Allora anch&#8217;egli inizierà a mostrare dell&#8217;amore, fino a che alla fine capiranno che entrambi sono dei mendicanti. Hanno commesso un errore: entrambi avevano creduto che l&#8217;altro fosse un imperatore. E quando entrambi capiscono che non stanno ricevendo amore dall&#8217;altro, iniziano gli attriti.&#8221;</p>
<p>(<em>Osho – Con te e senza di te</em>)</p>
<hr />
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		<title>La teoria dei buchi</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 15:37:31 +0000</pubDate>
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<p>Prendiamo per esempio la qualità del valore, della stima di sé. Quando perdete il contatto con il vostro valore, provate un senso di deficienza, di inferiorità, e cercate di riempire il buco con valori fasulli provenienti dall’esterno: approvazione, lodi, e così via.</p>
<p>Tutti voi avete una quantità di buchi, ma di solito non ne siete coscienti, mentre siete invece coscienti dei vostri desideri: “Voglio questo, voglio quello, voglio essere lodato, voglio avere successo, voglio essere amato da questa persona, voglio questa o quella esperienza”. <strong>La presenza di desideri e di bisogni indica l’esistenza di buchi</strong>.</p>
<p><strong>Tali buchi si producono durante l’infanzia</strong>, generalmente come risultato di esperienze traumatiche o di conflitti con l’ambiente. In alcune circostanze è facile perdere il contatto con una qualità. Forse i vostri genitori non vi apprezzavano, non davano importanza ai vostri desideri o alla vostra presenza. Il loro modo di fare vi faceva pensare di non essere importanti, perché il vostro valore essenziale non veniva visto o scoraggiato. Siete così rimasti tagliati fuori da questa parte di voi, e al suo posto si è formato un buco, una deficienza.</p>
<p>A causa di tale mancanza, ogni volta che avete un rapporto con qualcuno (e più profondo è il rapporto, più questo accade), cercate di riempire il buco con ciò che credete o sperate di ricevere dall’altro. <strong>Vi apprezzate perché l’altro vi apprezza</strong>, ma non siete consapevoli di riempire un vostro buco con il suo apprezzamento, sapete solo che quando siete con lui (o con lei), vi sentite pieni, vi sembra di avere un valore reale, mentre invece il vostro inconscio sa che è l’altro ad avere il valore che vi manca. Tutto ciò che l’altro vi dà è una parte di voi, parte della pienezza che provate.</p>
<p>Non essendo consapevoli che la parte dell’altro che vi fa sentire il vostro valore è qualcosa di separato da voi, la avvertite come una parte di voi, che riempie il buco. Non siete consapevoli del buco, sapete soltanto che vi sentite pieni. Se l’altro muore, o se il rapporto finisce, non perdete l’altra persona, ma perdete ciò che riempiva il buco. La perdita dell’altro quindi non è la perdita di una persona separata, ma è la perdita di voi stessi, perché quella persona rappresentava una parte di voi: <strong>perdendo lei sentite di aver perso una parte di voi</strong>, e quindi avvertite un buco.<br />
Per questo la separazione è così dolorosa: avete la sensazione che qualcosa sia stato strappato via dal vostro corpo; la ferita e il dolore dipendono dalla perdita. A volte vi sembra di aver perso il cuore, a volte la sicurezza, la forza, la volontà, secondo il buco che l’altro riempiva per voi. Egli vi dava volontà, forza, aiuto o stima, e quando lo perdete, vi accorgete della parte di voi che vi manca.</p>
<p>Questo è il significato dell’espressione “siamo fatti l’uno per l’altro”. <strong>Ciascuno riempie i buchi dell’altro</strong>, perciò i due non si sentono più entità separate, ma un essere unico. Se si separano, si evidenziano numerosi buchi, ma se vivono insieme, si sentono pieni e completi, sono complementari, costituiscono un tutto. <strong>Un’altra persona</strong>, però <strong>raramente può riempire tutti i vostri buchi</strong>. Anche se avete rapporti con molta gente, infatti, i vostri buchi non si riempiono tutti: ne resta sempre qualcuno vuoto, che vi fa continuare a essere insoddisfatti. Inoltre, <strong>anche i buchi pieni non sono mai riempiti in modo perfetto</strong>, non appena l’altro cambia un poco, oppure dice qualcosa che vi fa star male, avvertite il buco, la deficienza. “Anche lui, in fondo, pensa che non valgo niente”. Provate rabbia e dolore, perché il buco si è aperto. Così l’insoddisfazione continua. L’altro non riempirà mai perfettamente i vostri buchi, specialmente se desidera che siate voi a riempire i suoi.</p>
<p>Ogni cambiamento si ripercuote sui buchi: alcuni si vuotano, altri si riempiono. La persona deve adattarsi a riempire i buchi in un altro modo, e questo di solito significa che deve affrontarli, diventando consapevole della loro presenza e riuscendo magari a comprenderli.</p>
<p>Adesso potete capire meglio perché perdere qualcuno che vi è stato vicino, qualcuno con cui eravate molto intimi, è così doloroso. Dopo aver passato molto tempo con quella persona, eravate abituati a considerarla parte di voi, per cui perderla è come perdere una parte di voi stessi.</p>
<p>A questo punto bisogna considerare un altro aspetto: quando sperimentate una perdita e una separazione, avete la possibilità di notare che ciò che vi riempiva non faceva parte di voi. <strong>Se accettate il dolore della perdita senza tentare di coprirlo con qualcos’altro, potete sentire il vuoto</strong>, e scoprire il buco; e se vi permettete di sentire la deficienza, potete trovare la parte essenziale di voi con cui riempire il buco dall’interno, una volta per tutte. In effetti, non si tratta neppure di un riempimento, ma dell’eliminazione totale del buco e delle identificazioni che lo producevano. In tal modo rientrate in possesso dei una parte di voi, collegandovi con la parte di essenza che avevate perso, e che credevate di poter ricevere solo da qualcun altro.</p>
