Quanto vive un trapiantato di fegato: quasi tutti i pazienti tornano a condurre una vita normale dopo 6-12 mesi dall’intervento. E’ comunque fondamentale mantenere un sano stile di vita attraverso una dieta equilibrata, attività fisica e l’assunzione regolare dei farmaci prescritti.
Quanto vive un trapiantato di fegato
Le prospettive di vita per i pazienti trapiantati sono spesso espresse come tasso di sopravvivenza a 5 anni. Questo si riferisce alla percentuale di pazienti che sono ancora vivi 5 anni dopo il trapianto. Il 75% dei pazienti gode di buona salute a distanza di 5 anni dall’intervento. I dati sono ancor più positivi per i pazienti che hanno ricevuto un trapianto da donatore vivente.
Le sopravvivenze conosciute attualmente con lo stesso organo trapiantato sono: per il fegato 26 anni, per il rene 33 anni, per il midollo osseo 22 anni, per il cuore 21 anni, per il pancreas 17 anni, e per il polmone 11 anni.
In media la sopravvivenza di un trapianto di fegato in Italia è attualmente di 10 anni circa e simili risultati sono possibili anche per il trapianto di rene e di cuore; nel caso di fallimento può essere realizzato un secondo o un terzo trapianto.
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Quanto vive un trapiantato di fegato: qualità di vita
Un trapianto che va a buon fine permette una vita sostanzialmente piena, con la possibilità di procreare, di lavorare, di fare attività sportiva e con una spettanza di vita che progressivamente tende ad allinearsi a quella di coetanei non trapiantati.
Quanto vive un trapiantato di fegato: dopo l’intervento
I primi mesi che seguono al trapianto sono critici e l’organo/tessuto trapiantato può perdere la sua funzione a causa dei problemi di rigetto. Tutte le persone trapiantate ricevono una terapia antirigetto per tutta la vita e questo provoca in certe occasioni effetti collaterali avversi sull’organismo del ricevente o sull’organo trapiantato. Trascorsi i primi mesi, quando il rigetto acuto è più frequente, sorge il problema del rigetto cronico, che in maniera più o meno intensa, produce una lenta distruzione dell’organo trapiantato. Questo fattore cambia moltissimo da persona a persona.
Ci sono dei pazienti che sviluppano quella che viene chiamata “tolleranza” dei confronti dell’organo trapiantato e possono interrompere la terapia immunosoppressiva: in genere lo si può fare a distanza di anni dal trapianto e con scrupolosissima attenzione per evitare rigetti pericolosi.
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