AterosclerosiAterosclerosi: per “arteriosclerosi” si intende un generale indurimento, con perdita di elasticità, delle pareti delle arterie.
L’aterosclerosi, invece, è la forma di arteriosclerosi nella quale si verifica la presenza di accumuli di colesterolo (placche giallastre dette ateromi) nella parete arteriosa e anche in questo caso vi è perdita di elasticità e indurimento.

Pertanto, poiché è stato dimostrato che la perdita di elasticità delle arterie (arteriosclerosi) è in massima parte dovuta all’accumulo di colesterolo, il termine arteriosclerosi è improprio ed è oggi più corretto parlare di aterosclerosi tutte le volte che ci si riferisce a una perdita delle funzioni arteriose.


In altri termini, l’aterosclerosi è oggi la forma di arteriosclerosi più diffusa nei Paesi occidentali a causa dell’associazione con l’ipercolesterolemia e della stretta correlazione con obesità, diabete mellito e altre malattie legate ai disordini metabolici dei grassi del sangue.

Dr. Stefano Cirelli (Scaldaferro di Pozzoleone, VI):

L’aterosclerosi è il processo per cui si formano sulle pareti interne dei vasi sanguigni alcuni depositi, più o meno estesi, di grasso (prevalentemente colesterolo) che viene inglobato in una sorta di ‘incrostazione’ (ateroma o placca aterosclerotica) che protrude nel lume vascolare.

Ogni placca è costituita da piastrine, tessuto fibroso, cellule muscolari e globuli bianchi che cercano di rimuovere, mangiandoselo, il grasso in eccesso. Tuttavia questi globuli bianchi speciali, detti macrofagi, assorbendo i grassi si gonfiano e si ‘ingolfano’ al punto che non possono più rientrare nel circolo sanguigno per completare la loro opera di ‘spazzini’ e restano ‘impigliati’ nella placca aterosclerotica finendo con produrre danni ulteriori.

La placca aterosclerotica di per sé contribuisce a restringere il lume del vaso e provoca delle turbolenze e vortici nel flusso sanguigno – che in condizioni normali procede con flusso laminare – che col tempo corrodono e danneggiano la parete del vaso sanguigno.

La placca dell’aterosclerosi (ateroma) è responsabile dei sintomi dell’aterosclerosi, in quanto tende a restringere (stenosi) il vaso in misura più o meno marcata. Quando la “stenosi” – ossia il restringimento – dell’arteria supera un certo livello, il passaggio del sangue si fa difficoltoso e di conseguenza la nutrizione dei tessuti a valle di questo punto risulta compromessa.

Inoltre le placche possono rompersi per svariati motivi e così dare origine a due tipi di fenomeno.

  • Il primo fenomeno è costituito dai pezzetti di placca che entrano in circolo, procedono in avanti fino a incontrare vasi dal diametro sempre più piccolo. Il pezzetto di placca resta incuneato a questo livello e impedisce l’ulteriore passaggio del sangue questo fenomeno è detto embolia. La conseguenza è che a valle dell’ostruzione non arriverà sangue, cioè non arriveranno ossigeno e sostanze nutritizie. Se l’ostruzione del vasellino si mantiene nel tempo si produce il fenomeno dell’ischemia: il tessuto soffre per l’assenza di ossigeno e va incontro a morte delle cellule che lo costituiscono (necrosi)  e si arriva all’infarto.
  • La seconda conseguenza riguarda la placca stessa. A livello della spaccatura si attiva il sistema della coagulazione (più o meno come se si trattasse di una ferita sulla pelle) che va a ingombrare completamente il lume del vaso sanguigno e forma un tappo (trombo) costituito dalle piastrine e dai componenti del sistema della coagulazione (in particolare da fibrina che è una sostanza a composizione proteica, di natura filamentosa e insolubile). Anche in questo caso si avranno fenomeni ischemici con danno ai tessuti in cui il sangue non può più arrivare e si parla, in questo caso, di trombosi.