<p>E’ un processo che può essere molto doloroso. Molti provano una perdita di autostima quando una relazione finisce. Ma se rimanete in contatto con ciò che sentite, e vi chiedete: “Come mai mi sento così privo di valore, annientato, solo perché quella persona non è più con me? Perché questo deve farmi sentire così poco degno di stima?” Se accettate questo sentimento senza tentare di riempirlo, considerandolo con attenzione e cercando di comprenderlo, scoprirete il buco. Se capirete da dove viene la deficienza, potrete anche ricordare l’evento o la serie di eventi che hanno causato la perdita di autostima.</p>
<p>Generalmente, un buco viene riempito con quella parte della personalità che ricorda ciò che è stato perso, la situazione che ha causato la perdita, il dolore e i conflitti che ne sono derivati. <strong>Se affronterete il dolore fino in fondo, arrivando vicino al buco, troverete il ricordo di quello che avete perduto, e l’essenza tornerà a fluire</strong>.</p>
<p><strong>Ogni perdita profonda è un’opportunità per crescere</strong>, per capire più cose su di voi, per scoprire buchi che credevate potessero essere riempiti solo dagli altri. Spesso, invece, vi difendete tenacemente dall’idea di sentire profondamente una perdita, perché volete evitare di sentire il buco. Non sapete che il senso di deficienza è il sintomo di una perdita più profonda, la perdita dell’essenza, che però può essere recuperata. Pensate che il buco rappresenti la vostra realtà più profonda, e che al di là di esso non ci sia nient’altro. La sensazione di essere fatti male, di possedere dentro qualcosa che non funziona è il modo in cui il buco si manifesta alla coscienza. Fareste qualsiasi cosa pur di non avvertire la deficienza, perché siete convinti che avvicinandovi troppo al buco, ne sareste inghiottiti. Se il lavoro su voi stessi vi porta, per esempio, vicino al buco dell’amore, potete sentirvi minacciati da una solitudine e da un vuoto devastanti.<br />
Ma nel lavoro che facciamo qui, abbiamo visto una cosa sorprendente: <strong>quando non ci si difende più dalla sensazione prodotta dalla percezione del buco, l’esperienza in sé non è dolorosa</strong>. Si avverte semplicemente un vuoto, un’area in cui non c’è niente; ma questo niente non è minaccioso, è uno spazio. Tale spazio permette all’essenza di emergere, ed è solo l’essenza che può eliminare il buco, la mancanza interna.</p>
<p>La società vi insegna a cercare fuori di voi i materiali per riempire i buchi (apprezzamento, amore, forza, ecc.) abituandovi a considerare molto bello fare qualcosa per gli altri, innamorarsi, avere un lavoro interessante, cose del genere. <strong>La società è organizzata in modo che le persone si riempiano i buchi a vicenda</strong>, perché essa deriva dalla falsa personalità, che sostiene e nutre la nostra civiltà.</p>
<p>Tutti gli strati di false emozioni sono la conseguenza del mancato contatto con i sentimenti reali. Sono veri, perché li provate, ma allo stesso tempo non lo sono, perché nascono dalla perdita di ciò che in voi è reale. Si tratta di una differenza molto importante. Quando perdete un sentimento, l’emozione tenta di prendere il suo posto per cui, prestando attenzione alle emozioni, potete arrivare a scoprire il sentimento che avete perso, e provarlo nuovamente. Vi accorgete così che il sentimento reale della stima di sé è molto diverso dai falsi sentimenti che coprivano e proteggevano quel buco. Le emozioni sono reazioni, mentre le manifestazioni dell’essenza (come la stima di sé) sono stati dell’Essere.</p>
<p>(<em>Almaas &#8211; Il cuore del diamante</em>)</p>
<hr />
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		<title>Essenza e Personalità</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/essenza-e-personalita/</link>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 15:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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<p><strong>L’essenza tuttavia non sparisce</strong>. Ignorata, non riconosciuta e persino rifiutata e danneggiata in molti modi, si protegge nascondendosi sotto la personalità. Non c’è nulla di male nell’avere una personalità, anzi è necessario averla, perché senza di essa non sarebbe possibile sopravvivere. Se pensate però che la personalità rappresenti il vostro vero essere, distorcete la realtà, perché voi <em>non</em> <em>siete</em> la vostra personalità, che è composta di esperienze del passato, di idee, di nozioni, di identificazioni. Sviluppando l’essenza personale (nascosta dalla personalità), avete la possibilità di diventare veri individui, ma questa possibilità è spesso inibita dal vostro ego, cioè dal vostro senso acquisito di identità.</p>
<p>Una persona che crede di essere il suo ego, le sue identificazioni, le sue idee e le sue esperienze passate, non è nel mondo, ma “del mondo”, in quanto non è cosciente del suo vero essere, della sua essenza. Generalmente, è difficile comprendere questo concetto, a meno che di tanto in tanto non si abbia un barlume di consapevolezza dell’essenza.</p>
