Compatibilità midollo osseoCompatibilità midollo osseo: il trapianto di cellule staminali allogeniche coinvolge due persone: il donatore (sano) e il ricevente (paziente), e, indirettamente, un numero elevato di donatori di sangue, dato che sono necessarie fino a 300 trasfusioni per un singolo trapianto di midollo osseo. I donatori devono possedere un tipo di tessuto compatibile con il ricevente. L’accertamento della compatibilità viene eseguito valutando la composizione delle particolari strutture presenti a livello superficiale nelle cellule del midollo osseo.

Queste strutture vengono chiamate antigeni leucocitari umani o, più brevemente, HLA (Human Leukocyte Antigens). A tutt’oggi sono stati identificate quattro classi di antigeni HLA: A,B,C,D. Per assicurare la miglior accettazione possibile del midollo del donatore da parte del ricevente, è condizione ideale che tutti e quattro i siti antigenici siano uguali; in particolare l’antigene di classe D viene analizzato in maniera più approfondita, poiché determina il livello di risposta immunitaria e di rigetto nei confronti dei tessuti estranei.

Compatibilità midollo osseo

La probabilità statistica di identità HLA completa tra due fratelli (o sorelle, o fratello e sorella) è pari al 25%, cioè ¼. Tra due individui estranei (non familiari) tale probabilità è enormemente minore, e varia notevolmente in rapporto alla frequenza nella popolazione del fenotipo HLA che si ricerca: da una probabilità media di 1/103-1/104, per fenotipi HLA frequenti, a 1/106 o meno, per fenotipi rari.


Per questa ragione la ricerca di un donatore di midollo osseo è effettuata, se possibile in prima istanza tra i familiari del paziente e in particolare tra i fratelli e le sorelle. Solo quando questa fallisce si cercherà un donatore al di fuori della famiglia, nel Registro dei donatori di midollo osseo.

Compatibilità midollo osseo: farmaci

Anche se c’è una buona compatibilità di questi alleli critici, il destinatario richiederà farmaci immunosoppressivi per ridurre le possibilità di graft-versus-host disease (malattia del trapianto contro l’ospite: le cellule del donatore aggrediscono quelle del ricevente). Nel caso di un trapianto di cellule non HLA-identiche, è stato sviluppato un sistema di impoverimento di linfociti T del donatore (ritenuti “a rischio” GvHD) prima o dopo il loro inserimento.
Grazie a speciali meccanismi biotecnologici (anticorpi monoclonali legati a “magnetic beads”), si possono mantenere solamente le cellule T desiderate, ovvero quelle selezionate positivamente e negativamente. In altre parole, si può sostituire la funzione del timo di generazione della tolleranza in un lasso di tempo decisamente minore.

Oltre alla tipizzazione HLA, è necessario determinare nel paziente e nel donatore i gruppi ABO e Rh, allo scopo di prevenire possibili rischi da incompatibilità o da isoimmunizzazione, al momento del trapianto.


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