Carcinoma renale a cellule chiare sopravvivenza Carcinoma renale a cellule chiare sopravvivenza: il tipo di cancro al rene più frequente (90%) è l’adenocarcinoma, che si sviluppa a partire dalle cellule che rivestono i tubuli interni dell’organo.

In base alle caratteristiche citologiche possiamo distinguere tre varianti dell’adenocarcinoma: la forma a cellule chiare (25%), più definite e a prognosi migliore, quella a cellule granulose (o scure, 15%), e quella a cellule sarcomatose (10%) Esistono anche forme miste di queste tre tipologie.

Le cellule chiare contengono consistente glicogeno e lipidi.

Carcinoma renale a cellule chiare sopravvivenza

Fermo restando la prognosi migliore dei tumori renali a cellule chiare, la sopravvivenza a 10 anni per questa patologia dopo l’asportazione degli organi e del 70% se le cellule neoplastiche sono circoscritte al rene, del 58% se si sono estese al grasso circostante e del 35% se interessano anche i linfonodi. Se sono presenti metastasi, la prognosi è peggiore se: c’è un aumento della fosfatasi alcalina, se è presente anemia, in presenza di tumori secondari alle ossa.


In presenza di metastasi, la sopravvivenza a cinque anni è compresa tra lo 0 e il 20%. Dentro questa percentuale, la prognosi migliore si verifica in soggetti che: tra la comparsa delle metastasi e la nefrectomia hanno trascorso un lungo periodo libero, presentano soltanto metastasi polmonari, hanno subito l’asportazione radicale del cancro primitivo.

Carcinoma renale a cellule chiare sopravvivenza: terapia

Ottime speranze per il futuro sono nutrite per l’immunoterapia, un tipo di cura che consiste nella somministrazione di sostanze prodotte dall’organismo stesso oppure di origine sintetica, il cui scopo è quello di sostenere il sistema immunitario nella difesa contro il cancro. Le sostanze più utilizzate e rivelatesi più efficaci sono l’interferone alfa e l’interleuchina 2. Attualmente, è demandata solo a casi molto particolari, in quanto sostituita dai nuovi trattamenti a bersaglio molecolare nella maggior parte delle casistiche.

Ottime notizie anche dal fronte “Nivolumab“, un farmaco utilizzato per il trattamento del tumore renale avanzato in pazienti già trattati precedentemente. Da uno studio di fase III checkMate-025, risulta un incremento della sopravvivenza del 27% rispetto alle terapie tradizionali (everolimus). Anche la qualità di vita risulta migliorata in tutto il periodo della terapia. Un altro studio ha confermato l’efficacia del Nivolumab, constatando un forte incremento dei soggetti vivi a 3 anni.

Essendo il tumore del rene una patologia poco sensibile alle radiazioni e che non risponde benissimo neanche alla chemioterapia, l’introduzione di questi nuovi approcci terapeutici si deve considerare molto importante.

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