<p><strong>L’ego, o il senso di identità dell’ego, prende quindi il posto di ciò che definiamo la “vera identità”</strong>, la personalità complessiva prende il posto dell’essenza, come un sostituto, un impostore. Il mondo è sempre il mondo: è lo stesso sia per l’essenza che per la personalità; quello che cambia è il modo di vederlo. Una persona che “non è nel mondo ma del mondo” è orientata verso la personalità anziché verso l’essenza.</p>
<p>Vediamo alcuni esempi di come l’identificazione con la personalità distorca la realtà, e conduca inevitabilmente alla sofferenza. Affrontare le sfide del mondo, raggiungere l’indipendenza, divenire forti, avere successo, sono mete che molti perseguono. Quasi tutti hanno questi obiettivi, che possono essere però orientati verso la personalità o verso l’essenza. Questi due modi di porsi rispetto a essi sono molto diversi. Trovare il proprio posto nel mondo ed essere indipendenti sono modi per costruire e affermare l’aspetto personale dell’essenza: rappresentano una realizzazione interiore. Nell’uomo esiste un profondo desiderio di realizzare la sua vera natura (di esprimere la sua vera identità), di essere indipendente, e non influenzato dall’inconscio o dal passato. Essere davvero indipendenti significa non dipendere dal passato; essere realmente se stessi vuol dire liberarsi da tutte le identificazioni che hanno contribuito a costruire un falso senso di identità. Essere ciò che siete veramente non dipende dal vostro agire nel mondo. Qualunque cosa facciate può essere un’espressione di chi siete, ma non vi definisce. <strong>Quando siete la vostra essenza personale, la vostra vera identità, ogni vostra azione è orientata verso l’essenza</strong>. Di solito pensate che il lavoro da voi scelto, qualunque esso sia, vi farà sentire chi siete realmente; ma ciò significa che vi identificate con una parte del mondo, distorcendo la realtà.</p>
<p>Generalmente, quando un individuo comincia a incamminarsi sul sentiero dello sviluppo spirituale, non ha nessuna idea della differenza tra le scelte motivate dalla personalità e quelle motivate dall’essenza; può avere vaghi desideri e preferenze e pensare che operare una scelta piuttosto che un’altra lo aiuterà ad essere se stesso; ma non possiede un chiaro principio guida.<br />
Inoltre, a causa delle identificazioni dell’ego, egli crede a ciò che la sua personalità lo spinge a fare, e difende con molta forza tali “scelte”: “Questo sono io, questo è ciò che è meglio fare”. Ogni volta che i suoi piani per il futuro vengono messi in discussione, lui stesso si sente minacciato, visto che dalla loro riuscita dipende la sopravvivenza stessa di tutte le sue convinzioni. <strong>La spinta della personalità verso l’indipendenza e l’identità è quindi in realtà un riflesso distorto del desiderio di realizzare un certo aspetto dell’essenza</strong>, quello che chiamiamo aspetto personale. In alcune storie sufi questo è definito “la perla preziosa della principessa”, o “la perla senza prezzo”. Si narra spesso della principessa (l’essenza personale) che viene liberata da una prigione (la personalità, la parte falsa di noi stessi). In altri insegnamenti, la ricerca dell’essenza personale è rappresentata dalla ricerca di una gemma preziosa.</p>
<p>Come potete applicare il principio di “<strong>essere nel mondo ma non del mondo</strong>”? Continuate a fare ciò che fate; continuate pure a lavorare come medici, giardinieri, madri, eccetera, ma senza mai dimenticare che si tratta solo di un riflesso di qualcos’altro, perché ciò che desiderate profondamente è realizzare una parte di voi; la maggior parte dei vostri sforzi è diretta verso la comprensione e la realizzazione di quella parte. Se vivete in questo modo, è vero che siete nel mondo, ma la vostra motivazione è diversa: non siete del mondo. Il vostro obiettivo non è di essere un medico, un giardiniere o una madre, bensì di trovare la perla preziosa, la vostra essenza personale. Se siete medici, potete ottenere un’onorificenza dopo l’altra; se siete avvocati, potete diventare famosi. Ma <strong>non vi sentirete realizzati se non troverete la perla</strong>; vi sentirete costretti a fare sempre di più, a impegnarvi maggiormente, a provare più cose a voi stessi, e così via. Passerete tutta la vita lottando per ottenere risultati migliori, senza però mai sentirvi realizzati.</p>
<p>Non fraintendetemi, non dico che non dobbiate impegnarvi in ciò che fate; non vi consiglio di passare il tempo a casa, seduti a pensare alla perla preziosa. Dico che qualunque cosa facciate non può essere altro che un riflesso distorto della realtà, finché non vi orienterete verso l’essenza, finché non la realizzerete.</p>
<p>Una volta capito che siete la vostra essenza personale, quello che fate non importa più tanto. <strong>Scegliete ciò che migliora ed espande il vostro vero sé</strong>, perché non si potrà mai essere un autentico senso di realizzazione, se non realizzate la parte essenziale di voi stessi, niente può sostituirla.</p>
<p>Prendiamo un altro esempio: <strong>riuscire a stare insieme a qualcun altro rimanendo indipendenti</strong>.<br />
Vi sembra che avere un rapporto intimo con un altro significhi sacrificare una parte di voi stessi, scendendo a compromessi, ma voi non volete questo: volete sentirvi indipendenti. Volete sentirvi vicini all’altra persona, volete amare ed essere amati, ma volete restare comunque voi stessi, senza sacrificarvi o accettare compromessi.<br />
