Trapianto di midollo osseoIl trapianto di midollo osseo (TMO) è stato utilizzato sin dal 1968 per curare leucemie, anemia aplastica, linfomi, mieloma multiplo e tumori solidi (come il cancro alla mammella e alle ovaie).

Il midollo osseo si trova nella parte interna delle ossa, è di consistenza gelatinosa o semi fluida, e contiene le cellule staminali emopoietiche, che producono globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Questa funzione viene chiamata emopoiesi.

Trapianto di midollo osseo

Alcuni decenni fa, gli oncologi si sono imbattuti in un ostacolo difficile da superare. Da un lato, alte dosi di chemioterapia o radioterapia potevano distruggere le cellule malate che generavano il cancro, ma dall’altro, questi stessi trattamenti danneggiavano in modo irreparabile anche le cellule staminali all’interno del midollo osseo, senza le quali non è possibile sopravvivere.


Gli stessi medici hanno individuato nel trapianto del midollo osseo una possibile soluzione: ha reso possibile l’uso di radiazioni e chemioterapia permettendo la sostituzione del midollo danneggiato con midollo sano.

Trapianto di midollo osseo: tipi di trapianto

Quando si parla di trapianto si sa che ci deve essere necessariamente un donatore e un ricevente. Si parla di un trapianto autologo o autotrapianto nel caso in cui donatore e ricevente siano la stessa persona (in questo caso, il nuovo midollo dovrà essere compatibile con quello del paziente). Se donatore e ricevente sono invece due persone diverse, si parla di trapianto allogenico o allotrapianto. Nel trapianto allogenico il donatore può essere un fratello, una sorella o un altro familiare, una persona al di fuori della parentela o sangue da cordone ombelicale. Sia nel trapianto autologo che in quello allogenico si reinfondono le cellule staminali emopoietiche. Queste possono essere prelevate sia dal midollo osseo (trapianto di midollo osseo), che dal sangue circolante (trapianto di cellule staminali emopoietiche periferiche).

Trapianto di midollo osseo: condizioni necessarie

E’ essenziale che il paziente sia in discrete condizioni generali: età, diagnosi e stadio della malattia sono in fattori che vengono presi in considerazione. Vengono eseguiti diversi esami per verificare la funzionalità cardiaca, polmonare, renale e di altri organi vitali.

L’intervento sarà condotto da un esperto team medico e infermieristico, in modo che posano essere gestite al meglio tutte le eventuali problematiche dovessero verificarsi. E’ opportuno anche un supporto psicologico, cui i pazienti e i loro familiari possano rivolgersi in caso di necessità.

Il processo di trapianto del midollo osseo si svolge in cinque fasi.

  1. Esami approfonditi delle condizioni generali del paziente.
  2. Prelievo delle cellule staminali (“raccolta”).
  3. Preparazione al trapianto (“regime di condizionamento”).
  4. Trapianto delle cellule staminali.
  5. Periodo di convalescenza, durante il quale il paziente sarà monitorato per rilevare effetti collaterali e complicazioni.

Prelevamento delle cellule staminali

Le cellule staminali emopoietiche, anche se in misura molto limitata, si trovano anche nel sangue circolante. Per aumentare il loro numero si fa uso di farmaci denominati fattori di crescita granulocitari, che vengono somministrati per via sotto cutanea per 4-6 giorni. Questa fase di stimolazione viene chiamata mobilizzazione. Successivamente, le cellule staminali emopoietiche vengono prelevate e separate da altri elementi del sangue mediante una macchina chiamata “separatore cellulare”, concentrando il prodotto finale in 200-250 ml. Questa tecnica viene definita aferesi. Oggi si dispone i programmi computerizzati che hanno permesso di ridurre sia la durata delle procedure (3-4 ore) sia il numero di aferesi (1-4).

Le cellule staminali emopoietiche prelevate dal midollo o dal suo sangue periferico devono essere trattate in laboratorio per ridurre il volume della sospensione cellulare e per eliminare, per quanto possibile, globuli rossi, piccoli coaguli di grasso e frammenti ossei. Una volta prelevate e trattate in laboratorio, le cellule vengono congelate in vapore di azoto a -136 °C.
In questo modo le cellule possono essere conservate per alcuni anni.


