Come muore un malato di Alzheimer: le cause più frequenti di morte, nell’Alzheimer, sono le infezioni, soprattutto polmonari, e le complicanze delle cadute e dell’allettamento, quali le fratture di femore e le piaghe da decubito.
Nella fase terminale (durata 6-12 mesi), il paziente è ormai allettato, richiede cure costanti, è incontinente e le difficoltà di deglutizione portano alla necessità di alimentazione parentale. La morte subentra a seguito di complicanze, quali malnutrizione, disidratazione, malattie infettive, ulcere da decubito.
Nel paziente con Alzheimer può cronicamente verificarsi una perdita di peso, nonostante la normale assunzione di cibo; questo si verifica anche perché il malato si dimentica di masticare o non sa più come deglutire, specialmente negli ultimi stadi della malattia. Un’altra conseguenza della malattia di Alzheimer è il deperimento muscolare, e, una volta costretto a letto, il malato può sviluppare piaghe da decubito.
Più l’età avanza, più queste persone diventano vulnerabili alle infezioni. Progredendo, l’Alzheimer genera un deterioramento del sistema immunitario, con il pericolo d’infezione, soprattutto nei polmoni; per questo, la polmonite è una delle cause più comuni di morte tra la persone che sono colpite da Alzheimer.
Dalla diagnosi della malattia, in media i soggetti hanno un’aspettativa di vita di 6-8 anni, anche se molti possono sopravvivere anche fino a 20 anni.
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Come muore un malato di Alzheimer: segni dell’ultima fase
Nell’ultimo periodo della sua vita il malato di Alzheimer non può essere lasciato solo nemmeno per un istante: ha perso ogni abilità dei suoi anni precedenti.
Ecco i segni della fase estrema:
- Perdita completa delle residue competenze cognitive (memoria, linguaggio, percezione, ecc.).
- Incapacità totale di riconoscere persone, luoghi familiari, e di orientarsi nel tempo.
- Incontinenza urinaria e fecale.
- Incapacità di muoversi e di compiere azioni semplici, come mangiare e bere autonomamente o anche deglutire.
- Possibile rigidità di arti e tronco.
- Incapacità di muoversi autonomamente; allettamento.
Come muore un malato di Alzheimer: fasi avanzate
Nella fase di “Alzheimer grave” (durata media 3 anni), la persona malata è completamente dipendente e richiede assistenza continua e totale. Questa fase è caratterizzata da una perdita quasi completa delle capacità di produzione e comprensione linguistica; tuttavia, la persona può conservare la capacità comunicativa attraverso il corpo (espressione facciale, postura e gestualità). Il soggetto diviene totalmente incapace di riconoscere i propri famigliari, di compiere gli atti quotidiani della vita come vestirsi, mangiare, lavarsi, riconoscere i propri oggetti personali e la propria casa. Il movimento è sempre più compromesso.
Come sottolineato, col progredire della malattia le persone non solo presentano deficit di memoria, ma risultano deficitarie nelle funzioni strumentali mediate dalla corteccia associativa, e possono pertanto presentare afasia e aprassia, fino a presentare disturbi neurologici e poi internistici; pertanto i pazienti, nelle fasi intermedie e avanzate, necessitano di continua assistenza personale (solitamente erogata da familiari e badanti, i cosiddetti caregiver, che sono a loro volta sottoposti ai forti stress tipici di chi assiste i malati di Alzheimer).
Come muore un malato di Alzheimer: brevi testimonianze
“Ovviamente, come tutti i malati di Alzheimer, il babbo non è deceduto per la suddetta malattia. Aveva il diabete, la cardiopatia e i polmoni fibrosi (infatti è morto soffocato all’età di 75 anni e mezzo)…”
“In sette anni abbiamo dovuto cambiare circa 20 badanti perché badare un ammalato di Alzheimer è davvero dura…”
“Ad aprile è morto, dopo aver trascorso gli ultimi due anni a letto…”
“Parlo della richiesta di invalidità, che per prassi, e vi consiglio di verificare quanto dico, non viene quasi mai accettata dopo la prima visita (che avviene con tempi biblici)… credo sperando che nel frattempo l’anziano non ne abbia più bisogno…”
“L’invalidità le è stata riconosciuta un anno fa circa insieme al riconoscimento dei sussidi (pannolini, eventuali sponde del letto, carrozzina se necessaria, ecc.). Per fare le richieste e fornire tutti i documenti necessari ho dedicato non so quante ore dei miei permessi di lavoro. Questo male è già devastante per le sue caratteristiche per chi ne soffre, lo è altrettanto per chi è vicino, che non sa come aiutare la persona e lo diventa ancora perché si è soli a fare fronte a tutte le necessità (badante, medici, istituzioni). Questi ultimi anni sono stati di non vita per lei, ma anche per me, che sola mi sono dovuta dividere tra casa, famiglia, lavoro a tempo pieno e di responsabilità. Certo, vorrei continuare a farlo ancora, ma la mamma è mancata due mesi fa, senza riconoscermi…”
“Ti ritrovi piano piano a fare da mamma a tua madre. La devi lavare, la devi imboccare, le devi asciugare le lacrime, mentre era lei che doveva essere la mia spalla sulla quale dovevo piangere e sfogare le mie insicurezze…”
“Spero solo che si alleggeriscano un po’ le trafile per avere quei pochi sussidi che le Asl o l’Inps passano…”
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