Per fare questo, innanzitutto è necessario capire che la sensazione di fondersi completamente, di sciogliersi nel piacere, è uno stato dell’essenza che potete raggiungere anche da soli, senza bisogno della presenza di qualcun altro. Si tratta di una sensazione che potete provare dovunque, da soli, con il vostro gatto, con il tappeto, con l’automobile, con un’altra persona, e così via. L’idea di aver bisogno di qualcuno per provare il senso di unione è molto forte: “Se potessi sciogliermi tra le tue braccia, se tu mi amassi, tuto sarebbe meraviglioso”, tanto che per la maggior parte delle persone è più facile sperimentare questo stato insieme a qualcun altro, proprio perché questa è la condizione che in genere si crede necessaria. In realtà, ciò che è necessario è mettersi alla ricerca di un aspetto specifico dell’essenza. Essere “nel mondo ma non del mondo”, in questo caso non significa dimenticare i rapporti con gli altri, e andarsene al polo nord per fondersi con gli iceberg. Se volete farlo va bene, ma non ha molta importanza. E’ invece importante che vi guardiate dentro, per scoprire quali sono le barriere che vi impediscono di raggiungere quella parte di voi che può fondersi, indipendentemente dal fatto cha abbiate o meno una relazione con qualcuno.</p>
<p>C’è un altro aspetto dell’“essere nel mondo ma non del mondo” che voglio sottolineare: si tratta della capacità di distinguere tra ciò che è essenza e ciò che non lo è, riconoscendo che l’essenza è un fattore reale, operante dentro di noi.<br />
<strong>Dal momento in cui è riconosciuta, l’essenza si sviluppa rapidamente</strong>; il riconoscimento la fa prosperare, mentre il mancato riconoscimento la fa rimanere dormiente. nel momento in cui la riconoscete, l’essenza comincia a crescere, si nutre di luce.</p>
<p>(<em>Almaas &#8211; Il cuore del diamante</em>)</p>
<hr />
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		<title>Considerazioni su Osho</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/considerazioni-su-osho/</link>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 07:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ciao Roberto, da un po’ di tempo ho scoperto il tuo sito&#8230; mi piace leggere le tue risposte e ho la sensazione che ti sia successo qualcosa di “reale”&#8230; Ti scrivo perché sto attraversando un periodo molto doloroso in cui mi sembra di aver perso il contatto con l’Amore e di non sentire più niente&#8230; Osho [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 85">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><em><img class="size-full wp-image-27638 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/considerazioni-su-osho.jpg" alt="Considerazioni su Osho" width="250" height="249" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/considerazioni-su-osho-66x66.jpg 66w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/considerazioni-su-osho-150x150.jpg 150w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/considerazioni-su-osho-200x199.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/considerazioni-su-osho.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Ciao Roberto,</em><br />
<em> da un po’ di tempo ho scoperto il tuo sito&#8230; mi piace leggere le tue risposte e ho la sensazione che ti sia successo qualcosa di “reale”&#8230; Ti scrivo perché sto attraversando un periodo molto doloroso in cui mi sembra di aver perso il contatto con l’Amore e di non sentire più niente&#8230; Osho non vibra più nel mio cuore e la mente è tormentata dai dubbi&#8230;</em><br />
<em> In questo senso anche la lettura del testo di Calder “Acharya Rajneesh and the lost truth” mi ha turbato profondamente.</em><br />
<em> Vivo nella struggente nostalgia di quello che ho vissuto in passato, quando mi sentivo in comunione col Maestro, con la Vita, con&#8230; il fatto di esserci, di esistere&#8230; Finirà un giorno questo dolore?</em></p>
<p>Ciao Massimo, se avessi compreso profondamente il tuo Maestro, ora questi dubbi non ti sfiorerebbero&#8230;<br />
Osho non si è mai stancato di ripetere di non accettare incondizionatamente le sue parole ma di sperimentarne la validità, verificarne la veridicità personalmente, prima di riconoscerne eventualmente il valore. Nei suoi discorsi ha sempre sostenuto con vigore che le verità si assimilano soltanto attraverso l’esperienza esistenziale e non per mezzo di una comprensione intellettuale&#8230;</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 86">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Del suo pensiero si deve accettare soltanto ciò che si è verificato esistenzialmente, lasciando in forse le sue affermazioni non ancora sperimentate in prima persona. In questo modo niente e nessuno al mondo potrà sottrarci la parte di gioia conquistata “sul campo”, e, con pazienza, tranquillità e acquisita padronanza del metodo, potremo portare avanti la nostra ricerca attraverso un procedimento ben collaudato: intuizione di una potenziale verità, rigorosa verifica esistenziale, incorporazione o rifiuto della stessa&#8230;</p>
<p>Se si entra in comunione con l’esistenza appoggiandosi sulle spalle di un altro, il successo sembra giungere più rapido ma è solo un’illusione. Non esistono scorciatoie, aggirando gli ostacoli non si arriva da nessuna parte&#8230; Sono sufficienti poche parole a toglierci tutto ciò che poche parole ci avevano donato&#8230;</p>
<p>Quelle dei maestri sono semplici indicazioni (anche se infinitamente preziose); ogni individuo deve trovare una propria verità, necessariamente diversa da quella di ogni altro essere umano. Non si tratta di “capire”, ma di affrontare le proprie paure, e le circostanze esistenziali in cui si manifestano le nostre paure sono diverse per ognuno di noi&#8230;</p>
