Marker tumorali ovaioMarker tumorali ovaio: il cancro alle ovaie è causato dalla proliferazione incontrollata delle cellule dell’organo. Un fattore di rischio è rappresentato dall’età, infatti una maggiore prevalenza si registra in donne over 50.

L’aspecificità dei suoi sintomi ne rende la diagnosi molto difficoltosa. Se si aggiunge che non esistono strumenti di prevenzione (screening, ecc.) è chiaro perché spesso le possibilità di cura non sono molto buone: solo se la patologia viene diagnosticata nelle sue fasi iniziali le probabilità di sopravvivenza possono migliorare, raggiungendo l’80-95% dei casi.


La percentuale può diminuire fino al 25-35% se il tumore è diagnosticato in ritardo (III e IV stadio), il che avviene in più del 60% dei casi.

Marker tumorali ovaio

La presenza di un carcinoma può essere rilevata attraverso il riscontro di particolari sostanze presenti nel sangue (marker tumorali). Questi esami, però, non possono indicare con certezza la presenza del tumore, ma solo la possibilità che sia insorto. Vengono usati soprattutto, infatti, per monitorare il percorso terapeutico e valutarne l’efficacia. La loro eventuale negatività non esclude la presenza di un carcinoma.

L’HE4 (Human Epididymis Protein 4) è una glicoproteina che nel tumore all’ovaio si esprime in eccesso. E’ più specifica del Ca125, per cui i due markers valutati in associazione consentono di distinguere le neoplasie benigne dell’ovaio da quelle maligne. L’HE4 è molto utile nel porre una diagnosi differenziale tra tumore dell’ovaio, cisti o masse ovariche benigne e carcinoma endometriale.

La FDA (Food and Drug Administration) ha approvato un metodo basato sui dosaggi HE4 e CA125 come nuovo esame per la stima di tumore alle ovaie (R.O.M.A (Risk of Ovarian Malignancy Algorithm).

Marker tumorali ovaio: trattamento

La scelta del trattamento dipende da diversi fattori: la sede della neoplasia, le sue dimensioni, l’età del paziente, le sue condizioni generali di salute.

Generalmente, si adotta una terapia chirurgica. Oltre che per asportare il tumore il più radicalmente possibile, l’intervento è utile per porre la diagnosi e per individuare la stadiazione della patologia.

La chemioterapia può essere utilizzata sia in prima sia in seconda linea. Di solito, si ricorre a questo strumento dopo l’intervento, per diminuire le probabilità di recidiva. La radioterapia viene di solito utilizzata esclusivamente per finalità palliative.

Recentemente sono stati sviluppati i cosiddetti “farmaci biologici” nel trattamento di questa patologia. Sono farmaci in grado di colpire specifici bersagli della cellula tumorale determinandone l’eliminazione. Il farmaco più studiato è il cetuximab.

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