L’ernia del disco è una patologia della colonna vertebrale che consiste nella rottura dell’anello (anulus) fibroso del disco intervertebrale con conseguente dislocazione del nucleo polposo. Se l’anulus non si rompe ma si indebolisce, si configura il quadro di protrusione discale. La fuoriuscita del nucleo polposo causa compressione del midollo e/o delle radici spinali, generando forte dolore.
L’ernia del disco può colpire i tratti cervicale, dorsale e lombare della colonna vertebrale.
Il tratto di rachide più spesso coinvolto da tale affezione è il lombare (circa il 90% dei casi) seguito da quello cervicale (circa l’8-10%) e da quello dorsale (circa 1%).
Alcune sottocategorie di ernia discale sono:
- protrusione discale (bulging): l’anello fibroso è “sfiancato”, ma le fibre non sono interrotte;
- ernia contenuta: sono interrotte soltanto le fibre più interne dell’anulus, non quelle esterne;
- ernia espulsa: tutte le fibre dell’anello sono interrotte;
- ernia migrata: il frammento di nucleo espulso ha oltrepassato sia l’anello fibroso sia il legamento e può migrare nel canale vertebrale.
Ernia del disco: cause e fattori di rischio
Non sempre sono chiare le cause che provocano l’ernia discale, ma l’età è uno dei fattori più comuni. Attraverso un lento processo degenerativo, i dischi iniziano a disidratarsi e a perdere la loro flessibilità, finendo col rompersi.
I fattori di rischio più comuni nella genesi dell’ernia del disco sono:
- Età: queste affezioni sono più comuni nella mezza età (30-50), a causa del decadimento dei dischi.
- Sollevamento di carichi eccessivi: specialmente se effettuato con movimenti scorretti.
- Sesso: gli uomini sono colpiti due volte di più rispetto alle donne.
- Altezza: le persone più alte hanno un rischio maggiore di soffrire di questa patologia.
- Peso: un peso corporeo eccessivo esercita uno stress maggiore sui dischi della zona lombare.
- Posture non corrette mantenute troppo a lungo.
- Fumo: riduce i livelli di ossigeno nel sangue diminuendo la flessibilità del disco.
- Gravi lesioni alla schiena.
- Fattori genetici.
Ernia del disco: sintomi
Molti pazienti che soffrono di questa affezione non manifestano alcun sintomo. Il dolore può interessare regioni diverse in base al tratto del canale vertebrale colpito. In generale, si distinguono sintomi di danno midollare e segni di danno radicolare (a carico delle radici nervose).
Il dolore tende a peggiorare nelle situazioni in cui si esercita pressione sul nervo (starnutendo, tossendo, quando ci si siede, ecc.).
Ernia del disco cervicale:
- dolore al collo quando lo si muove;
- formicolii e intorpidimento a spalla, collo, braccio o mano;
- debolezza muscolare;
- disturbi sfinterici;
- disturbi sessuali.
Ernia del disco lombare:
- dolore lombare;
- formicolii e intorpidimento a schiena, natiche, genitali, gambe o piedi;
- disturbi sfinterici;
- difficoltà a rimanere fermi a lungo in piedi.
Ernia del disco: diagnosi
Il medico, durante la visita, valuterà attentamente la storia clinica e i sintomi riferiti, osserverà la postura e la capacità di camminare e attraverso manovre opportune verificherà i riflessi, la forza muscolare e le sensazioni percepite a livello degli arti.
Di solito non sono necessari ulteriori test. Se i sintomi persistono dopo tre mesi, si approfondiranno le indagini attraverso una risonanza magnetica, che fornirà delle immagini utili del tratto della colonna coinvolto.
Ernia del disco: trattamento
Molto spesso la sintomatologia dell’ernia discale migliorerà attraverso il riposo, l’esclusione delle attività che possono gravare sulla schiena, l’assunzione di farmaci. Al riposo assoluto, tuttavia, è preferibile un’attività fisica leggera, che non gravi sulle articolazioni (il nuoto è una buona scelta).
Anche una fisioterapia potrebbe aiutare la ripresa.Ripresa che avviene di solito entro 4-6 settimane, ma si attende in genere 3-6 mesi per valutare l’eventualità di un trattamento invasivo.
Diversamente che in passato, oggi solo un paziente su dieci deve fare ricorso alla chirurgia. Questa si rende necessaria solo in caso in cui i sintomi, nonostante la terapia, non migliorano entro 3-6 mesi, e siano presenti segni neurologici gravi, come debolezza muscolare e difficoltà a camminare.
Ernia del disco: intervento chirurgico
L’intervento chirurgico è finalizzato alla rimozione dell’ernia. In base alle caratteristiche del caso possono essere utilizzate diverse metodiche:
- Chirurgia percutanea: è detta anche mininvasiva; non prevede un taglio vero e proprio, si raggiunge il disco attraverso specifiche attrezzature radiologiche. Si esegue di solito in anestesia locale o con una leggera sedazione, anche in regime ambulatoriale.
- Coblazione: è indicata in presenza di ernie “contenute”, cioè che non hanno oltrepassato i confini dell’anulus, rompendolo. Viene eseguita in anestesia locale o con leggera sedazione attraverso l’inserimento di un ago sotto controllo radiologico. Vaporizzando parte del nucleo polposo si allenterà la pressione nel disco.
- Discectomia laser: attraverso un raggio laser si vaporizza parte del disco, che si raggiunge per via percutanea attraverso una cannula.
- Discectomia endoscopica: il disco erniato viene rimosso per via endoscopica.
- Microdiscectomia: con l’aiuto di un microscopio operatorio, si riduce l’impatto sulle strutture muscolari e dell’anulus dell’ernia.
- Ozonoterapia o discolisi: l’ozono agisce come antinfiammatorio e antiossidante favorendo il ripristino dell’equilibrio biochimico.
In genere, il decorso in ospedale è molto breve (1-2 giorni). La convalescenza, associata a una fisioterapia che ha l’obiettivo di rafforzare la muscolatura che sorregge la colonna, dura circa 3 settimane.
Rischio di recidive
L’intervento in sé è semplice, ma viene a formarsi un’area di minore resistenza, con il rischio di micro instabilità, possibili aderenze e altre problematiche tra cui appunto le recidive, che colpiscono il 3-4% dei casi.
Per prevenire le recidive ci si avvale della fisioterapia, che deve essere praticata con costanza per tutta la vita, anche dopo la rieducazione.
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