<p><strong>Dobbiamo diventare un Buddha o un Gesù</strong>, <strong>idealizzarli è perfettamente inutile</strong>, una semplice folata di vento può portarci via la conoscenza che sembrava appartenerci in modo indissolubile&#8230;</p>
<p>Proviamo a formulare <strong>alcune ipotesi sulle critiche rivolte a Rajneesh</strong>:</p>
<ol>
<li>Quello che affermano i detrattori di Osho è falso;</li>
<li>Quello che affermano i detrattori di Osho è vero ma le sue azioni in apparenza criticabili traevano origine da motivazioni diverse da quelle addotte dai suoi denigratori (anche Socrate e Gesù sono stati condannati da individui che non comprendevano il loro agire&#8230;);</li>
<li><span style="line-height: 1.5;">Quello che affermano i detrattori di Osho è vero per le motivazioni egoiche e biasimevoli da loro addotte (del resto, il corpo-mente “Rajneesh” è una macchina come altre, causa malattia o sopraggiunte smanie di potere o altro, potrebbe aver “funzionato male” in alcune occasioni, rare o frequenti che siano&#8230;).</span></li>
</ol>
<p><strong>In ogni caso per noi cosa cambia?</strong> Finché non ne avremo accertato personalmente la veridicità dovremo continuare a dubitare delle sue parole e quando invece le avremo “rese nostre” che importanza ha se chi le ha pronunciate sia stato un assiduo frequentatore dei peggiori bar di Caracas o un vero maestro? Perdere tempo a disquisire sulla moralità delle azioni dei vari maestri invece di sperimentarne a fondo quelle che il nostro cuore percepisce come verità vere è soltanto il solito ozioso gioco dell’ego che ne inventa di tutte per non farsi da parte&#8230; Quando le corde del nostro cuore risuonano al tintinnio di una potenziale verità profonda il passo successivo è quello di sperimentarla a lungo esistenzialmente prima di accettarla o rifiutarla&#8230;</p>
<p>Dal canto mio, ritengo i <strong>discorsi di Osho</strong> (anche se necessariamente imperfetti e approssimativi come qualsiasi altro prodotto di derivazione umana: la verità non si può tradurre in parole) un <strong>capolavoro di consapevolezza</strong> che non a caso sta toccando i cuori di milioni di persone in ogni parte del mondo e trasformando quelle che non si fanno irretire da inutili diatribe sulla integrità morale dei maestri ma ascoltano il loro cuore e sperimentano incessantemente&#8230;</p>
<p><strong>Dobbiamo ritenerci fortunati che la personalità del corpo-mente di Osho possedesse tratti narcisistici</strong> perché, anche se da un lato potrebbe averlo spinto a qualche “eccesso”, se fosse stata di tipo “evitante” avrebbero goduto delle sue parole soltanto pochi privilegiati discepoli in qualche sperduto ashram della nativa penisola asiatica&#8230;</p>
<p>Se anche fosse vero che la sua personalità o malattia o altro lo abbiano portato a commettere degli “errori” (ma chi può affermare con certezza cosa possa considerarsi errore e cosa no?), la gigantesca onda di consapevolezza che grazie a lui sta attraversando l’intero pianeta fa apparire risibile qualsiasi attacco alla sua persona&#8230;</p>
<p>Del resto, lo stesso Calder non mette in dubbio il suo stato di illuminato e la sua profonda consapevolezza, ha soltanto giustamente voluto evidenziare, per amore della verità, quelli che a lui appaiono come comportamenti contraddittori. Osho stesso avrebbe approvato il suo operato. Ed è proprio così che si avanza sul sentie<span style="line-height: 1.5;">ro della consapevolezza, mettendo in discussione anche le affermazioni del proprio maestro&#8230;</span></p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 87">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Rilassati, riparti da quelle verità che hai sperimentato personalmente e fidandoti di Te stesso illumina ogni angolo buio del tuo cuore, centimetro dopo centimetro, fino a quando ogni istante di dolore si sarà sciolto al calore della Tua consapevolezza&#8230;</p>
<p>Se sei stato a contatto con l’Amore sai come ci si sente. Il segreto per non separarsene mai qualsiasi cosa accada è “accettazione totale”.<br />
Arrenditi, non sforzarti di cambiare le cose, accetta il tuo dolore, accetta la possibilità che forse potresti non riuscire mai ad accettare il tuo dolore, che potresti non comprendere mai come farlo cessare, che potresti morire fra un istante&#8230; includi tutto nella tua accettazione&#8230; e sentirai lacrime di gioia scorrere sul tuo viso&#8230;</p>
<p>Roberto</p>
<p>(sta’ tranquillo, presto il tuo dolore si placherà e ritroverai la tua gioia e la tua serenità&#8230; sono momenti importanti che dobbiamo attraversare tutti&#8230;)</p>
<div class="page" title="Page 124">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><em>Ciao roberto, ti ricordi ci siamo sentiti l&#8217;altro giorno. I libri non mi sono ancora arrivati. Ti scrivo per chiederti cosa ne pensi sui fatti che avrai sentito anche tu, riguardanti osho. Ho letto su internet che possedeva Rolls Royce, una per ogni giorno, che è stato sotto processo più volte&#8230; insomma un sacco di cose spiacevoli, con tanto di foto. Cosa ne pensi?</em></p>
<p><em>Ciao, ti ringrazio per i suggerimenti passati&#8230;</em></p>
<p><em>Giorgio</em></p>
<p>Ciao Giorgio, su quello che penso di Osho aggiungo soltanto che:</p>