La raccolta delle cellule staminali o “staminoaferesi” è una manovra indolore che dura in genere 4 ore. Quando a volte non si riesce ad ottenere un numero sufficiente di cellule staminali attraverso la staminoaferesi, si opta per un prelievo di midollo osseo, manovra eseguita in sala operatoria per mezzo di aspirazioni multiple dalle creste iliache, in anestesia generale. Questa procedura comporta un disagio minimo e un basso rischio.

Trapianto di midollo osseo: intervento

Il ricovero per un trapianto di midollo osseo dura mediamente dalle quattro alle cinque settimane.

Si sottopone il paziente a diversi giorni di chemioterapia e/o radioterapia con l’intento di distruggere il midollo osseo (in particolare le cellule malate) e creare spazio nelle cavità ossee per il nuovo midollo. Questo trattamento viene definito “regime di condizionamento”. Prima di questo, in una grande vena sopra il cuore, viene inserito un tubicino flessibile (“catetere venoso centrale”, CVC), che verrà utilizzato per la reinfusione delle cellule staminali, per la somministrazione di farmaci e per l’eventuale supporto trasfusionale.

Dopo uno o due giorni, le cellule staminali raccolte precedentemente vengono scongelate e reintrodotte attraverso il CVC. E’ una procedura non chirurgica, che può essere eseguita nella stessa camera del paziente.

Le 2-4 settimane seguenti sono le più rischiose. La chemioterapia ha indebolito il sistema e il paziente è soggetto a infezioni e sanguinamenti, che si contrastano attraverso l’uso di antibiotici, trasfusioni di piastrine per prevenire emorragie e di globuli rossi per combattere l’anemia. Altre azioni saranno intraprese per ridurre la possibilità che virus o batteri possano contaminare il paziente.
A mano a mano che i normali valori dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine vengono raggiunti, si diminuiranno gradualmente l’assunzione di antibiotici e le trasfusioni. Se non sopraggiungono complicanze, il paziente può essere dimesso.

Condizioni durante il ricovero

Il trapianto di midollo osseo è una procedura impegnativa e il paziente può sentirsi in alcune fasi debilitato. Può avvertire sintomi quali nausea, vomito, diarrea, febbre, perdita di appetito, eczemi, perdita di capelli. Anche le azioni più semplici possono richiedergli uno sforzo notevole. Un disagio aggiuntivo può essere causato da eventuali infezioni, sanguinamenti o risentimento epatico. Irritazioni alla mucosa della bocca possono rendere difficoltosa anche l’alimentazione. Il dolore si controlla con i farmaci.

Trapianto di midollo osseo: complicanze

Le complicanze precoci comprendono: il rigetto delle cellule trapiantate da parte dell’ospite, la malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD) acuta e le infezioni. Infatti, dopo l’infusione delle CSE, sono necessari molti mesi per il recupero di funzioni immunitarie normali. Il deficit di funzionalità del sistema immunitario espone il paziente a un rischio infettivo che rende indispensabile un’attenta sorveglianza, un’assistenza intensiva e comportamenti di cautela.

Le complicanze tardive possono comprendere: la GVHD cronica, un’immunodeficienza prolungata, le recidive della malattia di base, la sterilità e disturbi endocrini. Nei pazienti che non presentano sequele croniche di una GVHD, tutti i farmaci immunosoppressori possono essere sospesi all’incirca tra sei mesi e un anno dopo il trapianto (ciò a differenza di quanto succede invece nei trapianti di organo solido dove è necessario somministrare farmaci immunosoppressori per tutta la vita).

Le procedure del trapianto in pazienti pediatrici possono influire sulla normale evoluzione del bambino condizionandone la crescita, e la funzione di alcune ghiandole come la tiroide o quelle dello sviluppo sessuale. È necessario pertanto seguire nel tempo il bambino assicurandogli tutti i supporti attualmente disponibili per consentire, qualora fosse necessario, le terapie più opportune che aiutino a migliorare la qualità di vita rendendola il più possibile normale.

Infertilità: le alte dosi di chemioterapia e/o radioterapia possono danneggiare le cellule germinative. Le probabilità che questo avvenga sono diverse in relazione all’età, al sesso, alla maturità sessuale, oltre che al tipo di dosaggio di chemio terapia utilizzato.


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