Si comprende così perché l’aterosclerosi possa dare origine a sintomi fra loro diversi: tutto dipenderà dall’arteria interessata dalla placca.

  • Così, un’ostruzione a livello di un vaso arterioso che nutre il cuore, una coronaria, provocherà la cardiopatia ischemica, che si manifesterà con l’angina o l’infarto,
  • mentre un’occlusione di un vaso che reca il sangue al cervello condizionerà la comparsa di un ictus.
  • Quando l’arteria malata è quella di una gamba, insorgeranno disturbi tipici, caratterizzati da un dolore che compare camminando e scompare con il riposo,
  • mentre l’indebolimento della parete dell’aorta, provocato dalla presenza delle lesioni aterosclerotiche, è responsabile del suo cedimento con dilatazione e formazione di aneurismi.

Quando le placche aterosclerotiche interessano uno o più vasi coronarici (cioè i vasi localizzato all’interno del cuore stesso e destinati a portare il sangue alle pareti di quest’organo) abbiamo lo sviluppo delle cardiopatie ischemica, dall’angina pectoris all’infarto del miocardio.

Aterosclerosi: cause e fattori di rischio

A oggi non sono ancora note le reali cause dell’aterosclerosi. Esistono tuttavia dei fattori clinici che possono predisporre alla malattia, quale ad esempio l’accumulo di grassi nelle pareti arteriose, e in genere si tratta di placche di colesterolo e trigliceridi.


Esistono fattori che possono favorire l’insorgenza dell’aterosclerosi come per esempio la vita sedentaria e l’eccesso di grassi nel sangue (ipercolesterolemia) che può essere causato da un difetto ereditario (ipercolesterolemia familiare) dello smaltimento dei grassi, o da una dieta troppo ricca in grassi di origine animale.

Influiscono sull’insorgenza dell’arteriosclerosi fattori non modificabili come l’età, il sesso e la razza – di norma colpisce soggetti in età avanzata, soprattutto uomini poiché gli ormoni proteggono le donne almeno fino alla menopausa, con differenze interrazziali- e fattori modificabili, correlati cioè allo stile di vita.

Questi ultimi pesano maggiormente sullo sviluppo della malattia e delle sue eventuali complicanze; pertanto maggiore attenzione va prestata a colesterolo e trigliceridi alti; fumo (e fumo passivo) che indurisce la parete delle arterie; ipertensionediabete e obesità soprattutto addominale che sono un vero e proprio circolo vizioso per lo sviluppo di aterosclerosi.

Aterosclerosi: sintomi

Poiché lo sviluppo di una coronaropatia (ostruzione arteriosa) è un processo che può durare svariati anni, spesso non si manifesta alcun sintomo fino a che il blocco non evolve a uno stadio grave o potenzialmente fatale. Uno dei primi sintomi può essere la sensazione che il cuore sia sottoposto a uno sforzo maggiore del solito, ad esempio durante l’esercizio fisico. Questi sintomi, tuttavia, possono manifestarsi anche durante il riposo o quando non si è impegnati in alcuna attività.

I sintomi caratterizzanti le coronaropatie variano da persona a persona, ma includono generalmente:

  • fastidio o dolore al petto (angina);
  • sensazione di “fame d’aria” (dispnea);
  • senso estremo di stanchezza con l’attività fisica;
  • gonfiore ai piedi;
  • dolore alla spalla o al braccio;
  • un dolore al petto atipico nelle donne, che può essere fugace o acuto e localizzato nell’addome, sulla schiena o nel braccio.

In una certa misura, rispetto agli uomini, le donne mostrano una maggiore predisposizione a manifestare altri segnali di allarme riconducibili all’infarto cardiaco, tra cui nausea e dolore alla schiena o alla mascella. Talvolta, tuttavia, l’evento non si accompagna ad alcun segno o sintomo evidente.

Se si crede di avere riconosciuto i sintomi di una coronaropatia, è bene rivolgersi al proprio medico. Se si ritiene che possa essere in corso un attacco cardiaco, è fondamentale cercare assistenza medica immediata.