<p>&#8211; Migliaia e migliaia di persone hanno frequentato Osho e, considerate le <strong>bastonate</strong> che il loro <strong>ego</strong> deve aver ricevuto dalle sue parole e dalla sua presenza, è stato gioco forza che molti che non lo hanno compreso lo abbiano criticato e denigrato, anche per proteggere la propria falsa personalità e la loro errata visione del mondo, che altrimenti sarebbero andate in pezzi, mettendoli di fronte alle angosce e al dolore che non erano ancora pronti ad affrontare&#8230;</p>
<p>&#8211; Osho ha chiarito più volte il significato dell’acquisto di quelle <strong>Rolls</strong> (ne usava solo una): lo ha fatto per esasperare i tratti dell’americano medio, per mettere in evidenza l’insensatezza del suo frenetico correre verso profitti sempre maggiori e fini a se stessi, per catturarne l&#8217;attenzione con l’intento di spingerlo verso una nuova e più matura consapevolezza&#8230;</p>
<p>&#8211; È stato sotto <strong>processo</strong> soltanto una volta, negli Stati Uniti. Il futile motivo: irregolarità legate alle leggi sull’immigrazione&#8230; La verità era che volevano trovare soltanto un modo per ridurlo al silenzio, perché i suoi discorsi iniziavano a preoccupare molto i cristiani fondamentalisti, appoggiati da Reagan&#8230;</p>
<p>Vedila così: Maradona fuori dal campo era un completo disastro: droga, eccessi, errori di tutti i tipi&#8230; Ma quando toccava il pallone entrava in un’altra dimensione, era in “contatto con il divino”, e le sue magie incantavano il mondo&#8230; E se a noi interessava godere del più bel gioco del calcio mai visto nella storia di questo sport, seguivamo con gioia le giocate del grande calciatore argentino, rimanendo indifferenti, da sportivi, alle sue “malefatte”, compiute lontano dai campi di gioco&#8230;</p>
<p>Per Osho vale la stessa considerazione: poniamo anche, per assurdo, che fuori &#8220;dal campo&#8221; fosse un disastro&#8230; Ma a noi, se interessa la ricerca e non il gossip, cosa dovrebbe importare? Quando esponeva la sua visione delle cose, le sue parole giungevano a noi da un’altra dimensione, era in “contatto con il divino”&#8230; Nessuno ha mai espresso la Verità come è riuscito a fare lui in ogni suo discorso&#8230; e non so se qualcun altro ci riuscirà mai&#8230; <strong>Ha toccato i cuori di milioni di persone, di ogni livello di consapevolezza</strong>&#8230; Dovremmo erigergli monumenti in ogni città e intitolargli vie&#8230;</p>
<p>È come affermare che la musica di <strong>Mozart</strong> è monotona e banale perché lui era un ragazzino viziato, o che i dipinti del <strong>Caravaggio</strong> sono dilettantesche espressioni artistiche di una mano insicura perché era un ladro e un assassino, o i libri di <strong>Dostoevskij&#8230;</strong> gli assoli di <strong>Jimi Hendrix</strong> e di <strong>Charlie Parker</strong>&#8230;</p>
<p>Soltanto degli stolti e totali incompetenti di musica, pittura, poesia, potrebbero affermare simili stupidaggini&#8230;<br />
Così come soltanto degli stolti e dei totali incompetenti nel campo della consape<span style="line-height: 1.5;">volezza e della ricerca interiore possono non riconoscere il valore sublime delle verità espresse da Osho&#8230;</span></p>
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<p>ciao 😀</p>
<p>Roberto</p>
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<p><em>Buongiorno Roberto, complimenti per il tuo sito web. Lo seguo da circa tre anni.</em></p>
<p><em>Vorrei una tua opinione su questo testo, grazie. Simone</em></p>
<p>http://www.fuocosacro.com/pagine/maestri/osho2.htm</p>
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<p>Ciao Simone, c<span style="line-height: 1.5;">ome ho già scritto, ritengo irrilevante porsi degli interrogativi sulla liceità e sulla moralità dei comportamenti di Osho&#8230; <strong>Le sue parole stanno aiutando milioni di persone in tutto il mondo</strong>, anche se le avesse pronunciate in uno stato di trance, passando il resto del tempo a picchiare vecchietti e mangiare bambini, che importanza avrebbe?</span></p>
<p>Immaginiamo che a scoprire la penicillina fosse stato il Dr. Jekyll, e che nelle notti in cui assumeva le sembianze di Mr. Hyde se ne fosse andato in giro a terrorizzare e accoltellare incauti passanti&#8230; Forse per questo la penicillina avrebbe salvato una sola vita in meno&#8230;?</p>
<p><strong>Sai chi spreca il suo tempo a filosofeggiare sulle luci e le ombre della vita di Osho? Chi non ha il coraggio di affrontare le sue parole</strong>&#8230; È più facile additarlo come un folle piuttosto che sperimentare le sue affermazioni: potrebbero rendere meno sicuro l’angoletto psico-sociale che ci siamo ritagliati, al riparo da ogni rischio di dover vivere una vita autentica, coraggiosa, libera, intensa, reale&#8230;</p>
<p>L’essenza delle affermazioni di Osho è la stessa di quella di altri maestri spirituali: Ramana Maharsi, Eckart Tolle, Gesù, Buddha&#8230; Ma la capacità di penetrazione delle sue parole, di toccare la nostra anima, di favorire cambiamenti interiori, di accrescere la nostra consapevolezza è superiore a quella di chiunque altro&#8230; Avviene una “selezione naturale”: sono le nostre anime che mantengono i libri di Osho ben saldi al primo posto assoluto nelle “charts spirituali” internazionali&#8230; Dovremmo chiedere a questi milioni di persone &#8211; gran parte delle quali, sane, colte, consapevoli &#8211; perché dopo aver letto un primo libro di Osho ne acquistano altri e ne consigliano la lettura ad amici e conoscenti, anche dopo essere venuti a conoscenza delle critiche sul modus operandi del controverso maestro&#8230; È un peccato sciupare un’opportunità unica di crescita interiore per occuparsi di banali questioni biografiche&#8230;</p>
