Possiamo modificare deliberatamente il nostro stato d’animoPossiamo scegliere di entrare in uno stato d’animo di serenità e di rimanerci, indipendentemente da quello che accade all’esterno. Tutti i saggi lo fanno. Dobbiamo soltanto renderci conto che è una possibilità reale e imparare a farlo. Del resto, se così non fosse, non avrebbe senso parlare di lavoro di crescita interiore o di terapia psicologica. In un percorso terapeutico che ha successo, quello che cambia non è la percentuale di eventi negativi esterni che da quel momento in poi tratteggeranno la nostra vita (percentuale che, naturalmente, rimarrebbe la stessa), ma la capacità di saperli accettare con maggior serenità…
Possiamo migliorare la nostra capacità di accettazione gioiosa fino a riuscire a mantenere uno stato d’amore e di felicità in ogni momento della nostra vita.

Imparare a modificare il proprio stato di coscienza

Attraverso un percorso di apprendimento costante, possiamo accrescere la nostra capacità di scegliere volontariamente il nostro stato dell’essere, e trasformare rapidamente la nostra tristezza in gioia, la rabbia in serenità, la paura in amore… diventando gli artefici del nostro destino.

Quando ci troviamo in uno stato d’animo negativo (così come in uno positivo), si attiva un intero “pacchetto” integrato di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Le diverse componenti del pacchetto interagiscono tra loro rinforzandosi a vicenda rigenerando costantemente l’intera configurazione di pensieri, sentimenti e sensazioni fisiche.
Questa particolare e “sconveniente” struttura psicofisica, essendo il risultato di abitudini consolidate e radicate, senza un nostro intervento deliberato e sistematico continuerà a riattivarsi automaticamente di fronte a molti stimoli esterni o interni…

Il nostro obiettivo è quello di mantenere i nostri schemi abitudinari di comportamento funzionali e modificare quelli malsani.

Di solito, i nostri tentativi per uscire da uno stato d’animo spiacevole sono quelli di rimuginare a lungo (per giorni!) su una particolare circostanza (ad esempio, una discussione con il proprio compagno/a) cercando di ricostruire le cause dell’accaduto, di attribuire colpe e responsabilità, ecc. In questo modo, però, attraverso ruminazioni e pensieri ripetitivi, scaviamo ancora più in profondità la buca dalla quale stiamo tentando di tirarci fuori, reiterando i soliti e inutili schemi mentali.
Bisogna invece offrire al nostro corpo-mente, più e più volte, esperienze positive, il cui accumulo arriverà a creare una visione e un modello di reazione alle difficoltà alternativi.
Cioè, in altre parole: dobbiamo “modificare il nostro stato d’animo” sistematicamente, senza inizialmente dare importanza ai motivi dell’accaduto. Solo in un secondo momento, in uno stato di maggior consapevolezza e maggior distacco, potremo analizzare le ragioni che hanno causato l’evento, traendo le conclusioni più logiche e opportune.

Pat Ogden – Janina Fisher (psicologhe e psicoterapeute):

Il cervello plastico

Sappiamo che i nostri cervelli sono “plastici” o malleabili: sono, in altre parole, capaci di far crescere reti neurali nuove e rendere vecchie reti obsolete. Una rete neurale è un gruppo di neuroni i cui impulsi si coordinano e si collegano, definendo uno specifico circuito. I neuroscienziati hanno scoperto che lungo tutto il corso della vita il cervello può concretamente cambiare in risposta alle novità. Questa scoperta smentisce le secolari supposizioni che il cervello cambi semplicemente in peggio o che non possa cambiare per nulla dopo una certa età: è una buona notizia per chiunque soffra in seguito a eventi traumatizzanti o a inadeguatezze dell’attaccamento perché significa che, visto che il nostro cervello è plastico, nuovi apprendimenti e la pratica di nuove azioni e di nuovi pensieri possono cambiare le reti neurali e trasformare schemi dolorosi e ormai datati.

La ricerca sulla neuroplasticità suggerisce che i cambiamenti strutturali nel cervello dipendono dalla capacità di mantenere l’attenzione focalizzata sugli elementi non usuali dell’esperienza e sui nuovi schemi.
La scoperta che la neuroplasticità non può avvenire senza attenzione (focalizzata) ha implicazioni fondamentali. Se un’abilità diventa così abitudinaria che potete applicarla con il pilota automatico, praticarla non cambierà ulteriormente il cervello. Stessa cosa se vi dedicate agli esercizi mentali per mantenere il vostro cervello giovane: non saranno così efficaci se diventate capaci di farli senza porre tanta attenzione.
Per facilitare l’attivazione di nuove reti neurali, è importante incoraggiare ripetutamente e in diversi modi i pazienti a esercitare la mindfulness orientata e a concentrarsi su nuove esperienze.

La mindfulness orientata è la capacità di selezionare deliberatamente particolari elementi dell’esperienza del momento presente sui quali focalizzarsi. Fare ciò può creare nuove esperienze, valorizzando la capacità del cervello di cambiare. Piuttosto che focalizzarsi su elementi fondanti connessi a vecchi schemi distruttivi, possiamo provare a dirigere la consapevolezza mindful verso quegli elementi che aiutano a sentirci più calmi o con più energia, più centrati o più capaci di agire (piuttosto che solamente reagire). Se, per esempio, ci sentiamo ansiosi, potremmo chiederci: “Mentre sento questa ansia, che cosa accade se porto la mia piena attenzione solo sulla sensazione dei piedi sul terreno?”, oppure “Che cosa succede se mi concentro sull’immagine del sorriso di mia moglie invece che sulle farfalle che sento nello stomaco?”. Quando volete creare un’esperienza interna nuova e diversa, che vi manca, la mindfulness orientata può aiutarvi a spostare la vostra attenzione deliberatamente verso elementi fondanti che rappresentano per voi delle risorse e che hanno la capacità di modificare la vostra esperienza.

Potrete inoltre utilizzare la mindfulness orientata per focalizzarvi su emozioni, pensieri, immagini o esperienze corporee che sono per voi spiacevoli o troppo attivanti, quando volete scoprire qualcosa in più su di esse. Per esempio, se la vostra abitudine automatica è quella di cercare di rilassare la tensione, potreste dirigere la consapevolezza in questo modo: “Invece di cercare di rilassare la tensione nelle spalle, che cosa succede quando mi concentro su di essa? Che cosa posso imparare da questa tensione? Quali immagini, pensieri o emozioni sono collegati alla tensione nelle spalle? In questo modo lo schema usuale di rilassamento della tensione viene interrotto e la mindfulness è orientata a scoprire nuove associazioni collegate a essa. Facendo così, potete imparare di più sulla vostra tensione, che cosa la causa e a che cosa serve, piuttosto che cercare solamente di farla andare via.

Quando decidiamo di interrompere il solito modo di utilizzare l’attenzione interna e, al contrario, dirigiamo la nostra consapevolezza mindful verso gli elementi fondanti a cui di solito non facciamo attenzione, interrompiamo vecchi schemi e creiamo una nuova esperienza. L’obiettivo, in questo modo, è sostenere il cambiamento del cervello, così come ci è successo durante gli anni formativi dei nostri primi anni di sviluppo, quando quasi ogni cosa era una nuova esperienza.


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