Aterosclerosi: diagnosi

In presenza di sintomi suggestivi di ostruzione arteriosa, si sottopone il paziente a test volti a verificare la sede e l’entità dell’ostruzione. In base all’organo apparentemente coinvolto, si eseguono accertamenti diversi. Per esempio, in caso di sospetta ostruzione di un’arteria nel cuore, si eseguono un’elettrocardiografia (ECG), esami del sangue per la rilevazione di sostanze (marker cardiaci) che indichino una lesione a danno del cuore e, a volte, test da sforzo o cateterismo cardiaco.

I soggetti con arterie aterosclerotiche in un organo spesso presentano aterosclerosi in altre arterie. Pertanto, al riscontro di un’ostruzione aterosclerotica in un’arteria, per esempio, nell’arto inferiore, generalmente si svolgono una serie di accertamenti volti a verificare eventuale ostruzione in altre arterie, come quelle cardiache.
Nei pazienti con ostruzione aterosclerotica si valutano anche certi fattori di rischio. Per esempio, si misurano i livelli di glucosio, colesterolo e trigliceridi nel sangue a digiuno. Queste analisi si svolgono anche nell’ambito della valutazione annuale di routine in pazienti adulti.

Poiché alcune placche nelle arterie sono associate a maggiori probabilità di frammentarsi e indurre la formazione di un coagulo rispetto ad altre, in alcuni casi, si eseguono test per verificare l’eventuale presenza di tali placche pericolose. Nessun esame è conclusivo, ma oggi trovano impiego l’angiografia con tomografia computerizzata (TC), l’ecografia endovascolare (che usa una sonda a ultrasuoni sulla punta del catetere posizionato all’interno di un’arteria) in corso di cateterismo cardiaco, l’angiografia coronaria e una serie di altri test per immagini e analisi del sangue.

Aterosclerosi: trattamento

Il trattamento curativo dell’arteriosclerosi comporta innanzitutto la correzione dello stile di vita (dieta ipocalorica e ipolipidica a basso contenuto di acidi grassi saturi, esercizio fisico, stop al fumo), e il trattamento farmacologico dei concomitanti fattori di rischio cardiovascolare quali l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito. In alcuni casi, quando previsto dalle linee guida, cioè in prevenzione secondaria e in prevenzione primaria in soggetti a elevato rischio cardiovascolare, si può ricorrere a farmaci che interagiscono con il metabolismo del colesterolo, quali le statine, oppure i fenofibrati, inibitori dell’assorbimento del colesterolo.

In casi particolari, è possibile trattare le lesioni aterosclerotiche in modo invasivo con alcune tecniche chirurgiche. Ovvero l’angioplastica che impianta particolari dispositivi (stent), utili a mantenere dilatato il lume del vaso nel tempo; il bypass che sfrutta un vaso sanguigno prelevato da un’altra zona dell’organismo o impianta un tubicino sintetico per consentire al sangue di aggirare l’arteria e continuare a fluire. Ancora, in caso di trombo, è possibile attuare una terapia che consiste nell’iniettare un farmaco anticoagulante nel tratto colpito per far dissolvere il trombo e favorire il deflusso del sangue.

Aterosclerosi: prevenzione

La prima cura dell’arteriosclerosi è l’eliminazione dei fattori di rischio ‘modificabili’:

  • Abolizione delfumo: rispetto ai non fumatori, i fumatori hanno un’aspettativa di vita inferiore di 8 anni, un rischio doppio di infarto miocardico acuto e un rischio 10 volte superiore di carcinoma del polmone. Il rischio CV dopo un anno dall’eliminazione del fumo si riduce di circa il 50% e dopo alcuni anni diviene simile a quello dei non fumatori;
  • Corretta alimentazione: regolare consumo di pesce (almeno due volte a settimana), frutta, verdura e legumi; limitato consumo di dolci, alcol e grassi, sostituendo i grassi saturi (carne, insaccati, latte intero, burro, formaggio, uova) con quelli polinsaturi (pesce, oli vegetali non tropicali) e monoinsaturi (olio di oliva); basso consumo di sale da cucina (≤ 5g/die); limitato consumo di caffè;
  • Regolare attività fisica: almeno 30 minuti di cammino a passo veloce al giorno; salire le scale a piedi.
  • Controllo del peso: dimagrire in caso di obesità (indice di massa corporea o IMC ≥30 Kg/m2) o sovrappeso (IMC ≥25,0-29,9 Kg/m2).
  • Imparare a gestire lo stress: praticare, laddove necessario, tecniche di gestione dello stress, quali il rilassamento e la respirazione profonda.

Aterosclerosi: scelte alternative

Fitoterapia

La tradizione fitoterapica nell’ambito delle malattie cardiovascolari è ricca ed ha proprio come bersaglio privilegiato l’aterosclerosi. Negli ultimi decenni sono state studiate diverse piante officinali allo scopo di contrastare o prevenire le affezioni relative all’apparato circolatorio.

Prime tra tutte le foglie della Ginkgo biloba (acquista su Amazon), una pianta ornamentale dalle origini orientali (giapponese e cinese), considerata un fossile vivente perché è giunta a noi così come è oggi dal periodo del mesozoico (250 milioni di anni fa).

Le foglie della Ginkgo contengono due gruppi di sostanze importantissime: i derivati terpenici (ginkgolidi e bilobalide) e il gruppo dei flavonoidi, dotati di specifica attività sul microcircolo. Precauzioni nell’uso vanno adottate per i soggetti con turbe della coagulazione, per gli epatopatici e in gravidanza.
Fondamentalmente si usa la preparazione in estratto secco standardizzato al 24% in flavonoidi e al 6% in ginkgolidi ed esente da acidi ginkgolici.

Un’altra pianta particolarmente studiata dalla moderna fitoterapia cardiovascolare è certamente il Vaccinium myrtillus, meglio conosciuto come Mirtillo. Il Mirtillo contiene antocianosidi (cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina…), glucosidi e una grande quantità di tannini.

Anche l’aglio è un alimento considerato salva-vita. Non solo infatti è utile a combattere il tumore ai polmoni, ma è stato provato che aiuta anche a far regredire l’accumulo di placca nelle arterie.

Medicina psicosomatica

Dal momento che si ritiene che lo stress acceleri il ritmo con cui si sviluppa l’aterosclerosi, le tecniche di rilassamento terapeutico possono aiutare a prevenire o a ritardare il suo progresso. Una quantità di approcci possono aiutare a rilassarvi, compresi lo yoga, la meditazione, l’immaginazione guidata e il biofeedback.

Vitamina B

Aggiungere della Vitamina B (acquista su Amazon) nel regime alimentare potrebbe proteggere il cuore da complicazioni causate dall’aterosclerosi.  Uno studio randomizzato, pubblicato nel 2005 sulla rivista Atherosclerosis, ha evidenziato come che un semplice supplemento di 2,5 mg di acido folico, 25 mg di vitamina B6, e di 0,5 mg di vitamina B12 per 1 anno possa portare a una significativa riduzione dello spessore delle arterie. Ovviamente, è sempre meglio optare per fonti naturali di acido folico e vitamine del gruppo B.

Melograno

Questo frutto impedisce e inverte l’ispessimento progressivo delle arterie coronarie causate dall’accumulo di materiali grassi.

Altri alimenti

Anche il tè verde, le mele, i pompelmi, l’olio extra vergine d’oliva e l’aceto di mele aiutano ad abbassare il colesterolo. Il consumo quotidiano di olio di pesce aumenta la circolazione sanguigna attraverso le arterie.
L’ananas contiene la bormelina che è una sostanza con proprietà antitrombotiche e previene lo sviluppo delle placche aterosclerotiche.

Aterosclerosi: letture consigliate

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