<p>Del resto, lo stesso Christopher Calder, uno tra i suoi principali detrattori, non ha mai messo in dubbio il suo “status” di illuminato, né la sua estraneità agli illeciti del periodo dell’Oregon: “Anand <strong>Sheela,</strong> segretaria personale di Rajneesh (Osho), diede ordini assurdi per commettere crimini che Rajneesh non avrebbe mai ap- provato”.</p>
<p>Calder critica l’atteggiamento poco ortodosso di Osho rispetto a quello di altri mistici più “spiritualmente corretti”. Però, Ramana Maharsi, Ramakrishna, ecc&#8230; erano, sì, puri e splendenti d’amore, ma chi li conosce?<br />
L’egocentrismo (consapevole), le ambiguità, le Rolls, le provocazioni&#8230; tutte le sue scelte (un maestro alla Gurdjieff o affine ad alcuni maestri zen “tosti”, per intenderci) hanno contribuito a determinare un risultato eclatante, unico, mai raggiunto da nessun mistico prima e dopo di lui: neanche Gesù e Buddha hanno (e avrebbero ai giorni nostri) raggiunto una tale diffusione del loro pensiero in tempi così brevi&#8230; Affermare che Osho avrebbe dovuto comportarsi in modo diverso per una divulgazione “migliore” del suo pensiero è insensato&#8230; È come avere la presunzione di credere di poter suggerire a Valentino Rossi o a Michael Phelps scelte professionali più efficaci per una carriera più soddisfacente e di successo! Alla luce dei risultati ottenuti grazie alla sua linea d’azione, cosa avrebbe dovuto fare Osho di diverso da quello che ha fatto? Chi è tanto sconsiderato da credere di poter ipotizzare scelte più efficaci? (Scelte che ha compiuto, come ha più volte ribadito, consapevolmente, proprio con il fine di raggiungere il maggior numero possibile di persone). Le sue continue provocazioni gli hanno creato, come aveva previsto, innumerevoli nemici, e, come ha affermato, dopo la dipartita del suo corpo-mente, i nemici gradualmente si acquieteranno e diminuiranno&#8230; E rimarrà soltanto la profondità del suo pensiero a scuotere e a tenere sveglie le nostre coscienze&#8230;</p>
<p><strong>Le inutili e grossolane diatribe sulla sua vita saranno presto dimenticate, e la sua opera</strong> (conservata, intera, in Parlamento, accanto a quella di Gandhi, come doveroso omaggio della sua terra) <strong>continuerà a dare da bere agli assetati e pace ai dissennati, nei secoli dei secoli</strong>&#8230;</p>
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<p>ciao 😀</p>
<p>Roberto (<a href="http://www.avrocuradite.it/psicologo-online/" target="_blank" rel="noopener">contatti</a>)</p>
<hr />
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</span></p>
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		<title>L&#8217;eterno presente</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/eterno-presente/</link>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ciao Roberto, ogni tanto vengo a sbirciare sul tuo sito le domande e le tue risposte. In questi anni non ti ho mai rivolto una mia domanda, forse anche perché nel momento in cui mi metto a scrivere mi accorgo che non esiste un punto interrogativo del quale non sappia già intimamente dentro di me la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 177">
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<div class="column">
<p><em><img class="size-full wp-image-27632 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/eterno-presente.jpg" alt="L'eterno presente" width="250" height="261" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/eterno-presente-200x209.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/eterno-presente.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Ciao Roberto, ogni tanto vengo a sbirciare sul tuo sito le domande e le tue risposte. In questi anni non ti ho mai rivolto una mia domanda, forse anche perché nel momento in cui mi metto a scrivere mi accorgo che non esiste un punto interrogativo del quale non sappia già intimamente dentro di me la risposta&#8230; Provo comunque a formulare una domanda. A volte ho la netta esperienza di presenza e di accadimento perfetto nella fusione con l&#8217;eterno presente&#8230; tutto è; a volte vivo la separazione e la dimenticanza, facendo del mio meglio per trovare la soluzione al vivere. Mi sembra di non avere potere alcuno per scegliere l&#8217;uno o l&#8217;altro&#8230;o no? Grazie!</em></p>
<p><em>Alba</em></p>
<p>Vivi la dimenticanza, ma non la separazione&#8230; Separarsi è impossibile, puoi solo dimenticarti di essere Uno&#8230; Puoi immaginarti di essere Due, ma non puoi esserlo realmente, per quanti sforzi tu possa fare&#8230;<br />
La domanda è: perché a volte dimentico chi sono?</p>
<p>Tu non hai il potere di scegliere di ricordare o dimenticare come non hai il potere di decidere neanche l’azione più semplice al mondo&#8230; Tu sei solo un’idea nella tua mente, non esisti in natura, e se non esisti che potere puoi avere? Quello che Sei veramente, l’Io impersonale, ha tutto il potere, è Lui che conduce il gioco e sceglie i pensieri e le azioni che guideranno il corpo-mente &#8220;alba&#8221;&#8230;</p>
<p>Se avverrà la resa alla vera Te, all&#8217;Esistenza, ti sentirai sempre in contatto con l’eterno presente&#8230; Tutto è sempre Uno, sono soltanto delle increspature, delle interferenze nella mente che a volte ti fanno credere il contrario&#8230;<br />
Una densa bruma può nascondere ai tuoi occhi l’immensità dell’oceano per qualche momento, ma tu rimani tranquilla, sai che l’oceano è sempre lì di fronte a te&#8230;. Puoi stare tranquilla, anche quando una leggera o torbida foschia te ne impedisce la vista, questo oceano di luce che sei Tu è sempre qui&#8230; eternamente presente&#8230; 😀</p>
<hr />
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</span></p>
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		<title>Dalla polarità all&#8217;unità</title>
		<link>https://www.avrocuradite.it/dalla-polarita-alla-unita/</link>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 06:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[4vr0cur4d1t3]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere psicologico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ti vorrei chiedere un tuo punto di vista sul tema della polarità ed unità.. Il pensiero unitario contiene in se i pensieri polari&#8230; le polarità hanno ragion di esistere entrambe.. l&#8217;una vive in virtù dell&#8217;altra contemporaneamente.. è come una figura che emerge dal fondo, un vaso che esce dall&#8217;ombra non sarebbe tale se dietro non vi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 174">
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<div class="column">
<p><em><img class="size-full wp-image-27628 alignleft" src="http://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/dalla-polarita-alla-unita.jpg" alt="Dalla polarità all'unità" width="250" height="244" srcset="https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/dalla-polarita-alla-unita-200x195.jpg 200w, https://www.avrocuradite.it/wp-content/uploads/2018/03/dalla-polarita-alla-unita.jpg 250w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Ti vorrei chiedere un tuo punto di vista sul tema della polarità ed unità..</em><br />
<em> Il pensiero unitario contiene in se i pensieri polari&#8230; le polarità hanno ragion di esistere entrambe.. l&#8217;una vive in virtù dell&#8217;altra contemporaneamente.. è come una figura che emerge dal fondo, un vaso che esce dall&#8217;ombra non sarebbe tale se dietro non vi fosse l&#8217;ombra che ne rende nitidi i contorni.. e l&#8217;unità consentirebbe di vederli entrambi&#8230; il bene non sarebbe tale se non vi fosse il male&#8230; Ma come tenere conto di entrambi gli aspetti nella pratica della quotidianità?</em></p>
<p><em> Ciò che sento adesso è che la risposta si cela nel concetto di accettazione.. accet<span style="line-height: 1.5;">tazione di me stesso&#8230; accettazione di chi e cosa mi ruota attorno&#8230; In pratica, accettando i comportamenti e le azioni dei miei interlocutori accetto anche le mie azioni e i miei comportamenti.. senza giudicare&#8230; D’altronde i miei interlocutori, specialmente quelli che mi mettono in &#8220;crisi&#8221; o che comunque suscitano in me una qualche emozione, convivono nel mio stesso momento.. e accettarli e lasciarli vivere non è come lasciar esprimere un mio lato della polarità? in fondo sia io che l&#8217;altro abbiamo ragione di esistere e agire in maniera diversa in contesti simili&#8230; qual è il tuo parere?</span></em></p>
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</div>
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<div class="column">
<p><em>Nella pratica come si percepisce e come si applica l&#8217;unità?</em><br />
<em> Direi che la dicotomia è facilmente percepibile, sicuramente anche nel momento in cui scrivo la dualità mi genera dubbi&#8230;</em><br />
<em> Ancora genera proiezioni, confusione, incertezze, ecc.</em><br />
<em> Mentre l&#8217;unità? Il pensiero integrato e unitario come&#8221;pensa&#8221;?</em></p>
<p><em>Pier</em></p>
<p>Non esiste dualità, esiste solo nella Tua mente&#8230;<br />
Se sogni dei vitelli che pascolano, in realtà esistono solo nella tua mente, se ti svegli svaniscono&#8230; Lo stesso vale per il mondo che credi reale, se ti risvegli, svanisce&#8230;<br />
Anche nei sogni sembrano esistere spazio e tempo, ma è solo un’illusione, come nella realtà&#8230; Hai mai sperimentato i sogni lucidi? Sono esperienze in cui si è coscienti di stare sognando e si interagisce col proprio mondo onirico come se si fosse svegli&#8230;<br />
Anni fa ho trascorso un lungo ed intenso periodo a sperimentare una tecnica di Castaneda, il “sognare”&#8230; Me ne stavo sdraiato sul letto giorno e notte e dopo i primi tentativi fallimentari ho iniziato a cavarmela bene&#8230; Con la pratica e l’impegno la mia capacità di mantenere stabile la realtà del sogno e di muovermi al suo interno aumentava&#8230; Tanto che, posso affermare, se avessi scelto di passare la maggior parte del tempo in quella dimensione, piuttosto che in questa, probabilmente quella mi sarebbe apparsa più “reale” di questa&#8230;</p>
<p>Quando si comprende che anche questa realtà è un’illusione come ci si comporta nella pratica? “<em>il pensiero integrato e unitario come pensa</em>&#8230;”?<br />
Come se vivessi in un sogno lucido&#8230;<br />
Qualsiasi cosa accada in un sogno consapevole tu rimani tranquillo, perché sai che in realtà te ne stai spaparanzato sul letto a goderti lo spettacolo&#8230; Questa “realtà” la vivi allo stesso modo&#8230; Osservi l’illusione del duale svilupparsi nelle sue intricate e appassionanti trame, e ti godi lo spettacolo, spaparanzato comodamente nel confortevole Nulla&#8230;</p>
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<div class="column">
<p>Ciao Pier 😉</p>
<p>Roberto (<a href="http://www.avrocuradite.it/psicologo-online/" target="_blank" rel="noopener">contatti</a>)</p>
<hr />
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</span></p>
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